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caro Facebook, tra me e te…

Considerato che Facebook è  l’essere “inumano” con il quale trascorro più tempo da anni a questa parte, è giusto che io mi rivolga a lui in modo diretto, quindi…

Quindi caro Fb, ti lascio,

no, forse non ti lascio, forse è una pausa di riflessione.

Devo capire. Capire qualcosa di più di me, di te, del nostro rapporto.

Non sei tu, credimi, sono io…No, no, devo essere sincero, sei in gran parte pure tu la causa.

Il fato caro fb è che tu hai iniziato illudendomi di  avere una rete di contatti più ampia, più gioiosa e poi alla fine che hai fatto?

Mi hai mostrato la “quota merda” che c’è in ciascuno di noi.

Sia chiaro, la “quota merda” c’è, c’era e ci sarà sempre, fb o non fb, ma tu me l’hai sbattuta in faccia.

E’ come se improvvisamente tutti quelli che normalmente si masturbano nella propria intimità, iniziassero a farlo per strada.

E’ un fatto naturale, ma non è naturale farlo in piazza.

Tu, caro fb, hai messo in piazza tutto, ma proprio tutto e noi, cazzoni e cazzone., (vedi, ora su fb al mio “cazzone”, qualcuno mi avrebbe accusato di sessismo perchè per definire delle dementi come me ho usato il nome dell’ organo maschile), noi ci siamo fatti ingannare, abbiamo iniziato con il contattare i compagni di classe delle medie e siamo poi arrivati a postare  le foto dei  bimbi che muoiono a causa del gas nervino.

Per tutto però abbiamo trovato una giustificazione nobile: “il mondo deve sapere”, “se non si mostra cosa accade nessuno farà nulla” e via di lì.

Questa singolare, ma diffusa teoria, teorizza, (altrimenti che teoria sarebbe), che ciò che non è mostrato e condiviso in realtà non esista.

Ne traggo dunque il convincimento che da 2 giorni io non esisto…

Epperò, sebbene da 2 giorni io non esista, mi sento abbastanza vivo, ho la mia solita dermatite, la mia consueta ossessione per la pancia di troppo, e mi faccio le mie consuete litigate con Serena (ok, quest’ultima cosa non conta, quelle riuscirei a farmele anche se non esistessi davvero).

Insomma caro fb, ho dovuto fermarmi un pò. Stava diventando un lavoro, sentivo di avere un pubblico, piccolo ma ce l’avevo, e la cosa sorprendente sai qual era?

Quelli che mi “seguivano” erano prevalentemente persone con le quali credo di non aver mai preso più di un caffè e talvolta manco quello…

Quelli che mi conoscono davvero credo abbiano solo peggiorato l’opinione che avevano di me e lo stesso è successo a me con loro. Per il discorso della “quota merda” di cui sopra.

Perchè è normale, su fb siamo tutti mezzi nudi, nel senso che nonostante siamo sotto gli occhi di tutti, tendiamo a spogliarci di tante sovrastrutture, o di caricarcene addosso talmente tante da fornire comunque una indicazione preziosa sulle nostre paranoie, fobie, ossessioni, manie…

A volte penso anche che fb ci stia privando dei ricordi: i ricordi delle persone che conoscevamo e che poi magari nel corso della vita abbiamo perso di vista.

Un esempio? C’era un tizio che alle medie menavo sempre, all’epoca lui se lo meritava ed io ero più stronzo di ora, e poi erano botte da ragazzini pesci. Lo ribecco dopo 20 anni su fb e lui è proprio un bravo ragazzo, mi chiede l’amicizia 10 volte ed io gliela nego.

Perchè? Perchè lo odio?

Tutt’altro, perchè mi mette di fronte a quanto sono stato una chiavica da ragazzino.

Senza di te, caro fb, avrei  avuto solo un ricordo. Avrei continuato a ricordarlo  come uno stronzetto di atteggiato che a 12 sbatteva in faccia a tutti noi i suoi ray ban a goccia mentre io andavo in giro con marchi contraffatti rimediati da mia madre non so dove… (e dai mamma, la cintura “El Carro…”, manco lo sforzo di vedere come si scrive…).

E poi la stanchezza: ogni giorno dove “je suis” essere qualcosa o qualcuno, doversi indignare, dover leggere Saviano e Gremellini e peggio ancora, vedere che persone a cui vuoi bene, condividono ed esaltano sti due…

L’ultima: caro fb, più degli sms negli anni 90, hai ridotto il pensiero a meno 50 caratteri o giù di lì. 50 caratteri buoni per far tutto, per mostrarsi in qualsiasi modo, la fine prematura del pensiero logico e approfondito.

Potrei dirne a migliaia, potrei elencare infiniti motivi per prendere le distanze da te, ma mentirei a me stesso se non dicessi che mi manchi, che mi sento solo, che mi sento come se mi avessero messo sulla navicella con la Cristoforetti, (dio me ne scansi, non fosse altro per i collegamenti con Fazio pure mentre caco).

Mi sento perduto, però so anche che è il mio modo per tornare più umano, nel senso di tornare carne ed ossa, di costruire quel mezzo rapporto che ho con l’altro sulla base di un contatto reale.

Però è tosta, a volte vado sulla barra degli indirizzi e mi viene da cercarti, mi chiedo se manco ai miei contatti, se l’assenza del mio sarcasmo ti rende più noioso.

Mi resta il blog.

Il blog diciamocela tutta, oggi è davvero da sfigati, ma sfigati veri, non sfigati che invece sono hipster con i barboni fighi, o nerds  che cambiano il mondo con un pc. Il blog è come girare per strada con una Fiat Uno, ha del patetico.

Però chissene, me lo tengo stretto, mi tengo stretto i miei 7 lettori disaffezionati.

Vabbè, sono stato patetico, ma scriverti, caro fb è un modo per sentirmi ancora con te.

Ora ti saluto, si è fatta una certa.

Mi raccomando, non essere triste per me e domani non svegliarti con un “Je suis Federì”.

 

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