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Stadio Arechi – Tizianone Ferro

13 Luglio 2017 3 commenti

Più che una recensione, sul concerto di Tiziano Ferro ieri a Salerno, vorrei fare qualche piccola considerazione in ordine sparso:

1) Il Comune di Salerno merita il mio plauso, la cosa che più mi angosciava era l’invasione dei parcheggiatori abusivi nei pressi dell’Arechi ed invece una enorme area è stata adibita a parcheggio a solo 1 euro per tutto la serata.

Certo l’area era a 2 km dallo stadio, ma insomma due passi si possono fare, a meno che non sei tra quei circa 1000 proprietari di veicoli che, chi per uallera, chi per un piede rotto, chi per il gomito del tennista, hanno parcheggiato tutto lungo il marciapiedi della  strada che conduce allo stadio.

L’inciviltà è un morbo tipico della nostra terra, non è vero che è una conseguenza di condizioni sfavorevoli, è nostro, anzi loro.

Forse per questo, vedendo con tristezza il Vesuvio bruciare, ho pensato: “ecco, ci sta lavando con il fuoco”.

2) Venendo al concerto, ogni artista ha un suo pubblico particolare. Quello di Tiziano Ferro è un pubblico di shampiste e uomini sconfitti. Ci tengo a precisare che io sono una shampista mancata.

Un pubblico seduto, (per fortuna, altrimenti il vecchio che è in me si sarebbe rovinato la serata),  canterino, ma non troppo, composto, di media allegria, insomma lo stesso che potremmo trovare al concerto di Albano o Massimo Ranieri.

3) Massimo Ranieri: Tiziano Ferro non è altro che un Massimo Ranieri che ha delle basi black, ma nemmeno troppo. Per il resto sono uguali ed uguale è anche l’età secondo me. La vena sulla fronte mi fa sospettare che siano la stessa persona, ma su questo indagherà Voyager.

Unico guizzo del buon Tizianone, il nipote che tutte le nonne vorrebbero, è stato con il pezzo dedicato alla Carrà che a mio modo di vedere celebra il suo coming out. Lì l’ho visto e sentito divertito e divertente.

Ho atteso con ansia che attaccasse anche con “rose rosse per te”, ma è stata attesa vana.

Non è mancata la deprimente ” ‘O surdato ‘nnammurato” cantata dal pubblico.

4) I cellulari. La tizia a fianco a me era un biondina sui 30 anni credo, caschetto improbabile, un metro e 15 cm forse 20 e rapporto compulsivo con il cellulare.

All’inizio la sua frenetica attività sul cellulare mi ha divertito. Prima ha ricevuto un messaggio da tale Alfonso, o Alfredo di Tempocasa che oggi l’aveva incontrata per non solo quale visita ad un appartamento, probabilmente voleva provarci, lei ha risposto con distacco ed ha commentato con l’amica: “ma è troppo piccolo”.

Poi ha preso a messaggiarsi con un tizio che il suo display indicava come “Lelluccio”.

Lelluccio è un tipo geloso mi sa, lei lo ha rassicurato e poi è iniziato il concerto, ma Lelluccio non ci stava e mandava continui messaggi vocali per fortuna coperti dalla musica.

La frequenza di aggiornamento della sua storia su instagram è stata da me cronometrata in non più di 10 secondi.

I suoi occhi non credo siano riusciti a vedere il concerto, ha ripreso incessantemente il concerto, postato video, scritto a Lelluccio e sfogliato la scaletta del concerto on line pronta a richiamare Tizianone in caso di infedeltà al programma.

Alla fine ho chiesto a Serena di cambiare posto, stavo per mandarla a cacare e dirle che Lelluccio si chiava ad un’altra.

5) I brani. Io non amo i concerti. Ho solo un sogno: vedere un concerto di Fossati, peccato che Fossati abbia scelto da qualche anno di non esibirsi mai più dal vivo.

Andare a vedere Tizianone è stato un regalo a Serena ed un omaggio a mia suocera, donna singolare, dai forti odii e per questo da me molto apprezzata. E’ andata via troppo presto, prima di poter imparare ad odiare anche il cantante di Latina. Lo avrebbe fatto a modo suo, tra una sigaretta ed una cotoletta. Ciao Sig.ra Carla.

