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Archivio Febbraio 2015

16 Febbraio 2015 Nessun commento

L’altro giorno sono stato rimproverato di aver messo da parte una certa sensibilità.

Forse è vero.

Forse mi sono convinto che non riuscirei ad andare avanti se non facessi così…

Cammini per strada e trovi quello che potrebbe essere tuo figlio che pulisce i vetri ad una macchina, sotto la pioggia, in un cappotto liso e insufficiente a proteggerlo dal  freddo.

Torni a casa e leggi dei morti sui barconi, della guerra alle porte, dei tizi dell’isis che tagliano le cape, dell’attentato in Danimarca…

E cerchi di non farti entrare tutto dentro, perché sarebbe come un virus che cancella tutti i dati dal computer.

Pensi a casa.

Alle malattie, alla stanchezza tua e delle persone che ami.

Scegli di fartene carico, ma di mettere comunque una barriera, affinchè quel dolore non ti entri dentro distruggendo tutto.

Sono tempi adatti per essere sensibili? O è più facile alzare un muro, fare ricorso a luoghi comuni, pensare che in fondo chi si trova nella merda, in qualche modo se l’è cercata?

Occorre trovare sempre una spiegazione, una giustificazione, una ragione.

Fa sentire meglio, fa sentire che c’è un senso, perché nello smarrimento si finisce con il camminare a tentoni, urtando contro ogni cazzo di spigolo.

E no, non l’ho messa da parte la sensibilità. Ne ho a vagonate, né ho treni interi, ma ora non posso permettermela.

E poi non l’ho costruito io un mondo dove si parla di sentimenti e si costruisce indifferenza.

C’è chi sa piangere, (buon per lui/lei), e sentirsi meglio dopo. Io no. Io faccio come quelli che fanno la guardia, giorno e notte, con il freddo o con il sole a picco, sempre sull’attenti.

Sono certo che arriverà anche il mio riposo, per il momento è così.

Ma continuo a vederli quei bambini, quegli uomini, quei morti, quegli amici che arrancano, quei fratelli che soffrono, quelle madri che vorrebbero solo un abbraccio, quei padri che tremano, quelle compagne che vorrebbero un po’ di quiete.

Vedo tutto.

E sento tutto.

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