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Costretto/i a far politica…

15 Dicembre 2010 Nessun commento

Sono/ siamo costretto/i a far politica ogni giorno, anche se non vogliamo, anche se la politica è ora, ma forse da che sono nato, l’attività più bassa, sporca, priva di dignità che esista.

Eppure sono costretto a farlo, ogni giorno, ogni ora…Perchè?

Come perchè?

Faccio politica quando scelgo o non scelgo di fare la differenziata;

faccio politica quando scelgo un prodotto coop, o uno nestlè,

faccio politica se guardo sky o merdaset;

faccio politica se mi assicuro con la Mediolanum, o con la Sai;

faccio politica se ascolto Battiato, o Venditi;

faccio politica se leggo un quotidiano piuttosto che un altro;

faccio politica quando mi siedo davanti ad un programma tv;

faccio politica se voglio vedere mio figlio alla scuola pubblica anzicchè a quella privata;

faccio politica se investo i miei soldi in fondi di investimento;

faccio politica se compro una punto;

faccio politica se accendo il gas;

faccio politica se vado in vacanza a Cuba;

faccio politica se faccio o non faccio figli;

faccio politica se scelgo di non fare politica…

E poi ci sono le mille cose, quelle davvero piccole, minima, che con la politica non c’entrano un cazzo, ma che come Gaber aveva colto meglio di me, vengono cmq inserite in uno schiaramento…(la doccia è di sinistra, il bagno è di destra ecc…).

Ed è tutto così complicato, ogni decisione diventa una scelta, anche l’uso di un termine, di una parola, di un capo di abbigliamento, diventa una scelta politica ed io non lo tollero più…Perchè vorrei che si buttasse il vetro nella campana del vetro perchè è un fatto di civiltà, vorrei che si aiutessero le classi più in difficoltà perchè è un fatto di equità e di solidarietà, che i corrotti andassero in carcere perchè è un fatto di giustizia e non per la destra, la vera destra, la sinistra, il centro sinistra, il sopra il sotto, il 3° polo ed il cazzo che hanno cacato e stracacato….

Non è un paese degno questo, dove tutti siamo allenatori della nazionale, grandi amatori, puttanieri, politici, esperti di motori e dove alla fin fine ognuno nel fare quotidiana politica non fa altro che farsi i cazzi propri, pulendo il cortile sotto casa e sporcando la strada di tutti.

La politica è una cosa spregevole, ma ancor più la violenza cieca di chi vuol distruggere tutto.

Stavolta, più delle altre, non ho risposte, spero solo che scrivere questo post, nel bel mezzo di un precetto di pagamento interrotto sul più “bello”, non sia fare politica, se così fosse mi sentirei ancor più deluso…

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l'Italia ai tempi del savianesimo

23 Novembre 2010 1 commento

 

E’ più forte di noi…Proprio non ci riusciamo ad essere lucidi, imparziali, critici. Noi italiani siamo tifosi, lo siamo anche se si tratta di scegliere tra pasta o pizza, tra gelato o dolce, lo siamo per tradizione, per ottusità, per bisogno di sentirci in qualche modo vivi e parte di un qualcosa di più grande, per uno spirito, stupido, di appartenenza.

E’ così oggi mi sento irritato dai gruppi pro-Saviano quanto da quelli contro-Saviano,  come se ogni cosa, ogni persona, ogni parola, dovessero necessariamente essere incasellati da una parte, o dall’altra.

Le parole di Saviano sono parole, possono piacere, dispiacere, far sognare o far deprimere, ma restano parole e come tali non inquadrabili in uno schema.

Siamo talmente privi di libertà, abbiamo dimenticato da così tanto tempo il concetto reale di libertà, che non riusciamo più a immaginare che qualcuno parli solo per raccontare dei fatti, senza tifare per la pasta, o per la pizza.

Mi fa tristezza vedere i tanti gruppi su facebook per difendere o per attaccare Saviano, Fazio, Pulcinella, o Maradona…Non hanno senso.