6) Le foto. Ho fatto poche foto, mi bastavano quelle fatte da tutti quelli attorno a me. Ho pensato che tra video e foto la privacy è ormai solo una finzione.

Ho pensato al tizio di Frascati che magari si è portato la commara al concerto e, senza sapere né come e né perché, è stato sgamato dalla moglie che ha visto la sua foto su Repubblica mentre con la fascia in testa lui e le orecchie di minnie luminose lei, si ammoccava con questa con passione.

E poi…Se l’evoluzione è una teoria scientifica fondata, tra qualche secolo avremo finalmente un braccio più lungo dell’altro, ma lungo tipo 2 metri, adatto a sostituire il selfie stick, anche perché così non si può andare avanti.

7) Le ragazzine di oggi. Siamo andati e tornati dal concerto con una mia quasi nipote ed una sua amica. Le ho trovate tenere, carine, adeguate alla loro età e questo mi ha rincuorato.

All’ andata mi sono tenuto. Al ritorno ho cercato di spiegare loro il senso della vita proponendo nell’ordine:

“C’è tempo “ di Fossati;

“ Il bacio sulla bocca” sempre di Fossati;

“ Mi sono innamorato di Te e Vedrai Vedrai” di Tenco, (e lì ho spinto sull’ acceleratore accennando alla scuola cantautorale genovese), ed un po’ di Pinuccio d’annata, accompagnato dalla scontata affermazione: “Pino Daniele ha fatto solo 4 album”.

Alla fine ho recuperato imponendo: le focaccine dell’esselunga, e poi il pagante a tutto volume.

Alle 2 eravamo in casa io, Serena ed i miei 40 anni.

Come sempre mi sono riproposto che non andrò mai più ad un concerto, per la semplice ragione che è una pratica inutile e per il rispetto della sacra legge che dice : “se c’è qualcosa che puoi vedere o sentire dal divano, non c’è ragione che tu vada fuori casa”.

Stamattina appena sveglio mi ronzava in testa un motivetto, ma non di Tizianone, era: “Pettinero, lo shampoo col DonPero…”

Ho pensato anche ad un abbraccio, sotto le stelle, con un incendio poco distante ed infine mi sono detto io a quel Tizianone lo inviterei a casa a pranzo, una domenica, magari per metterci poi sul divano a guardarci un concerto.

 

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Incenso…

28 Giugno 2017 Nessun commento

In questo cataclisma oggi mi salva l’odore dell’incenso, respirato così, per caso, mentre ero sulla vespa, con lo stomaco ingolfato per vecchie ferite e per brutti incontri, arrabbiato per la troppa rabbia, ansioso di salire su un traghetto per fingere di lasciarmi dietro tutto, almeno per un’ora…

Continuavo a ripetermi che il massimo non è mai abbastanza, che ci sarà sempre qualcuno a dirti che non è abbastanza, che non ti impegni abbastanza, non ti dedichi abbastanza, non ti sacrifichi abbastanza…

E pensavo che il primo dovere ce l’ho verso di me, forse verso i miei figli, ma poi verso di me.

Il mio cuore va rispettato, la mia sensibilità pure.

Ma mentre ero così arrovellato è arrivato un profumo di incenso, dolce eppur penetrante.

Mi ha trascinato in India, nei pressi di un ghat a Varanasi, vicino quella incredibile umanità così caotica, così indisciplinata eppure così armonica, mi ha trascinato dentro di me, in un piccolo comodo nucleo di quiete dove nessuno può raggiungermi, dove nessuno deve raggiungermi.

Vorrei sedere lì, su quella bella scalinata, a vedere la gente immergersi nel fiume per lavarsi, e pensare che lo facciano perché è Mama Ganga.

Ringrazio l’incenso, desidero bruciarne ora, in silenzio, in assenza di tutto e tutti ed in presenza di me, di me che avrei voluto bastarmi ed invece non solo non basto a me, ma non basto mai a chi mi è attorno.

E non è fare la vittima, ma interrogarsi sul rispetto dovuto alla nostra esistenza.

