Archivio

Archivio Febbraio 2017

oggi…

17 Febbraio 2017 Nessun commento

a volte lo becco proprio mentre torno dal Tribunale e lui, un pò chino, sta rientrando in casa. Lo vedo vicino al cancello di ingresso. Mi avvicino senza parlare, fermo il motorino ed aspetto che mi riconosca. Da qualche tempo ci mette un pò di più. Il bacio è giusto per, proviamo pudore entrambi.

Lui è un fautore del “i figli si baciano nel sonno, sennò se ne approfittano”. Io non sono meglio (i miei però li bacio h 24).

Comunque lui non conosce il “come stai?”, “che si dice?”, “che hai fatto?”. Lui conosce i problemi da risolvere, o meglio quelli da affibbiarmi, ed io mi incazzo, ma me li prendo. Tutti.

Oggi ha iniziato con un suo cavallo di battaglia: “dobbiamo fare i conti, dobbiamo regolare le cose tra noi…”.

Ho provato ad arronzarlo, dicendogli che non importa, che è tutto sotto controllo, che non c’è problema, ci ho menato dentro un “non mi devi rompere i coglioni tu e sti soldi”, ma niente.

Alla fine ho sbottato, ho detto che i soldi servono a comprare la mia serenità, che aiutare a pagare una persona che lo assista un pò mi fa essere più tranquillo, che visto che lui non si cura di sè, darò una mano affinchè qualcuno lo faccia al posto suo…

Cazzate.

Avrei dovuto dirgli la sola cosa che mi muove: “lo faccio perchè sei il mio papà, e ti voglio bene”, ma non ho saputo dirlo, e lui non avrebbe saputo ascoltarlo.

E allora vaffanculo, così, per tutte le volte in cui l’amore mi si strozza in gola.

 

Categorie:Argomenti vari Tag:

Grazie a Vitiello

8 Febbraio 2017 Nessun commento

Ieri è stata la giornata mondiale contro il bullismo.

Quando ero studente non esistevano i bulli, esistevano le teste di cazzo.

Oggi siamo più bravi: oggi ogni cosa ha un nome, ma pochissime un senso ed un valore.

E con questa frase ho fugato ogni dubbio circa il fatto che sto invecchiando.

Non sarei mai potuto essere un bullo vero, ma una testa di cazzo importante si.

La mia piccola “tana delle tigri” è stata il Casale, una scuola al confine tra due mondi quello dei Marco Parisi la cui madre quando lui, che all’epoca era pazzo vero la faceva incazzare, minacciava di buttare tutti i giochi dalla finestra…Sulla spiaggia (privata), al Tonino Cacace, che viveva affidato a non so quale famiglia e ad 8 anni veniva in classe con il suo bravo coltellino.

Era una scuola bellissime, con insegnanti meravigliosi, ma anche con gente non proprio normale.

Si faceva il tempo pieno, c’era il teatro e mille altre attività.

Un anno facemmo uno spettacolo suonando dei tamburi africani. Ricordo ancora il ritmo.

In quella meravigliosa scuola c’era anche Diego, un bambino con la sindrome di Down.

Di lui si occupava prevalentemente mia madre, all’epoca insegnante di sostegno e parte di quella scuola che tanto ho amato.

Con Diego io ci giocavo, sebbene fosse imprevedibile ed a volte un pò aggressivo, ma non ricordo di aver mai pensato nulla di brutto di lui, ricordo invece tanta tenerezza.

Sono venute poi le medie, lì ho iniziato a peggiorare, insieme ad un altro presi di mira un tipo che all’epoca non tolleravo, gliene facevo di ogni, mazzate incluse. Venni chiamato dal Preside, lui venne bocciato e cambio scuola.

Ancora oggi ho vergogna ad incontrarlo, sebbene lui rida e scherza di quel periodo. Io provo una vergogna profonda ed un senso di impotenza nel non poter tornare indietro e cambiare tutti i pugni e le cattiverie.

Per fortuna al liceo qualcosa è cambiato. Ho continuato ad essere stronzo, a sfottere, a buttare qualche volta qualche pacchero, ma Diego, il bambino di cui sopra, mi era rimasto dentro, mi aveva insegnato una cosa: il debole vero non si tocca e così ricordo che si legò a me tale Fabio Vitiello, personaggio di un’altra epoca, con i suoi abiti di un passato indefinito, la sua discreta bruttezza, la sua assenza di ogni bucchinarità. Io lo sfottevo, ma attento a non superare mai il limite e me lo ritrovavo ogni giorno come vicino di banco.

L’ho cercato molto in giro, non l’ho mai più visto, avrei voluto dirgli che gli ero e gli sono grato, che mi ha dato la possibilità di riscattarmi.

Bisognerebbe davvero capire chi sono i veri deboli, e proteggerli, le prese per il culo riservarle a chi può gestirle, altrimenti si rischia di far del male, e di farsi del male.