Saviano ha il merito di aver puntato una luce su qualcosa che c’era, che c’è e, ahinoi, ci sarà, lo ha fatto dapprima con un libro, poi dai giornali e oggi dalla tv…E ci guadagna…E ci mancherebbe pure. Perchè non dovrebbe guadagnarci? Perchè il mestiere di chi racconta i fatti dovrebbe essere gratuito?

Un ragazzo che lavora al mio studio parlava con un suo collega del fatto che le parole di Saviano per lui sono inattendibili per il fatto che la Rai lo paghi per parlare in tv…Questo discorso mi ha ferito, l’ho trovato deprimente, non tanto nel merito, quanto perchè mette in evidenza l’esistenza di gente con la quale non è possibile instaurare un dialogo, perchè sono tifosi, non persone.

Se la sinistra ha avuto un merito in questi anni, è stato quello di collassare su se stessa, di togliere punti di riferimento al suo popolo, così che oggi chi si definiva di sinistra, non può più acriticamente votare pd e continuare a professarsi comunista, post comunista, ecc…, Deve necessariamente interrogarsi, perchè votare oggi il pd non è facile e non è scontato, specie per chi ci credeva veramente negli ideali della  sinistra di questo paese.

Dall’altro lato hanno creato proselitismo, hanno abusato di slogan e concetti alti, degradandoli a canzoncine e spot pubblicitari.

Saviano non è un profeta, non è un salvatore, è uno che fa quello che fa, per passione, per interesse, per vocazione, non lo so, so che non firmerò una petizione a suo favore, perchè significherebbe ancora una volta deresponsabilizzarci rispetto a quello che lui denuncia e che tanti di noi diciamo di condividere. Questo paese sarà cresciuto quando Saviano ed altri potranno parlare di cose che già tutti sappiamo, magari per essere ormai passate e superate.

Fintanto che serviranno degli eroi da idolatrare o odiare, questo sarà un paese schiavo del fondamentalismo, delle tifoserie, dello spirito che fu ieri dei guelfi e dei ghibellini…

Un paese in continua lotta con se stesso, incapace di vincere, buono solo a sprofondare in nuove profondità.

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C'erano una volta le puttane…

12 Novembre 2010 Nessun commento

 

Spero che nessuno mi dia del moralizzatore se trovo assurde alcune cose…

Mi verrebbe da iniziare come se fosse una favola, se qui non si fosse in presenza di una vera è propria mostruosità…

La favola inizierebbe più o meno così:

“C’era una volta una puttana, vale a dire una che fa sesso a pagamento, poi, grazie ad una scatola magica chiamata tv ed ai tanti fedeli di questa scatola, la puttana dopo il bacio al nano, si trasformò in una escort…”

La favola continuerebbe con lei diventa ricca e famosa e vive felice e contenta nel castello incantato…

Ma questa, come anticipato, non è una favola.

Oddio, per come stanno le cose, la puttana, pardon, escort, forse vivrà felice e contenta e piena di danari, viaggerà in ferrari, mentre noi ce ne andremo in giro con un motorino del 1999, ma la faccenda continua ad essere lontana dall’idea di fiaba che ricordo io….

Venendo alla realtà, ieri la putescort Ruby, (diminutivo di rubacuori e, con tutta probabilità, non solo di quelli), è stata protagonista assoluta di uno dei locali della movida nostrana, è scesa dalla una fiammante ferrari testarossa e accompagnata da un fido amico, ha sfoggiato vestitino e scarpine di alta moda…

Il merito?

Il merito della rubac… è stato di averne rubato uno più prezioso degli altri…Ma non solo, il merito è quello di aver fatto dire palle ad un ufficiale di polizia, di aver fatto scomodare una escort più alta in grado (la Minelli mi pare si chiami) e di aver mandato, stavolta a puttane, non ad escort, anche la pervenza di legalità e uguaglianza in questo paese.

Credere che però fosse tutta colpa sua è da stupidi…

Ruby, come tutti, è un prodotto…

Ma prodotto di chi? Di cosa? Chi è che produce questa merda, questo degrado, questa pochezza?

Fa pena vedere il successo è la ricchezza che avvolgono questi personaggi non appena viene fuori lo schifo che hanno combinato.