Attendo che parta questo traghetto dal puzzo di piscio e penso ancora all’incenso, ancor di più, chiudo gli occhi guardando l’acqua del fiume, lo vedo scorrere, lo vedo confondersi con la gente, penetrarla, lasciarsi penetrare.

Banale pensare all’India con un qualsiasi hippie in fondo borghese, ma tant’è.

E’ che l’India è un posto del cuore, non è un punto del mondo.

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integrazione, musulmani e napoletani

19 Giugno 2017 Nessun commento

In questo paese non si può dire davvero cosa si pensa.

Quando ci si trova da un lato Grillo e Salvini e dall’altro Renzi e Boldrini, esprimere un pensiero indipendente diventa davvero impossibile.

Per questo lo faccio qui, per sfogarmi.

Il problema integrazione è il problema di questo secolo a mio avviso, i popoli sono in marcia e non li si può fermare.

L’umanità che ne verrà fuori sarà nuova, ma dovrà costruirsi un passo alla volta e poco o niente faranno le leggi da sole.

Quel che penso però è che l’impatto dei musulmani sul nostro tessuto sociale e culturale è davvero fortissimo.

Non altrettanto lo è quello della comunità indiana, cingalese, cinese.

La comunità musulmana ha lo stesso effetto dirompente di una famiglia napoletana quando arriva sulla spiaggia.

Il musulmano è in fondo un napoletano che arriva al mare: piazza l’ombrellone 6×4, caccia frittate, frittatine, sedie, sdraio, anguria, palline, pallone, racchettoni, tavolino, ciambelle, caffè freddo, coca cole….E poi allucca, anche se l’interlocutore è a 30 cm, allucca perchè non comprende che prima di integrarsi ed affermarsi, ci si deve far accettare.

Non credo sia un’eresia sostenere che quando si è nuovi in un posto, si dovrebbe provare a comprenderne le regole, prima di avanzar pretese.

La comunità musulmana è in questo molto aggressiva, forse perchè portatrice di una cultura molto forte, anche numericamente.

E’ovvio che tra questo è sostenere che i musulmani debbano subire e star zitti ci sta un oceano e mezzo, però l’idea che l’integrazione debba passare per step di adattamento è un discorso che io trovo giusto.

Io poi il processo di integrazione lo vorrei anche per i napoletani, quindi lungi da me voler fare della discriminazione.

Dico, e tanto qui nessuno potrà darmi addosso, che un diritto va in parte accordato, in parte conquistato e non tutti i diritti sono uguali.

Il diritto di culto.

Io ad esempio quello faccio fatica a riconoscerlo.

Un popolo così schiavo delle proprie credenze religiose non può e non deve costringere uno Stato laico come dovrebbe essere il nostro a perder tempo, per l’ennesima volta, con una materia a mio avviso stupida come la religione, ( la confessione religiosa intendo).

Il mondo migliorerà quando le religioni verranno messe da parte, ed invece qui si continua a coltivare questa assurda attenzione o per i nostri cazzoni cattolici o per questi 10 cazzoni che si inginocchiano verso la mecca….

Io la integrazione la vorrei nel nome dell’uomo, non nel nome di un dio più o meno simpatico e la vorrei lenta, dove chi arriva cerca di capire dove è arrivato, prima di pretendere che il mondo vada verso di lui.

Parlo a livello socio culturale, il sostegno e l’assistenza quelli li do per scontati.

E soprattutto non parlo di radici cattoliche, delle quali me ne sbatto un bel pò.

Parlo del fatto che non voglio proprio sentire  che una donna non può girare in minigonna mentre un gruppo di musulmani prega perchè li offende….Me ne sbatto il cazzo, si offendessero pure e dopo essersi offesi si interrogassero su cosa li offende, se forse non è più giusto dire che nel loro sistema di valori arcaico, come lo è quello cattolico osservante, una donna deve essere sottomessa e muta ed è in realtà la sua libertà ad offenderli.

Ecco, io ne ho le palle piene.

Che si senta libero ed accolto chi vuole costruire una nuova umanità e non chi vuole trascinarci in un altro medio evo.

