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ci sarà un giorno

18 Aprile 2017 Nessun commento

che credo non lontano, in cui l’umanità verrà condannata per crimini contro l’umanità.

Quel giorno nessuno potrà giudicare e dunque tutti andranno assolti e l’ingiusta assoluzione sarà crimine ancora peggiore.

 

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Napoli, città di camorria…Ed un sacco di turisti.

9 Aprile 2017 Nessun commento

Napoli è piena di turisti ed al contempo è fermamente in mano alla mentalità camorristica ed alla gran parte della sua popolazione che è, innegabilmente, gente priva di senso civico.

Che se ste cose le dice un leghista tutti ad impazzire, ma se a dirle è uno di noi, che in questo luogo ci abita da 40 anni, un fondo di verità ci sarà pure, no?

Piccoli esempio da uomo della strada:

1) lunedì mattina, ore 8, due loschi figuri, ipertatuati, impartiscono indicazioni e minacce al tizio di colore che chiede l’elemosina nei pressi delle scale dei salesiani.

2) domenica ore 13, Santa Lucia in mano ai parcheggiatori abusivi, macchine dappertutto, sui marciapiedi, sulle strisce, alle fermate dei bus…A due passi dalla prefettura, con fiumane di turisti che passano, ammirano la bellezza del golfo e fanno pensare che in fondo tutto va bene…

3) piazza triste e trento. Domenica ore 12, una famiglia con lui alla guida dello scooter, con il casco, in mezzo due bambini ed una specie non identificata dietro ai bimbi, forse la madre, tutti senza casco. Passano davanti ai due vigili che “presidiano” la piazza. Uno dei vigili allunga la mano come a dire “ma tu guard a chist”, come farebbe un me stesso qualunque, sono tentato di ricordargli che lui però fa parte di una strana entità chiamata “Polizia Municipale”, ma ci stanno troppi turisti e penso che questa è una grande città.

4) ore 16.30 pignasecca, il mercato a quell’ora è chiuso, tutto diventa un parcheggio. E qui non ci sono nemmeno i turisti, quindi non so cosa pensare…

Insomma, Napoli è davvero un inno alla illegalità, me lo confermano anche i due distinti signori che qualche giorno fa, nello spogliatoio della palestra, si rammaricavano dei sequestri al clan contini, ristoranti, locali, agenzie immobiliari ecc.

“Così però si ferma l’economia” diceva uno.

“e certo, un sacco di gente in mezzo alla strada” rafforzava l’altro.

Io in silenzio pensavo a questi Machiavelli in chiave partenopea ad al loro “il fine giustifica la camorria”.

Napoli è una citta perduta, in paese arretrato in un mondo allo sbando.

Buona domenica al cazzo.

http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/chiatamone_parcheggiatori_abusivi_domenica-2370989.html

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caro Facebook, tra me e te…

7 Aprile 2017 Nessun commento

Considerato che Facebook è  l’essere “inumano” con il quale trascorro più tempo da anni a questa parte, è giusto che io mi rivolga a lui in modo diretto, quindi…

Quindi caro Fb, ti lascio,

no, forse non ti lascio, forse è una pausa di riflessione.

Devo capire. Capire qualcosa di più di me, di te, del nostro rapporto.

Non sei tu, credimi, sono io…No, no, devo essere sincero, sei in gran parte pure tu la causa.

Il fato caro fb è che tu hai iniziato illudendomi di  avere una rete di contatti più ampia, più gioiosa e poi alla fine che hai fatto?

Mi hai mostrato la “quota merda” che c’è in ciascuno di noi.

Sia chiaro, la “quota merda” c’è, c’era e ci sarà sempre, fb o non fb, ma tu me l’hai sbattuta in faccia.

E’ come se improvvisamente tutti quelli che normalmente si masturbano nella propria intimità, iniziassero a farlo per strada.

E’ un fatto naturale, ma non è naturale farlo in piazza.

Tu, caro fb, hai messo in piazza tutto, ma proprio tutto e noi, cazzoni e cazzone., (vedi, ora su fb al mio “cazzone”, qualcuno mi avrebbe accusato di sessismo perchè per definire delle dementi come me ho usato il nome dell’ organo maschile), noi ci siamo fatti ingannare, abbiamo iniziato con il contattare i compagni di classe delle medie e siamo poi arrivati a postare  le foto dei  bimbi che muoiono a causa del gas nervino.