Più la fai grosssa, più sarai ricco e felice.

Aspetto il giorno in cui verrà fuori una escort papale….

Nulla di più facile quindi che un giorno una bambina vada dal papà e gli dica: “papà da grande voglio fare la escort…”

A quel punto il padre dovrebbe prendere la bambina e: a) ipotesi A) murarla viva in casa; ipotesi b) racconarle una fiaba che dice; “C’era una volta una puttana, che dopo aver baciato il nano, diventò una ricca escort…Ma poi il nano morì e dopo un pò svanirono i nanetti suoi amici, alla escort cominciarono a cascare le tette e ad ammosciarsi il culo, dopo qualche anno, la escort sola e triste, morì in povertà e sulla lapide qualcuno scrisse: “qui giace una puttana”….

Tutto questo senza offendere in alcun modo la professionalità di tante operatrici del sesso sfruttate e non.

Buona realtà a tutti…

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Ogni anno, di questi tempi..

19 Ottobre 2010 Nessun commento

dedico qualche minuto alla nuova edizione del “Grande Fratello”…Contesto quelli che bollano tutto come un’idiozia, un programma per cerebrolesi ecc…

Di certo non è un programma per intellettuali, nè può definirsi un contenitore culturale, ma…Ma parla dell’Italia, di una certa Italia del la quale, bene o male, volenti o nolenti, si deve e si dovrà tener conto.

E’ così quest’anno abbiamo il figlio del camorrista, l’emigrante al contrario, il “puttano”, il tenebroso, il ricco, il pezzente più qualche caso umano…

Poi oggi apro il sito di libero per entrare nella mia mail e cosa ti leggo? Tragedia delle tragedia: Alessandra  Pierelli, (l’ex corteggiatrice di un altro nome alto del nostro paese: Costantino), dice addio alla tv ed al web!!!!

La cosa è da rimanerci secchi, qualcuno stenterà a crederci e quindi, lungi da me sbattere in faccia una verità sì odiosa, metto un bel link all’articolo http://magazine.libero.it/televisione/generali/la-pierelli-chiude-e-dice-basta-via-dalla-tv-ne12185.phtml

L’Italia è tutta qui? Pare proprio di si, e se così non è, di certo l’Italia è per il 90% televisiva e per un piccolo 10% reale…

Tiene banco il caso Masi, Annozero, Report…La televisione da mezzo diventa scopo…Parla di sè, si parla addosso, si loda e si critica, si finanzia e si sanziona, si venera e si demonizza…

Il “Grande fratello” è forse il minore dei mali, almeno mette in mostra una rassicurante mediocrità, esibisce un gruppo di ragazzotti/e che tutto sommato può definirsi l’equivalente di chi 30 anni fa trovava un posto in banca o alle poste.

Esiste un popolo di precari anche nella scatola magica, questi sono solo quelli che, per il momento, hanno avuto il miglior contratto a progetto, (o a programma?).

Guardare la tv, questa tv, ma in fondo tutta la tv, mi aiuta a fare i conti con quello che siamo diventati, con quello che anche io sono diventato, passivi, passivissimi, con mille programmi davanti, ma tutto sommato tutti uguali, con lo stesso obiettivo: depotenziarci, allontanarci sempre più dalla realtà.

La realtà non si vive più, oggi si vivono i reality, è più comodo, più rilassante e anche più rassicurante, capita addirittura di sentirsi vagamente intelligenti quando si vede uno che, brutto con una merda secca, parla della sua vita da gigolò…

Dicono che gli alieni sono arrivati già tempo tempo fa su questo pianeta, bè se non si sono trattenuti, una ragione dovrà pur esserci…O no?

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Strade senza colore

1 Ottobre 2010 1 commento

Tornavo questa mattina da Santa Maria Capua Vetere…Ero nella mia scatoletta con le ruote, come tanti chiuso dentro, come tanti rintronato dall’autoradio, come tanti bloccato nel traffico. Ho alzato lo sguardo alla ricerca di un pò di cielo nel quale rifuggiarmi, ma ho dovuto faticare parecchio per trovarlo. Niente cielo blu sulle nostre orride città, solo piccoli scorci subito soffocati da troppi palazzi, troppe luci, troppo smog, troppo schifo…

“Quindi”, ho pensato, “niente blu…” Poi ho cercato il verde. Peggio che andar di notte, qualche alberello tisico e qualche palma decapitata, questo è stato tutto il verde che ho trovato, se si esclude quello dei semafori…

Cazzo, nemmeno il verde…” mi sono detto.