A Corrado e Carla cercherò di raccontare la mia piccola storia, di farli essere orgogliosi anche del coefficiente nerds che hanno in corpo perchè quello farà volare le auto, impedirà il disgelo, sconfiggerà l’hiv, farà sorridere un bambino down e soprattutto, li farà addormentare sereni.

 

Categorie:Argomenti vari Tag:

“L’allenatore sul divano”, un libro con le pagine.

6 Febbraio 2017 Nessun commento

Ho intervistato Corrado De Rosa quando si stava costruendo un posto al sole dell’antimafia nell’anno 9 d.s. (dopo Saviano).

All’epoca il nostro Corrado era sotto protezione, scriveva, commentava, svelava retroscena, indagava menti criminali, provava a depilarsi con lo stucco e sniffava dolce euchessina.

Poi è passato del tempo.

Tanti passaggi in radio, abbastanza in tv, un paio in taxi e poi?

Poi all’intrasatta mi ritrovo un pdf nella posta elettronica.

Penso ad uno scherzo.

Purtroppo non è uno scherzo.

Questo davvero ha scritto un libro. Un altro.

Il messia, sempre lui, Don Saviano da everywhere, ci chiederebbe se il libro in questione è un libro necessario.

Fughiamo subito i dubbi: No.  “L’allenatore sul divano” questo il titolo dell’ultima produzione dell’amico Corrado, non è un libro necessario, manco per il cazzo.

E’ un libro.

Iniziamo con le cose positive: ha le pagine, sono pure numerate, non ci sono errori.

Le pagine sono bianche, quindi si legge bene il nero dell’inchiostro.

Ah, dimenticavo, non ha sparagnato sulla carta, tra un capitolo e l’altro c’è una pagina tutta bianca. Ci si può scrivere la lista della spese, ricopiare un sudoku, disegnare cazzi (se hai 12 anni).

E poi? Poi mi fermerei qui, ma io ho delle regole ferree, non parlo mai male di uno che magari un giorno impazzisco e me lo trovo nel manicomio criminale in cui mi avranno rinchiuso.

Dunque…

Il libro si lascia leggere, nel senso che non si chiude all’improvviso o si scaraventa al suolo da solo. Scorre.

Mette di fronte, (lo hanno già detto autorevoli cazzari peggio di me), alla Provincia, non solo quella del calcio, ma alla provincia tutta: per le sue abitudini, la sua sonnolenza, i suoi entusiasmi in miniatura, i suoi ritmi a metà tra paese e città che non c’è.

Corrado, con il pretesto  di parlare di una stagione calcistica, (mediocre), ci racconta di strani tipi, di personaggi che in fondo conosciamo tutti ed evitiamo di continuo, trovandoceli poi sempre vicino e ci parla pure di un po’ di cose a caso che evidentemente aveva in corpo ed ha voluto metterci.

E’ un libro leggero, come credo fosse nelle intenzioni dell’autore. E, prendete nota, si può anche essere leggeri una volta ogni 4 anni, tipo Olimpiadi.

Il libro contiene pure un capitolo dal titolo “Inno alla gioia” che per un salernitano, o per un adottivo come sono stato io per qualche anno, è un omaggio doveroso ad un maestro e sarebbe stato un male se non ci fosse stato e se invece non è un omaggio, bè non ditemelo.

La sensazione però è che a volte Corrado parli ai suoi amici e poco a chi non se lo incula proprio, ma commettere piccoli errori è un modo per poter migliorare poi, perché un altro libro lo farà, inutile che ci mettiamo il pensiero.

E poi…E poi “L’allenatore sul divano” profuma di sentenza Bosman, e se non sapete di cosa parlo non andate su wikipedia, ma datevi fuoco.

Mi piace cogliere la nostalgia di un calcio e di un tempo che non ci sono più e che Corrado si illude e ci illude che possano rivivere in provincia.

Io me lo sono letto, ed io del calcio me ne fotto altamente, e sono fatto  risate a denti stretti ricordandomi anche  di quella felpa rossa della Salernitana che un amico mi regalò ed indossai più volte nel centro storico di Napoli rendendomi conto che no, non esisteva alcuna rivalità calcistica tra Salerno e Napoli, altrimenti ora sarei al camposanto.

Dicevo che il libro io l’ho letto, leggetelo pure voi, ma non perché lo consigliano su qualche quotidiano, in qualche radio o perché lo dice un giro di persone, sempre lo stesso, autoreferenziale ed autoalimentato no, leggetelo perché ogni tanto una risata ce la si può fare anche per cazzate e soprattutto fatelo per Corrado, perché lui è uno di quei tipi che se vostro padre ha un’urgenza e deve farsi una risonanza al cervello e vi piantano mille grane, mentre il suddetto padre vede gatti immaginari sull’armadio, lui vi fa la ricetta e questo per me vale i 4 euro del libro….

Ah, ne costa 11,40? Ah, ok, parliamone. Ci penso, poi magari ripasso, ciao.

p.s. Sai qual è la squadra del mio cuore….Si che lo so la Salernitana….

Categorie:Argomenti vari Tag: