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Giudico

Sta stronzata che non si deve giudicare io non l’ho mai condivisa.

Io giudico, non come fossi un Tribunale, giudico nel senso che esprimo il mio giudizio.

Di quelli che stanno in mezzo non ho mai avuto stima.

Di quelli amici di tutto ho sempre pensato che in fondo siano amici di nessuno.

Giudico, consapevole che è il mio giudizio, non un giudizio assoluto, né oggettivo.

Giudico la persona che ha mangiato a casa tua e poi saluta a stento.

Giudico quello che non viene al funerale, nel momento in cui si dovrebbe star stretti.

Giudico chi si tira indietro dopo aver detto “mi raccomando spingiamo tutto insieme”.

Giudico chi trova sempre una scusa e più la scusa è buona, più lo giudico, male.

Giudico chi si lamenta del lavoro che non c’è e poi dice “ci ho pensato, preferisco non farlo”.

Sta cosa che si debba sempre mediare, come fossimo tutti consoli ed ambasciatori ospiti in un paese nemico ed ogni parola potesse scatenare una guerra.

Sta convinzione che “a furia di fare così poi resti solo”. Come se non lo sapessi che ognuno è solo.

Me lo ha insegnato Herman Hesse attaccato nella mia stanza da ragazzo.

E quindi giudico.

Ti giudico mentre ti ammali di instagram, mentre di fronte al dolore di un amico giri la testa dall’altra parte, quando sai fare 100 richieste ed ascoltare mezza domanda.

Ti giudico se ti dimentichi dei tuoi genitori, se non sai fare il tuo lavoro, se prometti e poi ti dimentichi di aver promesso o ti dimentichi le promesse.

E lo so, che poi devo starmene lì ad esser giudicato, lo so bene, e mi sta bene.

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