Per quello ci bastano i nostri napoletani ed i nostri cattolici.

 

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ci sarà un giorno

18 Aprile 2017 Nessun commento

che credo non lontano, in cui l’umanità verrà condannata per crimini contro l’umanità.

Quel giorno nessuno potrà giudicare e dunque tutti andranno assolti e l’ingiusta assoluzione sarà crimine ancora peggiore.

 

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Napoli, città di camorria…Ed un sacco di turisti.

9 Aprile 2017 Nessun commento

Napoli è piena di turisti ed al contempo è fermamente in mano alla mentalità camorristica ed alla gran parte della sua popolazione che è, innegabilmente, gente priva di senso civico.

Che se ste cose le dice un leghista tutti ad impazzire, ma se a dirle è uno di noi, che in questo luogo ci abita da 40 anni, un fondo di verità ci sarà pure, no?

Piccoli esempio da uomo della strada:

1) lunedì mattina, ore 8, due loschi figuri, ipertatuati, impartiscono indicazioni e minacce al tizio di colore che chiede l’elemosina nei pressi delle scale dei salesiani.

2) domenica ore 13, Santa Lucia in mano ai parcheggiatori abusivi, macchine dappertutto, sui marciapiedi, sulle strisce, alle fermate dei bus…A due passi dalla prefettura, con fiumane di turisti che passano, ammirano la bellezza del golfo e fanno pensare che in fondo tutto va bene…

3) piazza triste e trento. Domenica ore 12, una famiglia con lui alla guida dello scooter, con il casco, in mezzo due bambini ed una specie non identificata dietro ai bimbi, forse la madre, tutti senza casco. Passano davanti ai due vigili che “presidiano” la piazza. Uno dei vigili allunga la mano come a dire “ma tu guard a chist”, come farebbe un me stesso qualunque, sono tentato di ricordargli che lui però fa parte di una strana entità chiamata “Polizia Municipale”, ma ci stanno troppi turisti e penso che questa è una grande città.

4) ore 16.30 pignasecca, il mercato a quell’ora è chiuso, tutto diventa un parcheggio. E qui non ci sono nemmeno i turisti, quindi non so cosa pensare…

Insomma, Napoli è davvero un inno alla illegalità, me lo confermano anche i due distinti signori che qualche giorno fa, nello spogliatoio della palestra, si rammaricavano dei sequestri al clan contini, ristoranti, locali, agenzie immobiliari ecc.

“Così però si ferma l’economia” diceva uno.

“e certo, un sacco di gente in mezzo alla strada” rafforzava l’altro.

Io in silenzio pensavo a questi Machiavelli in chiave partenopea ad al loro “il fine giustifica la camorria”.

Napoli è una citta perduta, in paese arretrato in un mondo allo sbando.

Buona domenica al cazzo.

http://www.ilmattino.it/napoli/cronaca/chiatamone_parcheggiatori_abusivi_domenica-2370989.html

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caro Facebook, tra me e te…

7 Aprile 2017 Nessun commento

Considerato che Facebook è  l’essere “inumano” con il quale trascorro più tempo da anni a questa parte, è giusto che io mi rivolga a lui in modo diretto, quindi…

Quindi caro Fb, ti lascio,

no, forse non ti lascio, forse è una pausa di riflessione.

Devo capire. Capire qualcosa di più di me, di te, del nostro rapporto.

Non sei tu, credimi, sono io…No, no, devo essere sincero, sei in gran parte pure tu la causa.

Il fato caro fb è che tu hai iniziato illudendomi di  avere una rete di contatti più ampia, più gioiosa e poi alla fine che hai fatto?

Mi hai mostrato la “quota merda” che c’è in ciascuno di noi.

Sia chiaro, la “quota merda” c’è, c’era e ci sarà sempre, fb o non fb, ma tu me l’hai sbattuta in faccia.

E’ come se improvvisamente tutti quelli che normalmente si masturbano nella propria intimità, iniziassero a farlo per strada.

E’ un fatto naturale, ma non è naturale farlo in piazza.