Ho quindi cercato qualche altro colore, tipo un giallo, un rosso, un arancione, ma sarà che ero esaurito per via del traffico, sarà che il mio umore in macchina, per giunta di mattina, non è dei migliori, ma non sono riuscito a vedere altro che grigio. Una scala di grigi che nemmeno Ansel Adams si è mai sognato. Tutto così grigio, cattivo e mediocre, tutto così “cittadino”, così “artefatto”, così squallido…

Ho fatti i miei soliti, noiosissimi, pensieri di fuga, cercando con la mente il posto migliore dove correre a ripararmi…Poi sono tornato a casa ed un’amica ha postato sulla mia bacheca facebook un annuncio per la vendita di un casale vicino Gubbio…Nessuna folgorazione, tranquilli, ma di certo averci così, sottomano, l’occasione per stravolgere la propria esistenza, bè è  quanto meno destabilizzante.

E così ho perso ogni voglia di andare a lavorare, me ne sono stato a casa, come me ne sto ora, a guardare film, a mettere un vecchio cd dei rem, solo per il gusto di evocare un tempo lontano, quando i cd si sceglievano e compravano e poi si ascoltavano, non si sentivano…Insomma prima della bulimia degli mp3 e degli ipod…Ma questo è un altro discorso quindi, senza divagare, sono rimasto qui in casa, tra le mie pareti colorate, circondato dalle foto di posti lontani, dopo averne attaccate altre, dopo aver appeso l’immagine di un bimbo boliviano con un aquilone, di un condor che spicca il volo da una roccia, di una zampa di non solo quale uccello, poggiato su uno scoglio della riserva di Paracas, in Perù.

Sono rimasto qui, nella confortevole casetta delle cose già vissute e conosciute, per riposarmi, per stare un pò con me, mentre Serena e Corrado sono fuori, per giocare un pò con i miei sogni/progetti, per recuperare quei colori che le strade e le città magari non avranno più, ma che nella mia testa ci sono, ci sono e come…C’è una festa di colori, che si mescolano, poi si districano, si rifondono, in maniera così perfetta e caotica allo stesso tempo che…Che nemmeno con l’Lsd potrebbe esser meglio…

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E downshift sia…

16 Settembre 2010 Nessun commento

Oggi sono andato allo studio di un amico, la scusa era di portargli una ricerca fatta per lui…In realtà abbiamo preso il caffè, poi è venuta sua figlia ed il nipotino di 3 anni, ho fatto una pallina con dei fogli di carta e dello scotch e abbiamo giocato un pò. Poi siamo scesi a fare due passi e poi a casa…A casa ero e sono da solo, Serena a Corrado sono a pranzo da mia madre, io avevo ed ho bisogno di stare da solo, per mettermi un pochino in ascolto e mi sono ascoltato…Capito sempre più spesso su pagine che parlano di downshift e per quanto l’inglesismo sia insopportabile, non riesco a non ripetermelo in continuazione….

Mi viene da pensare che stamattina, prima di andare dal mio amico, con le operazioni che ho fatto in banca, potrei aver iniziato un percorso a ritroso, verso un vivere più semplice e meno ansioso…Come dire che forse oggi ho iniziato un viaggio in avanti, per tornare indietro nel tempo…

Voglio vivere semplice, voglio che il mio tempo libero non sia “sporcato” dal senso di colpa, voglio leggere cose che davvero mi interessano e non le cazzate di uno che si lamenta perchè gli hanno ammaccato l’auto o perso la valigia.

Voglio che il mio tempo sia davvero mio.

