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Archivio Dicembre 2015

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31 Dicembre 2015 Nessun commento

Finisce il 2015.

Tra 2014 e 2015 ho capito che il bilancio di fine anno non va fatto.

Dovrei spararmi in bocca altrimenti.

Quindi stabilisco una mia personale regola, i bilanci li faccio su base quinquennale.

2010 – 2015.

Ho avuto due figli, cambiato casa, sono andato bene sul lavoro, ho goduto di salute accettabile, ho visitato: Cuba, Francia, Spagna, Malesia, di nuovo Cuba e poi tanti altri posti in Italia.

Ho fatto il bagno in acque meravigliose e sciato su piste accettabili.

Ho imparato ad immergermi, ho corso, ho smesso di correre.

Ho abortito affetti e ne ho trovati di nuovi.

Ho saputo di malattie ed alcune sono state sconfitte.

Ho visto famiglie formarsi ed altre disgregarsi creando casini a più non posso.

In 5 anni sono accadute mille cose.

Il bilancio, se bilancio va fatto, è sostanzialmente positivo.

Detto questo, caro 2015 non mi mancherai, ti mando volentieri a cacare.

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La falsa retorica de “l’importante non è vincere è partecipare”

20 Dicembre 2015 Nessun commento

Quanto volte lo abbiamo detto? Molte.

“L’importante non è vincere, ma partecipare…”.

Ma quanto è una cazzata? Per me molto, moltissimo.

Oltre a non essere umanamente possibile che chi faccia una gara non desideri vincerla, il pensiero che basti partecipare, a mio modo di vedere, vanifica ogni effetto educativo dello sport.

L’importante è vincere!

Va poi chiarito cosa sia questo “vincere”.

Per me, oggi che ho 40 anni (quasi), vincere significa vincere la propria paura di competere, di misurarsi con gli altri, di scoprirsi meno forte, meno veloce, meno preciso.

Vincere significa sorridere prima, durante e dopo una gara, in ogni caso.

Vincere significa mettersi le scarpette anche se ti fa male qualche pezzo, anche se sei teso.

Vincere significa fare quello che faceva mio padre durante i suoi tornei di tennis, fermarsi anche prima di un set point per ascoltare a me bambino che gli chiedevo se potevo prendere una coca cola, rispondermi con un sorriso e poi giocarsi il suo punto decisivo.

Vincere significa correre e ricordare esattamente ogni istante di quella gara, per la semplice ragione che si era lì, non altrove, proprio in quel momento.

Vincere significa dire: “ero un po’ imbarazzato perché proprio io che sono così piccolo sono arrivato primo”.

Vincere vuol dire guardare tuo fratello che corre e rispondere a chi ti dice “lo sai che Corrado ha vinto”, con un eloquente “me lo aspettavo”.

Vincere è la cosa importante. E vincere non ha nulla a che vedere con l’arrivare primo.

Corrado oggi ha vinto contro le sue paure, contro le sue stesse aspettative, contro le sue difficoltà di mettersi in competizione.

Se si fosse limitato a partecipare, non avrebbe imparato niente.

Oggi invece ha imparato.

Ha imparato come si arriva alla fine, come si sorride, come si stringe forte un padre che commosso lo ha guardato vincere e crescere.

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