Per tutto però abbiamo trovato una giustificazione nobile: “il mondo deve sapere”, “se non si mostra cosa accade nessuno farà nulla” e via di lì.

Questa singolare, ma diffusa teoria, teorizza, (altrimenti che teoria sarebbe), che ciò che non è mostrato e condiviso in realtà non esista.

Ne traggo dunque il convincimento che da 2 giorni io non esisto…

Epperò, sebbene da 2 giorni io non esista, mi sento abbastanza vivo, ho la mia solita dermatite, la mia consueta ossessione per la pancia di troppo, e mi faccio le mie consuete litigate con Serena (ok, quest’ultima cosa non conta, quelle riuscirei a farmele anche se non esistessi davvero).

Insomma caro fb, ho dovuto fermarmi un pò. Stava diventando un lavoro, sentivo di avere un pubblico, piccolo ma ce l’avevo, e la cosa sorprendente sai qual era?

Quelli che mi “seguivano” erano prevalentemente persone con le quali credo di non aver mai preso più di un caffè e talvolta manco quello…

Quelli che mi conoscono davvero credo abbiano solo peggiorato l’opinione che avevano di me e lo stesso è successo a me con loro. Per il discorso della “quota merda” di cui sopra.

Perchè è normale, su fb siamo tutti mezzi nudi, nel senso che nonostante siamo sotto gli occhi di tutti, tendiamo a spogliarci di tante sovrastrutture, o di caricarcene addosso talmente tante da fornire comunque una indicazione preziosa sulle nostre paranoie, fobie, ossessioni, manie…

A volte penso anche che fb ci stia privando dei ricordi: i ricordi delle persone che conoscevamo e che poi magari nel corso della vita abbiamo perso di vista.

Un esempio? C’era un tizio che alle medie menavo sempre, all’epoca lui se lo meritava ed io ero più stronzo di ora, e poi erano botte da ragazzini pesci. Lo ribecco dopo 20 anni su fb e lui è proprio un bravo ragazzo, mi chiede l’amicizia 10 volte ed io gliela nego.

Perchè? Perchè lo odio?

Tutt’altro, perchè mi mette di fronte a quanto sono stato una chiavica da ragazzino.

Senza di te, caro fb, avrei  avuto solo un ricordo. Avrei continuato a ricordarlo  come uno stronzetto di atteggiato che a 12 sbatteva in faccia a tutti noi i suoi ray ban a goccia mentre io andavo in giro con marchi contraffatti rimediati da mia madre non so dove… (e dai mamma, la cintura “El Carro…”, manco lo sforzo di vedere come si scrive…).

E poi la stanchezza: ogni giorno dove “je suis” essere qualcosa o qualcuno, doversi indignare, dover leggere Saviano e Gremellini e peggio ancora, vedere che persone a cui vuoi bene, condividono ed esaltano sti due…

L’ultima: caro fb, più degli sms negli anni 90, hai ridotto il pensiero a meno 50 caratteri o giù di lì. 50 caratteri buoni per far tutto, per mostrarsi in qualsiasi modo, la fine prematura del pensiero logico e approfondito.

Potrei dirne a migliaia, potrei elencare infiniti motivi per prendere le distanze da te, ma mentirei a me stesso se non dicessi che mi manchi, che mi sento solo, che mi sento come se mi avessero messo sulla navicella con la Cristoforetti, (dio me ne scansi, non fosse altro per i collegamenti con Fazio pure mentre caco).

Mi sento perduto, però so anche che è il mio modo per tornare più umano, nel senso di tornare carne ed ossa, di costruire quel mezzo rapporto che ho con l’altro sulla base di un contatto reale.

Però è tosta, a volte vado sulla barra degli indirizzi e mi viene da cercarti, mi chiedo se manco ai miei contatti, se l’assenza del mio sarcasmo ti rende più noioso.

Mi resta il blog.

Il blog diciamocela tutta, oggi è davvero da sfigati, ma sfigati veri, non sfigati che invece sono hipster con i barboni fighi, o nerds  che cambiano il mondo con un pc. Il blog è come girare per strada con una Fiat Uno, ha del patetico.

Però chissene, me lo tengo stretto, mi tengo stretto i miei 7 lettori disaffezionati.