La nascita di Corrado mi ha messo di fronte, in un unico grande momento, ad una verità ovvia, ma enorme: reincarnazioni a parte, HO UNA SOLA VITA! Non voglio passarla tutta a preoccuparmi di arrivare a 2000 euro mensili per pagare automotocellularebenzinaautostrada… Voglio vedere se riesco a fare un passo importante, operare un cambiamento nel mio cervello, perchè è lì che tutto inizia, è lì che parte il “downshift”…

Ma ci vuole anche tanta pianificazione, una compagna che non ti creda pazzo e magari qualche amico che è solleticato dall’idea di scalare anche lui di marcia…

Obiezione che mi si potrebbe fare: “in genere il downshift lo fanno quelli che hanno lavorato come matti, conquistato prestigio e ricchezza ed ora sono a pezzi e devono tornare ad una vita normale”. E’ vero, io non mi sono mai sbattuto più di tanto e ho tempo per fare le mie cazzate, tra cui scrivere su questo blog, mentre altri lavorano, ma ciònonostante avverto che questa vita, questo modo di vivere e attraversare il tempo, non sono normali. La mia normalità è un’altra, o forse è solo cambiato ciò che oggi per me è normale.

Ho parlato con il mio cugino titolare di studio per cercare di capire che prospettive ho, che cosa c’è nel breve, medio e lungo periodo…Ci siamo scontrati e forse un pò capiti, ma ciò che più conta, ho compreso che, al di là delle parole, per me non c’è altro di quello che vedo oggi, una quotidianeità scontata ed a volte banale ed un ambiente lavorativo demotivante…Basterebbe cambiare ambiente? Non credo proprio…La verità è che io non voglio fare un cazzo. Lo dico senza vergogna, anzi lo ribadisco. Io non voglio fare un cazzo.

Riesco solo a pensare ad un tipo sulla spiaggia di Lipari, ritinteggiava un pattino, era sereno, a me così sembrava, nessun assegno, per quanto “corposo”, mi ha mai reso così sereno.

Ecco, io tradurrei “downshift”, in “ricerca della serenità”…

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Riflessioni su di un viaggio non fatto

4 Settembre 2010 Nessun commento

Come detto quest’estate niente “viaggione”, ma ho studiato un pò i viaggi degli altri, quegli altri che come me fino all’anno scorso hanno scelto mete un pò meno “convenzionali”…

Ho letto i commenti, visto le foto con i loro visi accanto a ad altri visi, quelli così genuini, così spontanei, così naturali da sembrare di un altro mondo.

Ho visto come quei miei amici erano tutti uguali a me nei miei viaggi. Tutti con la macchina fotografica, con il bermudino multitasche, con il capello studiatamente arruffato, con il tatuaggio standard da 3o enne borghese, ma sinistroide…

Tutti chinati a stringere la mano ad un bambino sorridente, possibilmente in una strada desolata di una terra che muore di sete e di fame…

E poi giù a raccontare come quelli laggiù, di quelle terre lontane avevavano ed hanno il sorriso stampato in viso nonostante tutto, di come quelli laggiù siano puliti e pronti a tenderti la mano e non perchè tu sei occidentale e con una mancia potresti svoltargli il mese se non l’anno, ma perchè sono così…Vai a crederci poi…

E tutto questo ha scatenato una feroce autocritica perchè ho viaggiato anche io in quei luoghi, e forse in alcuni ci tornerò ed altri nuovi li vedrò, sempre con quell’atteggiamento del cazzo dell’ occidentale che va a sciacquare gli abiti firmati in qualche fiume sacro, come  a voler espiare qualche senso di colpa per l’avere comunque tanto e di più di “quelli laggiù”.

Mi chiedo se non è poi patetico questo tipo di turismo, con foto tutte banali ed uguali, (le mie per prime), con i racconti tutti uguali ( i miei per primi).

Un mese in India, in Africa, in medio oriente e poi a raccontare come sia stato meraviglioso viaggiare in un treno pieno di blatte, di come sia stato incredibile avere fame per 20 minuti della propria vita, di come tutti ci venivano incontro sorridenti solo per gentilezza ed amore del prossimo e non per il nostro fisico a banconota.