Tu, caro fb, hai messo in piazza tutto, ma proprio tutto e noi, cazzoni e cazzone., (vedi, ora su fb al mio “cazzone”, qualcuno mi avrebbe accusato di sessismo perchè per definire delle dementi come me ho usato il nome dell’ organo maschile), noi ci siamo fatti ingannare, abbiamo iniziato con il contattare i compagni di classe delle medie e siamo poi arrivati a postare  le foto dei  bimbi che muoiono a causa del gas nervino.

Per tutto però abbiamo trovato una giustificazione nobile: “il mondo deve sapere”, “se non si mostra cosa accade nessuno farà nulla” e via di lì.

Questa singolare, ma diffusa teoria, teorizza, (altrimenti che teoria sarebbe), che ciò che non è mostrato e condiviso in realtà non esista.

Ne traggo dunque il convincimento che da 2 giorni io non esisto…

Epperò, sebbene da 2 giorni io non esista, mi sento abbastanza vivo, ho la mia solita dermatite, la mia consueta ossessione per la pancia di troppo, e mi faccio le mie consuete litigate con Serena (ok, quest’ultima cosa non conta, quelle riuscirei a farmele anche se non esistessi davvero).

Insomma caro fb, ho dovuto fermarmi un pò. Stava diventando un lavoro, sentivo di avere un pubblico, piccolo ma ce l’avevo, e la cosa sorprendente sai qual era?

Quelli che mi “seguivano” erano prevalentemente persone con le quali credo di non aver mai preso più di un caffè e talvolta manco quello…

Quelli che mi conoscono davvero credo abbiano solo peggiorato l’opinione che avevano di me e lo stesso è successo a me con loro. Per il discorso della “quota merda” di cui sopra.

Perchè è normale, su fb siamo tutti mezzi nudi, nel senso che nonostante siamo sotto gli occhi di tutti, tendiamo a spogliarci di tante sovrastrutture, o di caricarcene addosso talmente tante da fornire comunque una indicazione preziosa sulle nostre paranoie, fobie, ossessioni, manie…

A volte penso anche che fb ci stia privando dei ricordi: i ricordi delle persone che conoscevamo e che poi magari nel corso della vita abbiamo perso di vista.

Un esempio? C’era un tizio che alle medie menavo sempre, all’epoca lui se lo meritava ed io ero più stronzo di ora, e poi erano botte da ragazzini pesci. Lo ribecco dopo 20 anni su fb e lui è proprio un bravo ragazzo, mi chiede l’amicizia 10 volte ed io gliela nego.

Perchè? Perchè lo odio?

Tutt’altro, perchè mi mette di fronte a quanto sono stato una chiavica da ragazzino.

Senza di te, caro fb, avrei  avuto solo un ricordo. Avrei continuato a ricordarlo  come uno stronzetto di atteggiato che a 12 sbatteva in faccia a tutti noi i suoi ray ban a goccia mentre io andavo in giro con marchi contraffatti rimediati da mia madre non so dove… (e dai mamma, la cintura “El Carro…”, manco lo sforzo di vedere come si scrive…).

E poi la stanchezza: ogni giorno dove “je suis” essere qualcosa o qualcuno, doversi indignare, dover leggere Saviano e Gremellini e peggio ancora, vedere che persone a cui vuoi bene, condividono ed esaltano sti due…

L’ultima: caro fb, più degli sms negli anni 90, hai ridotto il pensiero a meno 50 caratteri o giù di lì. 50 caratteri buoni per far tutto, per mostrarsi in qualsiasi modo, la fine prematura del pensiero logico e approfondito.

Potrei dirne a migliaia, potrei elencare infiniti motivi per prendere le distanze da te, ma mentirei a me stesso se non dicessi che mi manchi, che mi sento solo, che mi sento come se mi avessero messo sulla navicella con la Cristoforetti, (dio me ne scansi, non fosse altro per i collegamenti con Fazio pure mentre caco).

Mi sento perduto, però so anche che è il mio modo per tornare più umano, nel senso di tornare carne ed ossa, di costruire quel mezzo rapporto che ho con l’altro sulla base di un contatto reale.

Però è tosta, a volte vado sulla barra degli indirizzi e mi viene da cercarti, mi chiedo se manco ai miei contatti, se l’assenza del mio sarcasmo ti rende più noioso.