Vabbè, sono stato patetico, ma scriverti, caro fb è un modo per sentirmi ancora con te.

Ora ti saluto, si è fatta una certa.

Mi raccomando, non essere triste per me e domani non svegliarti con un “Je suis Federì”.

 

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5 Aprile 2017 Nessun commento

Un tempo c’era gente che teorizzava la superiorità della razza. Folli.

Oggi c’è gente che teorizza, anzi applica, la superiorità delle economie e degli esseri umani che ne sono dentro, su quelli che invece ne sono esclusi.

Chi muove l’economia è umanità di serie A, chi si limita a vivere è umanità di serie B, e quest’ultima può essere massacrata alla bisogna.

E non conta più se sono bambini, donne, anziani, invalidi, uomini…. Sono banconote di poco peso, di scarso valore.

I bambini siriani, quelli sopravvissuti intendo, un giorno vorranno vendetta, è naturale. Vorranno vedere i mostri che li hanno massacrati patire il loro stesso dolore.

Quel giorno li chiameremo terroristi, perchè sarà rassicurante per noi bollarli come cattivi.

Ma i cattivi forse siamo noi, o comunque lo siamo anche noi.

Che poi a volte basterebbe pensare in maniera semplice, fare una classifica. Al primo posto le persone, dopo i soldi.

Lo so che per vivere serve l’economia, ma questa che oggi massacra, tortura e stermina non è economia, è mostruosità.

Ed io mi sento impotente.

E provo dolore ogni singolo giorno.

Perchè quando un essere umano perde umanità, diventa un contagio per gli altri, ed io vorrei rimanere umano, vorrei mantenere la mia classifica così come è ora, anche se ingenua, anche se populista, anche se banale.

Foto o non foto, ogni bambino massacrato è mio figlio, ogni donna torturata è mia madre, ogni uomo ucciso è mio fratello, perchè non c’è razza e non c’è nazione, ci sono occhi, braccia, gambe, visi, cuori, uguali, ad ogni latitudine.

Lo dimentichiamo e lo continueremo a dimenticare, ed è questo il dramma più grande.

 

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oggi…

17 Febbraio 2017 Nessun commento

a volte lo becco proprio mentre torno dal Tribunale e lui, un pò chino, sta rientrando in casa. Lo vedo vicino al cancello di ingresso. Mi avvicino senza parlare, fermo il motorino ed aspetto che mi riconosca. Da qualche tempo ci mette un pò di più. Il bacio è giusto per, proviamo pudore entrambi.

Lui è un fautore del “i figli si baciano nel sonno, sennò se ne approfittano”. Io non sono meglio (i miei però li bacio h 24).

Comunque lui non conosce il “come stai?”, “che si dice?”, “che hai fatto?”. Lui conosce i problemi da risolvere, o meglio quelli da affibbiarmi, ed io mi incazzo, ma me li prendo. Tutti.

Oggi ha iniziato con un suo cavallo di battaglia: “dobbiamo fare i conti, dobbiamo regolare le cose tra noi…”.

Ho provato ad arronzarlo, dicendogli che non importa, che è tutto sotto controllo, che non c’è problema, ci ho menato dentro un “non mi devi rompere i coglioni tu e sti soldi”, ma niente.

Alla fine ho sbottato, ho detto che i soldi servono a comprare la mia serenità, che aiutare a pagare una persona che lo assista un pò mi fa essere più tranquillo, che visto che lui non si cura di sè, darò una mano affinchè qualcuno lo faccia al posto suo…

Cazzate.

Avrei dovuto dirgli la sola cosa che mi muove: “lo faccio perchè sei il mio papà, e ti voglio bene”, ma non ho saputo dirlo, e lui non avrebbe saputo ascoltarlo.

E allora vaffanculo, così, per tutte le volte in cui l’amore mi si strozza in gola.

 

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Grazie a Vitiello

8 Febbraio 2017 Nessun commento

Ieri è stata la giornata mondiale contro il bullismo.

Quando ero studente non esistevano i bulli, esistevano le teste di cazzo.

Oggi siamo più bravi: oggi ogni cosa ha un nome, ma pochissime un senso ed un valore.

E con questa frase ho fugato ogni dubbio circa il fatto che sto invecchiando.

Non sarei mai potuto essere un bullo vero, ma una testa di cazzo importante si.

