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Archivio Novembre 2015

“Papà, che cos’è la guerra?”

16 Novembre 2015 2 commenti

è quando gruppi di persone combattono per chi deve comandare, ed allora si sparano, si uccidono, buttano bombe…

“ma per gioco, mica davvero?”  E resta lì a guardarmi con i suoi occhi enormi.

Ed io che devo dirle?

Si, per gioco amore, nessuno uccide nessuno, le bombe sono solo coriandoli colorati, i carri armati sono di gommapiuma e le bombe sono alla crema.

Alla fine si siedono tutti attorno ad un tavolo e decidono che un pò comandando gli uni ed un pò gli altri.

“Ah va bè, come facciamo noi per scegliere il cartone animato da vedere”.

Uguale Uguale, Le dico e me la stringo forte, anche se lei non vuole ed è un misto di amore e senso di colpa, per il cesso di mondo in cui l’ho messa ed in cui ho messo anche suo fratello più grande.

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Parigi 13.11.2015

14 Novembre 2015 Nessun commento

E chi ci capisce niente…

Ci si ammazza per strada. Si invoca Dio. Qualche stronzo in cravatta promette l’impossibile, qualche 70enne chiuso nel suo mondo dice che è tutta colpa di “quelli là”.

Molti fanno a gara a trovare l’ Hashtag più azzeccato.

Tantissimi “Je suis Paris”, molti “sto con Parigi”, tanti altri si riscoprono dei Murat o dei Roberspierre.

Ed io non sono niente.

Me ne vado alla Pignasecca a fare la spesa, me ne vado a cercare in quella caotica folla un pò di conforto.

A Parigi si muore ed io riesco solo a sentirmi solo…

Penso a questo gran mondo in  cui ciascuno di noi parla di globalizzazione, di iperconnessione, di “socialità” , ma di come poi siamo profondamente soli, slegati gli uni dagli altri.

E c ne accorgiamo solo quando a risvegliarci sono proiettili e bombe.

Forse, ma dico forse, si è preteso l’impossibile a far convivere mondi tanto distanti, la globalizzazione ci ha trovati umanamente impreparati, sempre più chiusi ed intolleranti, l’esatto contrario di ciò che servirebbe ad un mondo globale.

Ed intanto ecco le foto con la bandiera francese come sfondo, ecco chi promette vendetta, ecco i musulmani con i cartelli “not in my name”, ecco altri stronzi in giacca e cravatta a mostrarsi commossi e decisi a fare…. Chissà cosa poi.

Non so cosa pensare. Forse penso ciò che penso da sempre, in tempo di guerra come in tempo di pace: non lo voglio un mondo globale. Non serve a nulla poter raggiungere la Cina in poche ore, o comprare una tovaglia in bolivia su Amazon se poi nel contatto reale con gli altri siamo chiusi, violenti, intolleranti ed aggressivi.

Io sono il primo a non essere pronto, sono il primo a pretendere che tutto avvenga con maggiore lentezza.

Voglio rallentare, voglio che il mondo rallenti, voglio che si torni alle piccole comunità, che all’interno di esse si sviluppi un nuovo umanesimo.

Voglio che qualcuno dica con forza, magari proprio uno di questi stronzi in giacca, che a portare guerra in casa altrui si finisce con l’avere la guerra in casa propria.

Dico quanto giò dicevo mesi fa: servono filosofi, servono maestri, servono pensatori, servono idee, serve dialogo per trovare un nuovo modo di essere uomo e superare distanze e differenze.

Dio non c’entra niente. Ammesso che esista.

Ieri come oggi io non sono palestinese, non sono gay, non sono una pummarola cresciuta nella terra dei fuochi e non sono nemmeno Parigi. Sono uno che se ne va nel cuore di questa brutta città a cercare calore nei passanti, come fossero una coperta. Una coperta da tirare fin sopra gli occhi, per non vedere; per non vedere il mondo nel quale vivranno i miei bambini ed i bambini tutti.

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“Napolilacittàpiùbelladelmondo”

9 Novembre 2015 Nessun commento

Cari difensori di ufficio della città più bella del mondo,

vi offro alcune mie considerazioni su Napoli e sulle vostre argutissime argomentazioni a difesa di questo paradiso in terra.

1) Il Vesuvio. Bello, certo, ma non mi risulta sia stato fatto dai napoletani o che essi abbiano qualche merito. Semmai hanno demeriti nel come il parco del vesuvio sia contiuamente oggetto di sversamenti della qualunque.

2) Il Mare ed il golfo. Anche qui belli a vedersi ed anche qui non riesco davvero ad individuare in tutta la popolazione napoletana e campana quei campioni di impegno che hanno scavato pezzo a pezzo per dare al golfo la sua bella forma. Sul mare abbiamo inciso, va detto, è balneabile quanto il cesso chimico alla fine di un rave.P.s. non valgono per contraddire i controlli fatti dall’arpac a 25 miglia dalla costa.

3) Pizza. Un punto per i napoletani. Fanno ottime pizze come da tradizione anche in posti sperduti del mondo, ma questo  “pro Napoli” voglio concederlo.

4) La maglia. Qui però davvero ogni ritegno. Ho molti amici accesi tifosi eppure coltivo in me la certezza che lo siano in maniera sana, ben comprendendo che un gol del Pipita non risolleverà l’economia locale, non aiuterà ad alzare le percentuali degli occupati o della differenziata e meno che mai a raggiungere un livello minimo di civiltà. L’idea che davvero possa esistere qualche essere senziente che pensa alla squadra del Napoli ed ai suoi, eventuali successi, come ad un indice di grandezza del popolo napoletano, cui lo ricordo Higuain, Hamsik ecc appartengono per nascita, o no?

5) L’allegria e la retorica del “se cadi a Napoli ti aiutano”, se succede a Milano ti scamazzano….  Qui mi sfugge qualcosa, perchè se cadi per un proiettile di camorra improvvisamente diventiamo tutti milanesi?

6) la grande canzone napoletana che tutto il mondo ci invidia…. Poi vedi Gigi D’Alessio, e ti viene voglia di essere nato in un pasino del varesotto.

7) il clima. Tra i miei amici non conosco nessuno in grado di far uscire il sole a novembre, mentre nel resto di Italia piove, dunque che si palesi ora oppure anche questo elemento non è da attribuire come merito ai napoletani.

Non ricordo di altri luoghi comuni adottati dai difensori della “cittàpiùbelladelmondo”, ma sono certo che ne siano.

Voglio però dire che la grandezza di una civiltà non si misura dai primati, ma dalla condizione degli ultimi e dei più deboli.

Non conta tanto quanto sia bella (seppur defraudata a più riprese), la libreria dei gerolomini, conta che non vi siano quasi biblioteche pubbliche.

Non conta l’eccellenza della mozzarella campana, quanto il fatto che migliaia di ettari siano incoltivabili a causa dei rifiuti.

Non conta la bellezza di pizza del plebiscito a Natale, ma lo schifo ed il degrado nemmeno della periferia, quanto di una zona meno centrale della città.

Non conta quante barche di lusso possa ospitare il molo Luise, conta che una scuola pubblica del vomero riceva 80 euro per il materiale da destinare a circa 70 alunni.

Insomma, cari mentecatti del “vivaNapoli”, ma due domande ve le fate mai?

 

 

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