Mi resta il blog.

Il blog diciamocela tutta, oggi è davvero da sfigati, ma sfigati veri, non sfigati che invece sono hipster con i barboni fighi, o nerds  che cambiano il mondo con un pc. Il blog è come girare per strada con una Fiat Uno, ha del patetico.

Però chissene, me lo tengo stretto, mi tengo stretto i miei 7 lettori disaffezionati.

Vabbè, sono stato patetico, ma scriverti, caro fb è un modo per sentirmi ancora con te.

Ora ti saluto, si è fatta una certa.

Mi raccomando, non essere triste per me e domani non svegliarti con un “Je suis Federì”.

 

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5 Aprile 2017 Nessun commento

Un tempo c’era gente che teorizzava la superiorità della razza. Folli.

Oggi c’è gente che teorizza, anzi applica, la superiorità delle economie e degli esseri umani che ne sono dentro, su quelli che invece ne sono esclusi.

Chi muove l’economia è umanità di serie A, chi si limita a vivere è umanità di serie B, e quest’ultima può essere massacrata alla bisogna.

E non conta più se sono bambini, donne, anziani, invalidi, uomini…. Sono banconote di poco peso, di scarso valore.

I bambini siriani, quelli sopravvissuti intendo, un giorno vorranno vendetta, è naturale. Vorranno vedere i mostri che li hanno massacrati patire il loro stesso dolore.

Quel giorno li chiameremo terroristi, perchè sarà rassicurante per noi bollarli come cattivi.

Ma i cattivi forse siamo noi, o comunque lo siamo anche noi.

Che poi a volte basterebbe pensare in maniera semplice, fare una classifica. Al primo posto le persone, dopo i soldi.

Lo so che per vivere serve l’economia, ma questa che oggi massacra, tortura e stermina non è economia, è mostruosità.

Ed io mi sento impotente.

E provo dolore ogni singolo giorno.

Perchè quando un essere umano perde umanità, diventa un contagio per gli altri, ed io vorrei rimanere umano, vorrei mantenere la mia classifica così come è ora, anche se ingenua, anche se populista, anche se banale.

Foto o non foto, ogni bambino massacrato è mio figlio, ogni donna torturata è mia madre, ogni uomo ucciso è mio fratello, perchè non c’è razza e non c’è nazione, ci sono occhi, braccia, gambe, visi, cuori, uguali, ad ogni latitudine.

Lo dimentichiamo e lo continueremo a dimenticare, ed è questo il dramma più grande.

 

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oggi…

17 Febbraio 2017 Nessun commento

a volte lo becco proprio mentre torno dal Tribunale e lui, un pò chino, sta rientrando in casa. Lo vedo vicino al cancello di ingresso. Mi avvicino senza parlare, fermo il motorino ed aspetto che mi riconosca. Da qualche tempo ci mette un pò di più. Il bacio è giusto per, proviamo pudore entrambi.

Lui è un fautore del “i figli si baciano nel sonno, sennò se ne approfittano”. Io non sono meglio (i miei però li bacio h 24).

Comunque lui non conosce il “come stai?”, “che si dice?”, “che hai fatto?”. Lui conosce i problemi da risolvere, o meglio quelli da affibbiarmi, ed io mi incazzo, ma me li prendo. Tutti.

Oggi ha iniziato con un suo cavallo di battaglia: “dobbiamo fare i conti, dobbiamo regolare le cose tra noi…”.

Ho provato ad arronzarlo, dicendogli che non importa, che è tutto sotto controllo, che non c’è problema, ci ho menato dentro un “non mi devi rompere i coglioni tu e sti soldi”, ma niente.

Alla fine ho sbottato, ho detto che i soldi servono a comprare la mia serenità, che aiutare a pagare una persona che lo assista un pò mi fa essere più tranquillo, che visto che lui non si cura di sè, darò una mano affinchè qualcuno lo faccia al posto suo…

Cazzate.

Avrei dovuto dirgli la sola cosa che mi muove: “lo faccio perchè sei il mio papà, e ti voglio bene”, ma non ho saputo dirlo, e lui non avrebbe saputo ascoltarlo.