E siamo gli stessi che poi a metà settembre bestemmiano per il ritardo di 20 minuti di trenitalia, per l’errore del cameriere in trattoria nel prendere l’ordinazione, o per lo sgarbo dell’addetto delle poste.

C’è un’ipocrisia di fondo in me, prima che negli altri che oggi, oggi che non torno da nessun viaggio, sento l’esigenza quanto meno di denunciare, sperando di imparare un giorno davvero a viaggiare, entrando in contatto con le persone per quello che sono e non per le differenze che trovo in esse perchè quelle stesse differenze a volte le si odia, altre le si ama, dipende dalla stagione…:)

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Terapia viaggio…

25 Agosto 2010 3 commenti

Come spesso accade i ragionamenti sulle cose si fanno quando queste cose sono, per qualche ragione, venute a mancare. Diciamo che vale anche e forse di più per le persone, ma in questa sede non c’entra quindi lasciamo perdere…

Quest’estate come ho già detto in precedenza niente viaggio, solo Ischia, per lo più in casa, per rispettare i tempi e le necessità di Corrado, gran quantità di appiccichi con Serena e problemini di salute vari…

E’ da tanto che l’estate non mi vede andar via lontano, alla ricerca di visi e atmosfere diverse e, anche solo per questo, migliori.

Il viaggio era ed è per me qualcosa di terapeutico, senza mi sentirei e mi sento perso, mi sento come un’auto che andata a riserva non ha fatto benzina e appresta ad affrontare una nuova strada, per giunta in salita, la strada dell’inverno.

Ecco, con il viaggio io mi ricarico sia nel viverlo, sia nel ricordarlo, nel ripercorrerlo con la memoria, magari riguardando qualche foto…Non è semplice voglia di lamentarsi, (quella ce l’ho di default), bensì un bisogno di capire come fare a riprendersi una cosa tanto importante e, se vogliamo, vitale per la mia, come dire? Sanità mentale…

Mi sento proprio di fottere qui, su quest’isola che avrà pure mille cose belle, ma che è troppo simile a casa ed io a casa, non mi sento a casa…Chiaro no?

Tra una settimana o giù di lì riprendere il solito tram tram, le ansie, le liti, le scadenze e senza il ricordo di qualcosa di vero, di genuino, come un viaggio, corro il rischio di pensare che la vita, la vera vita, sia quella invernale…

Sia chiaro, non penso che tutto si concentri nell’estate, anche d’inverno e nelle altre stagioni si vivono momenti belli, intensi, degni di essere vissuti, l’estate ha un senso in più solo perché è l’unico periodo in cui posso evadere per un mese da una normalità che mi sta stretta, forse perché non mi ci sono saputo adattare.

In questo periodo si fa un gran parlare di downshift, mi pare si scriva così, quella “scelta-tendenza” fatta da chi decide di non lavorare più, di campare con quel poco o tanto che ha messo da parte, facendo delle rinunce anche importanti, specie in termini di consumi, ma in fondo riprendendosi, o almeno provandoci, il tempo per vivere e fare cose più serie che non accumulare cose e danari che poi magari non si avrà il tempo di spendere.

Ci penso ma so che non ne sarei capace, non ora, forse a 50 anni, ma sempre se sarò stato in grado di mettere da parte qualcosa per non stare con le pacche nell’acqua, anche perché il passo tra uomo libero dal lavoro e barbone, può essere assai sottile.

Comunque tempo l’autunno che verrà, le scorte di emozioni e colori sono esaurite e non so come affronterò il lavoro…

Vi prego di non dirmi, anche se lo pensate che ho vissuto una cosa più grande e importante: la nascita di mio figlio, perché lo so che è superiore a tutto, ma come ho detto nel posto di qualche giorno fa è anche fonte di tante nuove preoccupazioni.

E si, lo so che sono sul negativo andante, ma sarà pure un mio diritto dirlo in questa merda di blog?????

