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L’etica dei pennivendoli.

Come sempre chi esagera sbaglia, ma insomma mica Grillo ha tutti i torti quando si scaglia contro i “giornalisti”…

Lo fa per motivi diversi, io offro il mio.

Oggi il “Libero” del centro sinistra (leggi democrazia cristiana 2.0), “Repubblica”, offre, senza pudore alcuno, la foto di una bambina di 16 mesi morta, con il viso sul terreno.

Qualche mese fa, con finto pudore, il giornaletto, insieme a tutti gli altri, si interrogava, o fingeva di farlo, sulla opportunità di mostrare la foto di un altro bambino, quello ritrovato sulle coste turche.

Oggi un passo è stato fatto, ovviamente in direzione “sprofondo”, la foto viene mostrata, in prima pagina.

Segue poi l’articolo dove il “giornalista” parla del dubbio amletico di carattere etico, pubblicare o non pubblicare la foto, ed alla fine si autoassolve, (e condanna invece la nostra umanità dico io), affermando che  prima ancora che l’etica professionale c’è il dovere di informare e il diritto di conoscere perchè altrimenti non si sensibilizza a dovere l’opinione pubblica…

Motivazione stupida, falsa, sbagliata soprattutto.

E’ come per il dolore, sperimentandolo si alza la soglia e già la foto di questo bambino (anzi bambina), fa meno male di quella del precedente.

Come per gli attentati d’altronde: il primo lascia sgomenti e sconvolge, il secondo spaventa, il terzo fa riflettere, il quarto che dici pizza o panino?

Il genio del “giornalista” conclude poi il magistrale pezzo con una considerazione da tema di 3a media, una roba più o meno così: “se non sapremo affrontare il problema con coraggio e intelligenza la violenza continuerà e non basterà certo a salvarci la commozione di fronte all’immagine di bambini morti….

Bè al buon Roberto Toscano, autore di cotanta carta da culo sprecata, faccio notare a) che nel frattempo l’immagine l’ha sparata in prima pagina anche se non serve; b) non è tanto importante salvare “noi”, ma salvare quei bimbi morti di cui parla c) la sua, e quella di gran parte del giornalismo italiano, non è etica professionale, ma sensazionalismo, gossip macabro. Il giornalismo è altro, è ricerca, anche quando parla di cronaca.

Il giornalista è quello che sa cosa raccontare, ma soprattutto che sa con quale sensibilità raccontarlo.

Di fronte alla foto del prossimo bambino morto, (ne sono morti a migliaia in Siria anche se non fotografati, giusto per ricordarlo), la pancia farà meno male, il cuore si creperà ma non troppo e  sarà segno che l’umanità si è perduta un altro pò.

Ogni volta che un pennivendolo parla di etica professionale, un carattere della olivetti lettera 22 si suicida.

 

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