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Archivio Marzo 2016

30 Marzo 2016 Nessun commento

Ci sono cose che a furia di ripetersele diventano parte della quarta di copertina che ciascuno di noi si porta cucita sulla schiena.

Una di queste, impressa sulla mia di schiena, dice: “preferirei non avere forno e frigorifero, che non poter più viaggiare“.

Viaggiare per me che vivo compresso e, paradossalmente decomprimo solo a 30 mt sotto il livello del mare, significa aprire la lattina di coca cola agitata tutto l’anno.

Viaggiare è come svegliarsi dal Matrix, ingoiare la pillolina rossa, dopo 11 mesi di pillolina blu (non quella che maliziosamente pensate voi, non ancora).

Viaggiare è far entrare aria fresca nella stanza di Renato Previtera in pigiama, dopo 5 anni di liceo (forse 6).

E ora che viaggiamo in 4, io viaggio anche attraverso gli occhi dei miei compagni di viaggio.

Ho girato un pò, ho viaggiato con altre persone e so di essere un cacacazzi e posso dire che compagni di viaggio migliori non ne ho mai avuti.

Carla che a 2 anni e mezzo ingurgita roba fritta comprata da bancarelle malesi, che a 3 anni balla in piazza a La Havana senza aver cura del tempo, nè dello spazio.

Corrado che guarda…Che si nasconde dietro i muri ed osserva un pò timido, bisognoso di acquisire confidenza con visi e luoghi, ma poi sfodera sorrisi da applausi ed è quello che conserva tutto, come se nella testa e nel cuore avesse  un libro pieno zeppo di episodi, ricordi, storie da tirare fuori quando gioca, costruisce, corre, si addomenta, sogna…

E poi ci siamo noi due, in grado di litigare ovunque, di mandarci a fare in culo in modo plateale ad ogni latitudine, da Cusco a Tioman, da Mumbai a La Paz, da Santiago ad Ischia…E di trovarci di nuovo in un aeroporto, liberi come due 18enni, anzi no, una 18 enne cacacazzi ed un 60enne ansioso, ma sempre liberi.

Ecco perchè mi fa tanto male quello che leggo del mondo.

Certo mi fa male il dolore degli altri, dei più deboli soprattutto, ma soprattutto mi fa male sapere, essere certo che queste guerre, questa violenza, questo dolore, questa merda non appartengono alla gente che ho conosciuto.

Questo schifo non appartiene ai turchi, non appartiene agli indiani, non appartiene ai malesi, ai peruviani, ai cubani, agli italiani…Non in questa misura, non con questa capacità distruttiva.

Sono guerre decise altrove, dove il mio amico di Pisco in Perù non è mai entrato, dove non è entrato l’istruttore di diving di Santa Lucia, dove non è entrato il bambino che ha giocato con Corrado e Carla senza che capisse lui una frase loro e loro una frase sua.

Sono guerre che non appartengono ai popoli.

E tutto questo mi spinge a viaggiare, per quanto possibile, ancora più di prima.

Perchè i miei figli devono conoscere le persone che formano i popoli, e non ciò che di essi viene raccontato.

Devono conoscere l’odore di pelli diverse, la musica di accenti strani, le rughe di visi con più sole.

Se conoscerete la terra e gli uomini che la abitano, fin negli angoli più remoti, allora capirete che non c’è divisione, che uomini donne e bambini sono loro, uomini donne e bambini siamo noi.

Banalità disarmante lo so, ma riesco solo a pensare a questo.

Toglietemi pure la lavastoviglie, ma non la possibilità di affacciarmi, almeno una volta ogni tanto, sul gran giardino dell’umanità.

 

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7 Marzo 2016 Nessun commento

Nel periodo migliore del mio tempo, arriva il tempo peggiore.

Il dolore che arriva è si infila tra le costole, nel centro della pancia, e straccia tutto.

Tra un padre che attende la morte e per l’ennesima volta mi disinsegna la vita ed un amico che ha paura, ed i bambini spauriti e fermi ad un confine ed i miei, i miei immensi tesori che vorrei proteggere ed amare e tener lontano da ogni male…

Ed ogni giorno cade un masso ed io mi scanso e se mi scanso troppo poi mi sento in colpa e se non mi scanso poi non servo più.

E’ come grattar via la polvere dal deserto.

Ce n’è sempre. Sarà così per sempre.

Non basta più un racconto e nemmeno una lettera chiarificatrice, non basta addormentarsi e pensare “risolveranno gli altri”. Ogni giorno è un impegno, ogni giorno una mazziata data e presa, fino a chiudere un po’ di più i cancelli di empatia e sensibilità.

Per fortuna quando cala il buio, quando di là i bimbi dormono, mi infilo nel letto,

e trovo piedi amici.

E so di non essere solo, che non sarò mai solo…

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