Mi manca l’India, mi manca il Perù, mi mancano gli aeroporti, lo zaino, il passaporto con un nuovo visto, mi mancano i tassisti dell’altro capo del mondo, mi manca la strada nuova sotto i piedi vecchi…

Sono cose che torneranno, lo so, le farò tornare…

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Benvenuto

23 Agosto 2010 1 commento

Thailandia, Messico, Nepal, Peru’, Bolivia, India…Poi un figlio, poi Corrado, Ischia, le cose, quelle piccole, più delle grandi, che sono già cambiate: prendere l’auto, attendere che finisca la poppata, passare le notti sveglio ad attendere che si plachi un pianto,  rimanere fermo, immobile per ore, solo perché il piccolo si è addormentato sulla mia pancia…

E poi nemmeno mi rendo conto di cosa sta succedendo, di cosa è già accaduto, di quanto sia mutato il quadro, di quanto il concetto di libertà sia cambiato e di come stia ora a me, capire se si è irrimediabilmente ristretto, o se si è solo trasformato.

“Cambia tutto”, dicono, ed in effetti l’impressione è che sia proprio così. Cambia il rapporto  con gli altri per i quali diventi il padre di tuo figlio, prima ancora che un individuo; cambia il rapporto con la tua compagna, moglie, fidanzata o quello che è che si trasforma in una latteria ambulante dalle forme molto poco interessanti, e ti ritrovi a guardare le 20enni sognando mondi lontani, stile “l’ultimo bacio“; cambia il modo in cui guardi al tempo, alle distanze, ai soldi, ai sogni, alle tue paure, ai tuoi disagi. Ti ritrovi con strani sensi di colpa legati ad ogni tuo difetto, come se la paternità ti obbligasse ad una perfezione che però sai di non possedere, e che non possiederai mai. E tutto questo solo perché vorresti essere il migliore degli esempi.

La realtà però ti schiaffeggia non appena il “ chiappariello” viene al mondo.

A me è capitato così, Corrado è stato messo in terapia intensiva, ci hanno fatto temere il peggio ed io mi sono scontrato subito con la paura, l’ansia, l’egoismo, lo smarrimento, la rabbia, tutti sentimenti e sensazioni  che ben conoscevo, ma non legati all’essere padre. E’ stato un po’ come vedere il mondo, lo stesso mondo nel quale ti sei sempre mosso,  con occhiali nuovi, o forse occhi nuovi…

Non è bello è non è brutto diventare padre, non mi sento di ridurre tutto ad un’affermazione valutativa di questo tipo, sarebbe troppo limitante e semplice e forse anche un po’ ipocrita.

Mi viene in mente il messaggio che più mi ha fatto riflettere tra quelli ricevuti, diceva pressappoco così: “ora è tempo di non cercare più riferimenti fuori di te, ora sei tu che devi diventare un punto di riferimento”.

Ecco, da affermazioni di questo tipo nascono le mille paure. Io un punto di riferimento per qualcuno? Per qualcuno che poi non potrà scegliersi un altro padre, o un altro riferimento, almeno non subito…Che immensa responsabilità, che senso di inadeguatezza.

Ora più che mai sono in collera con la mia collera, sono debole di fronte alle mie debolezze, sono triste a causa della mia tristezza, smarrito dentro il mio senso di smarrimento. Ora più che mai mi scontro con i miei limiti, con la mia inconcludenza, con le mie scelte sbagliate, con la mia latente infelicità, con le mie paure di sempre, anche di cose piccole. Ora più che mai mi sento solo.

Mi sono sempre immaginato padre; padre presente, pieno di parole e consigli saggi, attento e pieno di forze per sostenere mio figlio, ed invece ora, dopo soli 24 giorni mi trovo fragile, spaurito, titubante, insicuro, pieno di domande che forse non dovrei nemmeno pormi.

Guardo Corrado nella culla emi viene da dirgli “cazzo sei stato proprio sfortunato a trovarti un padre che non sa amare come si deve, che sogna sempre mondi alternativi, che prima di dormire si domanda un giorno si e l’altro pure, come sarebbe andare via e girare il mondo e poi al mattino fa fatica ad affrontare una fila in Tribunale”.

Mi verrebbe da dirgli che mi dispiace che sia proprio io suo padre, vorrei chiedergli scusa per gli errori che commetterò…

Mi sento inadeguato, tutta la sicurezza che avevo prima è sparita in un attimo, non ce n’è più traccia.