La mia piccola “tana delle tigri” è stata il Casale, una scuola al confine tra due mondi quello dei Marco Parisi la cui madre quando lui, che all’epoca era pazzo vero la faceva incazzare, minacciava di buttare tutti i giochi dalla finestra…Sulla spiaggia (privata), al Tonino Cacace, che viveva affidato a non so quale famiglia e ad 8 anni veniva in classe con il suo bravo coltellino.

Era una scuola bellissime, con insegnanti meravigliosi, ma anche con gente non proprio normale.

Si faceva il tempo pieno, c’era il teatro e mille altre attività.

Un anno facemmo uno spettacolo suonando dei tamburi africani. Ricordo ancora il ritmo.

In quella meravigliosa scuola c’era anche Diego, un bambino con la sindrome di Down.

Di lui si occupava prevalentemente mia madre, all’epoca insegnante di sostegno e parte di quella scuola che tanto ho amato.

Con Diego io ci giocavo, sebbene fosse imprevedibile ed a volte un pò aggressivo, ma non ricordo di aver mai pensato nulla di brutto di lui, ricordo invece tanta tenerezza.

Sono venute poi le medie, lì ho iniziato a peggiorare, insieme ad un altro presi di mira un tipo che all’epoca non tolleravo, gliene facevo di ogni, mazzate incluse. Venni chiamato dal Preside, lui venne bocciato e cambio scuola.

Ancora oggi ho vergogna ad incontrarlo, sebbene lui rida e scherza di quel periodo. Io provo una vergogna profonda ed un senso di impotenza nel non poter tornare indietro e cambiare tutti i pugni e le cattiverie.

Per fortuna al liceo qualcosa è cambiato. Ho continuato ad essere stronzo, a sfottere, a buttare qualche volta qualche pacchero, ma Diego, il bambino di cui sopra, mi era rimasto dentro, mi aveva insegnato una cosa: il debole vero non si tocca e così ricordo che si legò a me tale Fabio Vitiello, personaggio di un’altra epoca, con i suoi abiti di un passato indefinito, la sua discreta bruttezza, la sua assenza di ogni bucchinarità. Io lo sfottevo, ma attento a non superare mai il limite e me lo ritrovavo ogni giorno come vicino di banco.

L’ho cercato molto in giro, non l’ho mai più visto, avrei voluto dirgli che gli ero e gli sono grato, che mi ha dato la possibilità di riscattarmi.

Bisognerebbe davvero capire chi sono i veri deboli, e proteggerli, le prese per il culo riservarle a chi può gestirle, altrimenti si rischia di far del male, e di farsi del male.

A Corrado e Carla cercherò di raccontare la mia piccola storia, di farli essere orgogliosi anche del coefficiente nerds che hanno in corpo perchè quello farà volare le auto, impedirà il disgelo, sconfiggerà l’hiv, farà sorridere un bambino down e soprattutto, li farà addormentare sereni.

 

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“L’allenatore sul divano”, un libro con le pagine.

6 Febbraio 2017 Nessun commento

Ho intervistato Corrado De Rosa quando si stava costruendo un posto al sole dell’antimafia nell’anno 9 d.s. (dopo Saviano).

All’epoca il nostro Corrado era sotto protezione, scriveva, commentava, svelava retroscena, indagava menti criminali, provava a depilarsi con lo stucco e sniffava dolce euchessina.

Poi è passato del tempo.

Tanti passaggi in radio, abbastanza in tv, un paio in taxi e poi?

Poi all’intrasatta mi ritrovo un pdf nella posta elettronica.

Penso ad uno scherzo.

Purtroppo non è uno scherzo.

Questo davvero ha scritto un libro. Un altro.

Il messia, sempre lui, Don Saviano da everywhere, ci chiederebbe se il libro in questione è un libro necessario.

Fughiamo subito i dubbi: No.  “L’allenatore sul divano” questo il titolo dell’ultima produzione dell’amico Corrado, non è un libro necessario, manco per il cazzo.

E’ un libro.

Iniziamo con le cose positive: ha le pagine, sono pure numerate, non ci sono errori.

Le pagine sono bianche, quindi si legge bene il nero dell’inchiostro.