E allora vaffanculo, così, per tutte le volte in cui l’amore mi si strozza in gola.

 

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Grazie a Vitiello

8 Febbraio 2017 Nessun commento

Ieri è stata la giornata mondiale contro il bullismo.

Quando ero studente non esistevano i bulli, esistevano le teste di cazzo.

Oggi siamo più bravi: oggi ogni cosa ha un nome, ma pochissime un senso ed un valore.

E con questa frase ho fugato ogni dubbio circa il fatto che sto invecchiando.

Non sarei mai potuto essere un bullo vero, ma una testa di cazzo importante si.

La mia piccola “tana delle tigri” è stata il Casale, una scuola al confine tra due mondi quello dei Marco Parisi la cui madre quando lui, che all’epoca era pazzo vero la faceva incazzare, minacciava di buttare tutti i giochi dalla finestra…Sulla spiaggia (privata), al Tonino Cacace, che viveva affidato a non so quale famiglia e ad 8 anni veniva in classe con il suo bravo coltellino.

Era una scuola bellissime, con insegnanti meravigliosi, ma anche con gente non proprio normale.

Si faceva il tempo pieno, c’era il teatro e mille altre attività.

Un anno facemmo uno spettacolo suonando dei tamburi africani. Ricordo ancora il ritmo.

In quella meravigliosa scuola c’era anche Diego, un bambino con la sindrome di Down.

Di lui si occupava prevalentemente mia madre, all’epoca insegnante di sostegno e parte di quella scuola che tanto ho amato.

Con Diego io ci giocavo, sebbene fosse imprevedibile ed a volte un pò aggressivo, ma non ricordo di aver mai pensato nulla di brutto di lui, ricordo invece tanta tenerezza.

Sono venute poi le medie, lì ho iniziato a peggiorare, insieme ad un altro presi di mira un tipo che all’epoca non tolleravo, gliene facevo di ogni, mazzate incluse. Venni chiamato dal Preside, lui venne bocciato e cambio scuola.

Ancora oggi ho vergogna ad incontrarlo, sebbene lui rida e scherza di quel periodo. Io provo una vergogna profonda ed un senso di impotenza nel non poter tornare indietro e cambiare tutti i pugni e le cattiverie.

Per fortuna al liceo qualcosa è cambiato. Ho continuato ad essere stronzo, a sfottere, a buttare qualche volta qualche pacchero, ma Diego, il bambino di cui sopra, mi era rimasto dentro, mi aveva insegnato una cosa: il debole vero non si tocca e così ricordo che si legò a me tale Fabio Vitiello, personaggio di un’altra epoca, con i suoi abiti di un passato indefinito, la sua discreta bruttezza, la sua assenza di ogni bucchinarità. Io lo sfottevo, ma attento a non superare mai il limite e me lo ritrovavo ogni giorno come vicino di banco.

L’ho cercato molto in giro, non l’ho mai più visto, avrei voluto dirgli che gli ero e gli sono grato, che mi ha dato la possibilità di riscattarmi.

Bisognerebbe davvero capire chi sono i veri deboli, e proteggerli, le prese per il culo riservarle a chi può gestirle, altrimenti si rischia di far del male, e di farsi del male.

A Corrado e Carla cercherò di raccontare la mia piccola storia, di farli essere orgogliosi anche del coefficiente nerds che hanno in corpo perchè quello farà volare le auto, impedirà il disgelo, sconfiggerà l’hiv, farà sorridere un bambino down e soprattutto, li farà addormentare sereni.

 

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“L’allenatore sul divano”, un libro con le pagine.

6 Febbraio 2017 Nessun commento

Ho intervistato Corrado De Rosa quando si stava costruendo un posto al sole dell’antimafia nell’anno 9 d.s. (dopo Saviano).

All’epoca il nostro Corrado era sotto protezione, scriveva, commentava, svelava retroscena, indagava menti criminali, provava a depilarsi con lo stucco e sniffava dolce euchessina.

Poi è passato del tempo.

Tanti passaggi in radio, abbastanza in tv, un paio in taxi e poi?