E lontani mi sembrano pure gli amici, i famigliari, le persone che in qualche modo abitavano la mia vita di prima.

Non sono il primo e non sarò l’ultimo a diventare genitore, ma per chi come me è da sempre abituato a interrogarsi anche sulle fasi lunari, questo non può che essere un passaggio complicato.

Che Federico ero? Che Federico sono? Che Federico sarò? Riuscirò a coltivarmi per dare di più, a cercare nuova musica, nuovi stimoli, a curare vecchie passioni, a crearne di nuove? O mi “siederò” come fanno in tanti, preoccupato solo di donare benessere materiale, trascurando tutto il resto, e facendo correre il tempo, senza viverlo?

Non ero pronto, non lo sono nemmeno ora, non lo sarei stato mai, ecco perché in fondo credo che Corrado sia arrivato al momento giusto, proprio al centro delle mie confusioni, nella metà esatta del cammino tra il ragazzino che ero e l’uomo che sarò.

La radio passa “My way” di Frank Sinatra, spero di poter vivere anche io tante cose, così da donarle a mio figlio, sotto forma di esperienze condivise, o di racconti, non importa, ciò che conta è che anche io trovi un “mio modo”, una “mia via” per amarlo, seguirlo, stargli vicino e fare meno errori possibili.

Ischia non è un buon posto dove fare questi pensieri, è per me un luogo troppo piatto, troppo uguale a se stesso, troppo noioso, tutti difetti che temo possano colpirmi, se già non l’hanno fatto.

Benvenuto Corrado il tenero, tuo padre e le sue mille paure, sono qui per te.

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Scevvolì

3 Agosto 2010 8 commenti

“Scevvolì” è un termine inventato da mio cognato ed è l’unica parola che in questo momento riesco ad associare a mio figlio.

Già, mio figlio….E’ nato il 30 luglio, dopo un travaglio brevissimo, con un parto semplice e rapido cui ho assistito con emozione.

Sarebbe stato tutto perfetto se una simpatica pediatra non ci avesse terrorizzato dicendoci che il bambino sarebbe stato spostato in terapia intensiva per un problema di respirazione.

Le notizie si sono succedute in modo concitato e noi siamo passati dal paradiso all’inferno in poche ore…Anzi pochi minuti.

Poi le cose piano piano si sono messe a posto, Corrado è stato spostato in subintensiva, dove si trova tutt’ora e, se tutti gli accertamenti ancora a farsi andranno bene, potrà venire a casa giovedì.

Dicevo dello “scevvolì”, che cosa significa?

“Scevvolì” è un modo di essere, è un’unità di misura della tenerezza, delle dolcezza, della morbidezza dei bambini e, se penso a Corrado, non posso non pensare che in lui lo scevvolì è grande, anzi come direbbe il maestro Yoda “grande è lo scevvolì in te, mio giovane Corrado”.

Non riesco davvero a dire niente di sensato, ho solo il bisogno, fisico direi, di accostarmi al viso di Corrado e di respirare il suo respiro, di baciare il suo viso, di dare dolcezza e amore ad ogni angolo del suo cuore e del suo corpo.

E’ un amore così improvviso e così grande che lascia senza forze, come se tutte le energie fossero concentrate in un’unica direzione, ma non devo compiere l’errore di trascurare la mia compagna, la donna che con forza, presenza, sicurezza e amore ha portato avanti questa gravidanza e questo parto e  che ora, ha già iniziato a crescere il suo piccolo principe.

Ora ho solo voglia di sentirmi dire che è tutto ok, che è tutto passato, che Corrado è pronto per tornare a casa, per crescere, per imparare a sorridere, a ridere, a giocare, a parlare, a sognare…

Non so che genitore sarò, ho paura a pensare a quando saremo lui ed io da soli, ma so che è mio figlio, lo sento nel profondo del mio cuore, in un luogo che non conoscevo nemmeno, forse perchè chiuso a chiave, in attesa di essere aperto da questo piccolo principe dello “scevvolì”.

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