Ah, dimenticavo, non ha sparagnato sulla carta, tra un capitolo e l’altro c’è una pagina tutta bianca. Ci si può scrivere la lista della spese, ricopiare un sudoku, disegnare cazzi (se hai 12 anni).

E poi? Poi mi fermerei qui, ma io ho delle regole ferree, non parlo mai male di uno che magari un giorno impazzisco e me lo trovo nel manicomio criminale in cui mi avranno rinchiuso.

Dunque…

Il libro si lascia leggere, nel senso che non si chiude all’improvviso o si scaraventa al suolo da solo. Scorre.

Mette di fronte, (lo hanno già detto autorevoli cazzari peggio di me), alla Provincia, non solo quella del calcio, ma alla provincia tutta: per le sue abitudini, la sua sonnolenza, i suoi entusiasmi in miniatura, i suoi ritmi a metà tra paese e città che non c’è.

Corrado, con il pretesto  di parlare di una stagione calcistica, (mediocre), ci racconta di strani tipi, di personaggi che in fondo conosciamo tutti ed evitiamo di continuo, trovandoceli poi sempre vicino e ci parla pure di un po’ di cose a caso che evidentemente aveva in corpo ed ha voluto metterci.

E’ un libro leggero, come credo fosse nelle intenzioni dell’autore. E, prendete nota, si può anche essere leggeri una volta ogni 4 anni, tipo Olimpiadi.

Il libro contiene pure un capitolo dal titolo “Inno alla gioia” che per un salernitano, o per un adottivo come sono stato io per qualche anno, è un omaggio doveroso ad un maestro e sarebbe stato un male se non ci fosse stato e se invece non è un omaggio, bè non ditemelo.

La sensazione però è che a volte Corrado parli ai suoi amici e poco a chi non se lo incula proprio, ma commettere piccoli errori è un modo per poter migliorare poi, perché un altro libro lo farà, inutile che ci mettiamo il pensiero.

E poi…E poi “L’allenatore sul divano” profuma di sentenza Bosman, e se non sapete di cosa parlo non andate su wikipedia, ma datevi fuoco.

Mi piace cogliere la nostalgia di un calcio e di un tempo che non ci sono più e che Corrado si illude e ci illude che possano rivivere in provincia.

Io me lo sono letto, ed io del calcio me ne fotto altamente, e sono fatto  risate a denti stretti ricordandomi anche  di quella felpa rossa della Salernitana che un amico mi regalò ed indossai più volte nel centro storico di Napoli rendendomi conto che no, non esisteva alcuna rivalità calcistica tra Salerno e Napoli, altrimenti ora sarei al camposanto.

Dicevo che il libro io l’ho letto, leggetelo pure voi, ma non perché lo consigliano su qualche quotidiano, in qualche radio o perché lo dice un giro di persone, sempre lo stesso, autoreferenziale ed autoalimentato no, leggetelo perché ogni tanto una risata ce la si può fare anche per cazzate e soprattutto fatelo per Corrado, perché lui è uno di quei tipi che se vostro padre ha un’urgenza e deve farsi una risonanza al cervello e vi piantano mille grane, mentre il suddetto padre vede gatti immaginari sull’armadio, lui vi fa la ricetta e questo per me vale i 4 euro del libro….

Ah, ne costa 11,40? Ah, ok, parliamone. Ci penso, poi magari ripasso, ciao.

p.s. Sai qual è la squadra del mio cuore….Si che lo so la Salernitana….

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Saviano Vs De Magistris.

6 Gennaio 2017 Nessun commento

Lo “scontro” tra De Magistris e Saviano può essere utile spunto di riflessione, o essere relegato al solito, inutile battibecco amplificato da media troppo pigri per analizzare le questione e troppo lieti di dover solo riportare virgolettati.

Lo “scontro” tra questi due “primi uomini” è di fatto lo scontro tra due modi di essere napoletani e, se vogliamo, italiani.

C’è l’ipercritico (io appartengo a questa categoria), quello che in qualche modo nel sottolineare tutto il marcio, nel gioire, ma mai a fondo e davvero, sente di espiare un qualche peccato originale perché gioire mentre anche solo un fiore muore è un po’ come essere complici e conniventi.

E poi c’è il “cuorista” quello che di fronte ad ogni guaio, scempio, stortura, brutalità, illegalità, fa richiamo alla responsabilità comune, (di far cosa poi non è dato sapere), ma poi ostenta un sempre valido “dopo di che” e si appello al “si ma abbiamo un grande cuore”.