Poi all’intrasatta mi ritrovo un pdf nella posta elettronica.

Penso ad uno scherzo.

Purtroppo non è uno scherzo.

Questo davvero ha scritto un libro. Un altro.

Il messia, sempre lui, Don Saviano da everywhere, ci chiederebbe se il libro in questione è un libro necessario.

Fughiamo subito i dubbi: No.  “L’allenatore sul divano” questo il titolo dell’ultima produzione dell’amico Corrado, non è un libro necessario, manco per il cazzo.

E’ un libro.

Iniziamo con le cose positive: ha le pagine, sono pure numerate, non ci sono errori.

Le pagine sono bianche, quindi si legge bene il nero dell’inchiostro.

Ah, dimenticavo, non ha sparagnato sulla carta, tra un capitolo e l’altro c’è una pagina tutta bianca. Ci si può scrivere la lista della spese, ricopiare un sudoku, disegnare cazzi (se hai 12 anni).

E poi? Poi mi fermerei qui, ma io ho delle regole ferree, non parlo mai male di uno che magari un giorno impazzisco e me lo trovo nel manicomio criminale in cui mi avranno rinchiuso.

Dunque…

Il libro si lascia leggere, nel senso che non si chiude all’improvviso o si scaraventa al suolo da solo. Scorre.

Mette di fronte, (lo hanno già detto autorevoli cazzari peggio di me), alla Provincia, non solo quella del calcio, ma alla provincia tutta: per le sue abitudini, la sua sonnolenza, i suoi entusiasmi in miniatura, i suoi ritmi a metà tra paese e città che non c’è.

Corrado, con il pretesto  di parlare di una stagione calcistica, (mediocre), ci racconta di strani tipi, di personaggi che in fondo conosciamo tutti ed evitiamo di continuo, trovandoceli poi sempre vicino e ci parla pure di un po’ di cose a caso che evidentemente aveva in corpo ed ha voluto metterci.

E’ un libro leggero, come credo fosse nelle intenzioni dell’autore. E, prendete nota, si può anche essere leggeri una volta ogni 4 anni, tipo Olimpiadi.

Il libro contiene pure un capitolo dal titolo “Inno alla gioia” che per un salernitano, o per un adottivo come sono stato io per qualche anno, è un omaggio doveroso ad un maestro e sarebbe stato un male se non ci fosse stato e se invece non è un omaggio, bè non ditemelo.

La sensazione però è che a volte Corrado parli ai suoi amici e poco a chi non se lo incula proprio, ma commettere piccoli errori è un modo per poter migliorare poi, perché un altro libro lo farà, inutile che ci mettiamo il pensiero.

E poi…E poi “L’allenatore sul divano” profuma di sentenza Bosman, e se non sapete di cosa parlo non andate su wikipedia, ma datevi fuoco.

Mi piace cogliere la nostalgia di un calcio e di un tempo che non ci sono più e che Corrado si illude e ci illude che possano rivivere in provincia.

Io me lo sono letto, ed io del calcio me ne fotto altamente, e sono fatto  risate a denti stretti ricordandomi anche  di quella felpa rossa della Salernitana che un amico mi regalò ed indossai più volte nel centro storico di Napoli rendendomi conto che no, non esisteva alcuna rivalità calcistica tra Salerno e Napoli, altrimenti ora sarei al camposanto.

Dicevo che il libro io l’ho letto, leggetelo pure voi, ma non perché lo consigliano su qualche quotidiano, in qualche radio o perché lo dice un giro di persone, sempre lo stesso, autoreferenziale ed autoalimentato no, leggetelo perché ogni tanto una risata ce la si può fare anche per cazzate e soprattutto fatelo per Corrado, perché lui è uno di quei tipi che se vostro padre ha un’urgenza e deve farsi una risonanza al cervello e vi piantano mille grane, mentre il suddetto padre vede gatti immaginari sull’armadio, lui vi fa la ricetta e questo per me vale i 4 euro del libro….

Ah, ne costa 11,40? Ah, ok, parliamone. Ci penso, poi magari ripasso, ciao.

p.s. Sai qual è la squadra del mio cuore….Si che lo so la Salernitana….

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