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Gorino e dintorni

Su quello che è accaduto a Gorino ho una mia idea, che ho fatto un pò macerare.

In primo luogo il giornalismo italiano non è più nemmeno lontanamente vicino a qualcosa di dignitoso.

La notizia non è più tale, mai, è opinione, ma opinione montata, costruita, amplificata, rigirata, strumentalizzata. Una merda insomma.

Venendo ai fatti, siamo tutti molto bravi a dire che noi invece avremmo accolto, avremmo offerto vestiti, coperte, un letto caldo, duecento euro, il posto auto e tutto quanto possibile per rendere gradevole il soggiorno ai nuovi arrivati.

Così come siamo stati tutti bravi, quando argomento del giorno era la donna inseguita e “infiammata” dal compagno, a dire che noi si, noi ci saremmo fermati in strada in piena notte ed avremmo lottato, sconfitto il cattivo e salvato la donna.

Io mi sono sentito una merda sia in quella occasione, sia in questa.

Perchè io non sono così nobile, o quanto meno non ho la certezza di come mi sarei comportato e di come mi comporterei in occasioni del genere.

Quello che è successo a Gorino non può bollarsi solo come becero razzismo.

Del becero c’è, ma non è derivante dal razzismo.

E’ questione di spazio, di paura, di abbandono, di sfiducia.

Si sta scaricando il peso di un problema enorme, quello dei disperati  che arrivano qui, sulle spalle delle comunità, condannando o elogiando  quelli che, con poca o molta umanità, respingono o  accolgono.

Ed io trovo che non sia giusto.

Trovo ancora una volta che fatti come quelli di Gorino, prima ancora che ad una condanna di chi ha detto no, debbano portare ad una indignazione totale, forte, veemente verso le istituzioni, italiane ed europee che a fronte di un fenomeno enorme, ma conosciuto e prevedibile, campano con soluzioni improvvisate, scaricando il peso del fenomeno sui cittadini o simulando una accoglienza che è solo facciata e diventa poi abbandono.

Ovvio che l’integrazione e l’accoglienza debbano passare anche da scelte e comportamenti individuali, ma per quanto mi riguarda se domani mi dicessero che 100 rom vengono spostati da sotto il ponte di Casoria in una pensioncina a via Bonito, qualcosa da ridire ce l’avrei…

Ma voi no, ne sono sicuro, voi sono certo che non avvertite il disagio che, buonismo a parte, il fenomeno delle migrazioni comporta.

L’integrazione e la tolleranza sono frutto anche e soprattutto di buona politica, non solo di umanità ed atteggiamenti altruistici.

Io non ho fiducia in uno Stato che magari accoglie perchè deve, ma poi lascia allo sbando, trasformando persone disperate in persone così disperate da prendere magari strade sbagliate.

Ed ora i cattivi sono quelli di Gorino…Ed ora il buono è Alfano.

Ed allora raccontiamocela così, ignoriamo pure che l’istinto porta al bene, ma a volte al male, e che lo Stato a questo dovrebbe servire a far uscire il meglio di noi, ma non imponendo all’improvviso questa o quella decisione.

Io non mi sento migliore di quella gente, forse non sarei sceso in piazza, forse la mia pancia mi avrebbe imposto di portare una coperta e non una mazza, ma non è la pancia a dover risolvere problemi di questo tipo.

 

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  1. sergio
    28 Ottobre 2016 a 7:38 | #1

    No, non è la pancia, è la paura, l’insicurezza, il continuo tempestarci di notizie atroci che narrano di violenze, di teste mozzate, di stupri, di furti e di omicidi. Il nostro popolo, e in particolare quello del Nord (che, dobbiamo dirlo, non ha mai brillato per accoglienza) ha perso, insieme con il benessere, anche quella serenità e quella fiducia che, in particolare nei piccoli paesi, ha rappresentato per secoli la solidarietà e l’amicizia che era una caratteristica fondamentale dei centri minori. Oggi ci sentiamo soli, abbandonati e indifesi. Il crollo di valori forse desueti quali l’amicizia, la patria, e perché no: la religione, ha determinato il pessimismo che, come un cancro, ha avvolto in una cappa mortale il nostro paese e che ci costringe a reazioni che un tempo non ci saremmo mai sognati.

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