Il fatto che rende lo scontro tra De Magistris e Saviano così sentito, risiede proprio nella loro capacità di personificare a pieno le due categorie.

Ed è tipicamente italiano il fermarsi in curva, tirare fuori lo striscione, e trasformarsi in ultrà.

L’ultrà vive in un mondo pieno di tepore, un mondo rassicurante, dove la sintesi non esiste, non esiste il dialogo, non esiste il grigio. L’ultrà brandisce la spada della verità.

Ve lo immaginate un ultrà gridare in coro: “Forse andremo oltre il pareggio”, oppure “siamo i tifosi di una tra le squadre più forti del campionato”?

No, l’ultrà, come il Sith, vive di assoluti.

E di assoluti vive Saviano la cui narrazione è statica, compiaciuta, noiosa, morbosa, annoiante e, secondo me annoiata.

Un racconto sempre uguale dove il narratore viene trascinato nel narrato diventando egli protagonista ed è forse è questo che lo rende a miei occhi, ad esempio, così irritante.

Saviano è quell’attore che alla prima del suo film si piazza in piedi davanti allo schermo e fa quasi solo intravedere il girato.

E di assoluto vive De Magistris, la cui politica è quella dell’oppositore dalla sala dei bottoni,  del maestro del captatio benevolentiae, del siamo tutti napoletani, tranne quella considerevole parte dei napoletani che impedisce agli altri di vivere come in un paese ed in una città civili, quelli non esistono e se esistono sono di competenza altrui…

Il Sindaco ha una visione presepiale della città, anacronistica e, giova ripeterlo, beceramente populista.

Non è colpa del Sindaco se a Napoli si spara, questo è chiaro. Diventa anche colpa sua quando il proiettile non solo non viene attenzionato, ma viene vissuto con fastidio, come un molesto intruso nella scena rassicurante del bambinello riscaldato tra il bue, l’asinello, una pizza fritta di Sorbillo e una nave da crociera ormeggiata al molo Beverello.

Dunque mi spaventa lo scontro tra queste due maschere del nostro tempo, perché in quanto maschere ci rappresentano e lo scontro tra queste tipologie umane, tra questi due pensieri non dialoganti, tra due anime innamorate di se stesse ed in alcun modo propense, rende impossibile comprendere la necessità di penetrare l’altrui universo.

Napoli è chiusa in questa morsa ed è morsa che si fa sempre più stretta, dove per sopravvivere sei costretto a vivere in spazi sempre più angusti e dove evitare il contatto con l’illegalità è praticamente impossibile.

Ed è una morsa che si stringe anche quando si procede ad una narrazione sempre uguale, di una città criminale, come quando ad un bambino si dice in continuazione che è monello fino al punto in cui monello lo diventa, non fosse altro per accontentare chi  definisce.

Dovremo avere tutti la maturità di scendere dalle gradinate delle curve, sederci magari sul prato, scambiarci idee, prendere atto che Napoli è città fondata sulla camorra di strada e sulla borghesia criminale, quella che se non spara, comunque non si preoccupa della provenienza dei denari che brama e spesso immeritatamente guadagna e veicola. Ma Napoli è anche una città dove faticosamente si prova a preservare umanità ed umanesimo.

Ecco, Napoli è, come sempre si dice, una contraddizione, ma la contraddizione è anche e soprattutto un incontrarsi di correnti calde e fredde.

Questo auspico, che le correnti dei Saviano vadano incontro alle correnti dei De Magistris ed entrambe spariscano, fondendosi in qualcosa che anche solo da lontano, abbia il sapore di un ragionamento.

 

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L’etica dei pennivendoli.

5 Gennaio 2017 Nessun commento

Come sempre chi esagera sbaglia, ma insomma mica Grillo ha tutti i torti quando si scaglia contro i “giornalisti”…

Lo fa per motivi diversi, io offro il mio.

Oggi il “Libero” del centro sinistra (leggi democrazia cristiana 2.0), “Repubblica”, offre, senza pudore alcuno, la foto di una bambina di 16 mesi morta, con il viso sul terreno.

Qualche mese fa, con finto pudore, il giornaletto, insieme a tutti gli altri, si interrogava, o fingeva di farlo, sulla opportunità di mostrare la foto di un altro bambino, quello ritrovato sulle coste turche.

