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Archivio Aprile 2015

il Nepal ed i tappetini di bamboo

28 Aprile 2015 Nessun commento

Nello stesso tg, nell’arco dello stesso minuto la tragedia del Nepal, la vittoria del Napoli, l’attesa del royal baby.

Schizzofrenia.

Mi chiedo come può, non tanto un tg, ma un cuore, un’anima, un cervello assorbire negli stessi 3 minuti notizie così in dissonanza tra di loro.

Conosciamo un pò di tutto, ma tutto in modo superficiale eppure è come vivere con un senso di colpa perenne.

Mentre acquisto il tappetino nuovo per la cucina, di colore arancione, misure 55×180 su ebay, mi blocco e guardo il riquadro in alto “aiuta i bambini del Nepal”…

Mi sento in colpa, come se quel tappetino  lo stessi comprando con i soldi guadagnati dall’espianto di organi da gente viva…

E così anche un gesto ordinario, semplice, come un acquisto on line diventa una ricerca; una ricerca di qualcosa dentro me che mi faccia andare oltre. Ricerco indifferenza.

Difficilmente riesco ad essere indifferente, non mi faccio scivolare addosso le cose, anzi a me le cose mi si attaccano al punto che sono ormai convinto che la mia dermatite sia solo la somma delle robe che mi restano addosso.

E penso che sia un bene che io non sappia essere indifferente, anche se alla fine, a conti fatti, è un male…Che fa male.

Come dovrò educare i miei figli? Cosa potrò loro suggerire?

Cosa va fatto per non vivere sempre con il senso di colpa?

In Nepal muoiono a migliaia ed io compro tappetini da cucina di bamboo.

Qualcosa non mi torna.

Apro la pagina di ebay, nella stringa “cerca”, inserisco la parola “indifferenza”, ne acquisterò a pacchi…

 

 

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1992

22 Aprile 2015 Nessun commento

1992….Da un’idea di Stefano Accorsi….

Potrei fermarmi.

Dovrei fermarmi.

A seguire l’attenta ricostruzione di quel periodo storico il 1992 è caratterizzato da gente che fuma di continuo e indossa spalline.

I pompini si buttavano via e se non avevi la fila di lato non ti facevano entrare alla Fininvest.

Altra cosa caratterizza il 1992, secondo l’ “idea di Stefano Accorsi”, la prassi di aprire la porta di casa in mutande, sempre, a qualsiasi ora.

Se indossi i pantaloni, sti cazzi, levali e poi apri la porta.

Detto questo, di mani pulite, di tangentopoli, dello stravolgimento politico di quegli anni, non c’è traccia dopo la prima puntata.

Tutto cede il passo alla travagliata vicenda di Lady Porpetta, la bistrattata (giustamente), Tea non so cosa; di Pastò che prende mandate a fanculo da Di Pietro manco piovesse e di un tizio che uscito dalla serie “romanzo criminale” continua recitare il suo ruolo in “romanzo criminale” anche se sta in 1992, al punto che la sua morte nella serie appare, più che una scelta di sceneggiatura, una liberazione per l’umanità.

Diciamocelo, è una serie brutta, girata male, con attori mediocri.

Stefano Accorsi, (cito un amico che mi pare citasse a sua volta qualcuno), sfoggia in tutte le puntate due espressioni: con cravatta e senza cravatta. Certo fuma bene, ma non credo possa bastare a rendere grande la sua idea.

Di Lady Porpetta troppo si è detto e non credo sia il caso di continuare, non fosse altro perché lei potrebbe rispondere…

Poi c’è “Occhio sgranato”, il deputato leghista. Lui invece è uscito da “in treatment” e come il suo collega di “romanzo criminale” continua nel ruolo che aveva con Castellitto. In “In treatment” si suicida…Spero possa essere di ispirazione ad Accorsone….

Insomma Sky questa serie di merda poteva risparmiarsela, avrei trovato più interessante una serie intitolata “1996 – come la sentenza Bosman ha cambiato la vita calcistica di Federico Guglielmi”, ma forse il pubblico non è pronto.

Tornando a Stefaniello Accorsi, non resta che augurarsi che presto abbia una nuova idea, tipo andarsene a fanculo.

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Sta già accadendo.

22 Aprile 2015 Nessun commento

Quando un fatto diventa di massa iniziamo a chiamarlo “fenomeno”.

Quando un evento da individuale diventa “fenomeno” dimentichiamo le persone che ci sono dentro.

Accade, è già accaduto, per l’immigrazione.

Accade in un senso e nell’altro.

Accade quando si lascia spazio alle reazioni emotive, del tipo “apriamo le frontiere” o a quelle “bombardiamo i barconi”…

Accade perché diventa l’ennesimo reality di fronte al quale esprimere solo il nostro televoto, indossando la stessa maschera indossata in ogni occasione analoga, che sia quella del buonista, del sensibile, dell’internazionalista o del razzista, del becero, del cinico….

E si perde di vista l’uomo. E si perde di vista quel complesso concatenarsi di cause ed effetti.

Si dimentica chi ha provocato contesti dai quali fuggire, si dimentica chi specula e trae vantaggio dal fenomeno, si dimentica che il tizio che fa le pulizie è arrivato a piedi, magari su di un gommone, magari nel fondo di un camion.

E si dimentica anche che ci sono leggi, che per quanto rigide, se esistenti, vanno applicate.

Ma di fronte a tutto questo siamo bambini orfani.

Siamo quei bambini convinti, a volte a ragione, di aver subito un torto e che perciò reagiscono con un pugno, un calcio o un’invettiva.

La domanda “dov’è lo Stato?” è scontata, forse banale, ma va fatta.

Perché lo Stato deve dare risposte,  non emotive però.

Lo Stato deve essere lucido, deve programmare, non correre ai ripari, lo Stato deve salvare anche tutti noi dal rischio di incontrare i nostri mostri interiori e di dare ad essi spazio.

Un individuo lasciato solo, ignorato, o peggio ancora tenuto in considerazione solo quando si tratta di dare alla macchina pubblica, diventa un soggetto arrabbiato, frustrato, alla ricerca di un nemico facile, debole, più fragile di quanto non sia esso stesso.

Accade così che in assenza di regole, asserviti ad una Comunità internazionale dimentica delle bombe sganciate, delle missioni di “pace”, dei regimi rovesciati per instaurarne nuovi si finisca con il partecipare alla guerra dei poveri, finendo con il gioire per un bambino che galleggia in acqua senza vita.

Si finisce per perdere la nostra umanità e questo, credetemi, non è colpa di chi raggiunge o tenta di raggiungere le nostre coste….

Persa l’umanità è perso tutto, ma sta già accadendo….

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