Oggi un passo è stato fatto, ovviamente in direzione “sprofondo”, la foto viene mostrata, in prima pagina.

Segue poi l’articolo dove il “giornalista” parla del dubbio amletico di carattere etico, pubblicare o non pubblicare la foto, ed alla fine si autoassolve, (e condanna invece la nostra umanità dico io), affermando che  prima ancora che l’etica professionale c’è il dovere di informare e il diritto di conoscere perchè altrimenti non si sensibilizza a dovere l’opinione pubblica…

Motivazione stupida, falsa, sbagliata soprattutto.

E’ come per il dolore, sperimentandolo si alza la soglia e già la foto di questo bambino (anzi bambina), fa meno male di quella del precedente.

Come per gli attentati d’altronde: il primo lascia sgomenti e sconvolge, il secondo spaventa, il terzo fa riflettere, il quarto che dici pizza o panino?

Il genio del “giornalista” conclude poi il magistrale pezzo con una considerazione da tema di 3a media, una roba più o meno così: “se non sapremo affrontare il problema con coraggio e intelligenza la violenza continuerà e non basterà certo a salvarci la commozione di fronte all’immagine di bambini morti….

Bè al buon Roberto Toscano, autore di cotanta carta da culo sprecata, faccio notare a) che nel frattempo l’immagine l’ha sparata in prima pagina anche se non serve; b) non è tanto importante salvare “noi”, ma salvare quei bimbi morti di cui parla c) la sua, e quella di gran parte del giornalismo italiano, non è etica professionale, ma sensazionalismo, gossip macabro. Il giornalismo è altro, è ricerca, anche quando parla di cronaca.

Il giornalista è quello che sa cosa raccontare, ma soprattutto che sa con quale sensibilità raccontarlo.

Di fronte alla foto del prossimo bambino morto, (ne sono morti a migliaia in Siria anche se non fotografati, giusto per ricordarlo), la pancia farà meno male, il cuore si creperà ma non troppo e  sarà segno che l’umanità si è perduta un altro pò.

Ogni volta che un pennivendolo parla di etica professionale, un carattere della olivetti lettera 22 si suicida.

 

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anno 2017, pianeta terra.

1 Gennaio 2017 Nessun commento

Il Papa e Mattarella, età media 150 anni, parlano dei giovani e della loro difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro… Finiamo ed iniziamo bene.

L’Europa, alla quale culturalmente e socialmente la Turchia, fino a solo due anni fa sembrava appartenere con forse più diritto dell’italia, piange le vittime di un altro attentato e tutti a parlare di terrorismo.

Ed invece è guerra, la peggior guerra, quella dove si uccidono civili inermi ed inconsapevoli, ad Aleppo come ad Istanbul, a Nizza, Parigi, Berlino, come a Mosul o Tikrit.

Se non si inizierà a dire ciò che è vero e cioè che è in atto una guerra, allora sarà difficile porvi fine.

Se continueremo con le retorica che noi siamo quelli che si stavano mangiano una pizza quando ecco il pazzo armato…Allora con il cazzo che saremo capaci di rimettere in asse il mondo.

Con questa mistificazione della realtà ci rendono anche impossibile chiedere una tregua, un armistizio, avviare una trattativa di pace, si rende il nemico indefinito,  o meglio si assimilano tutti i nemici ad un unico NEMICO.

Sono l’ultimo ad averlo pensato e magari scritto, ma ogni sopravvissuto di Aleppo, (ad esempio), sarà un nuovo potenziale nemico assetato di vendetta.

E no, a differenza di russi, americani ed europei io non penso che quindi andavano sterminati tutti, penso che se davvero si vuole il gas o il petrolio di un paese, è il caso di chiederlo, contrattarne il prezzo e comprarlo ed invece è la solita mentalità capitalista e colonialista.

Ed insomma il 2017 è già oltre il 2000 che si credeva porta di una nuova era, ed è 5 anni dopo la fine del mondo predicata dai Maya… Quanto cazzo ancora bisogna attendere prima che le cose cambino?

A me manca un sacco il 1988, avevo 12 anni, il mondo faceva schifo uguale, ma mi pareva avesse del potenziale, oggi siamo disumani, post moderni, iperconnessi e disumani.

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