Archivio

Archivio Gennaio 2015

Talento reprise

20 Gennaio 2015 Nessun commento

Un mio amico ha pubblicato un album, forse è il secondo, non lo so.

Ci sono cose belle, altre meno, però c’è il suo talento, tanto o poco che sia, non posso stabilirlo io.

Mi chiedo come sia.

Far prendere corpo al proprio talento, intendo.

Magari lavorare da solo e con altri, ad un progetto fondato sul proprio talento.

La cosa che riesco ad immaginare come simile ad una roba del genere, è la gravidanza.

Ed io non sono mai stato incinta.

Ma qualcosa dentro, al netto della colite, ce l’ho sempre avuto. Ho provato a farlo uscire, spesso. Ma male, sempre male.

E le parole, l’unica cosa che ho, sono rimaste  nei miei libricini prima, nei file word, nel blog, in qualche racconto nascosto, dopo.

Le mie parole sotto il tappeto, sciacciato dal Giudice severo ed inflessibile che sono sempre stato. Giudice di me stesso.

E quelli che hanno creduto nelle mie parole li ho bollati come incapaci di capire, illusi, inadatti a giudicare.

Ho sempre dato più peso alla critiche ed all’indifferenza.

Le mie parole sono rimaste così, schiacciate tra un foglio e l’altro, ammonticchiate nei pc, nascoste in mille lettere, insieme a tutte le storie inventate e sognate.

Le ho “regalate” a chi mi vuol bene, ad ospiti di passaggio, ai bambini ed al loro sgomento.

Mi chiedo come sia avere un talento e vederlo venir fuori.

Ascolto l’album del mio amico e provo ad immaginare come ci si possa sentire.

So che io lo avrei distrutto mille volte, lo avrei fatto a pezzi, lo avrei nascosto nel doppio fondo di un cassetto, geloso del mio talento, o forse solo senza palle.

Categorie:Argomenti vari Tag:

Inceppattiello

8 Gennaio 2015 1 commento

ormai è tutto un “non ci voglio stare con papà”, “non voglio uscire con papà”, “ma non lavori oggi, papà?”; “non è vero che da piccolo mi addormentavi tu, sempre mamma, solo mamma”….

Riscrive pure la storia Corrado.

Si dimentica di me chino sulla sua culletta ad inventarmi ed a raccontargli storie.

Non si ricorda che per ogni storia voleva una sigla, e la sigla io gliela facevo.

Non si ricorda dei giochi sul letto, a terra, per aria, a mare.

“Vai via papà, lasciami stare, sono arrabbiato con te”.

Ed è un pugno allo stomaco, sono mille pugni allo stomaco, oggi più che mai.

Ma lui è un bambino ed io un adulto. In teoria.

Per quanto un padre possa fare, per quanto possa essere presente, sensibile, amorevole, la casa sarà sempre la madre.

Non lo so se reggerò all’adolescenza dei miei figli.

So che al prossimo “non lo voglio papà”, il cuore mi finirà nel colon e verrà cacato via.

Però, caro Corrado, se oggi hai orecchie per sentire tutte le storie del mondo, se oggi la tua fantasia ti fa costruire mille mondi in un secondo, lo devi pure un pò a questo stronzo che è tuo padre.

Con amore, mio maledetto inceppattiello….

Categorie:Argomenti vari Tag:

Pinuccio.

5 Gennaio 2015 Nessun commento

Pure Pinuccio se n’è andato.

Se avete un cuore, Pinuccio ne occupava una parte. Ne sono certo.

Al bando le stronzate su come Pinuccio incarnasse la napoletanità. Che cazzo è la “napoletanità”?

Al bando pure i vari Mogol che dicono “…anche se non scriveva un bel pezzo da anni”

C’è gente andata in paradiso per una canzone.

Pinuccio era un’anima nobile, un uomo curioso, un misto di sensibilità umana e musicale, ma ciò che più conta era la colonna sonora, uno dei capisaldi della colonna sonora della mia vita.

Quando sono triste, penso sempre ad una frase ” Ma bastana jurnatae sole e quaccheduno ca te vene a piglia’”.  Ed in quella frase c’è un mondo, in quella frase c’è una soluzione alla malinconia.

E mille altri ricordi, come quando la Punto di mio padre viaggiava spinta da un’energia invisibile fino ai 220 orari su un’autostrada spagnola che pareva un deserto, con i piedi dei miei amici fuori dai finestrini per il gran caldo, con la ventola dell’aria rotta, con lo stereo a cassette che consumava “nero a metà”, “Pino Daniele”, “Vai mo’”.

Penso a quando mi sono rannicchiato in un angolo di una casa di un tempo passato a struggermi per amore, mentre Pinuccio cantava “anima”.

Penso a quanto mi ha fatto cacare “o cammell nnammurat”.

E penso che ogni giorno se ne va un pezzo di tempo, che il pregio più grande che può avere avuto un uomo come Pino Daniele è stato quello di non farsi inghiottire dal già fatto, accettando, essendo consapevole delle critiche che sempre si fanno ai cantautori “eh, ma i primi dischi”…

L’artista vero è curioso, è un viaggiatore dentro se stesso.

Mi piace ricordare Pinuccio come un viaggiatore e come un compagno di viaggio che continuerà a viaggiare con me, oggi più che mai.

La “napoletanità” lasciamola alle sfogliatelle e ai babà.

Pinuccio…Non salutarmi nessuno in paradiso, fatti i cazzi tuoi, io non te lo scasserò il cazzo.

E non leggerò nemmeno wikipedia, che di sicuro già sa che sei morto, quello che non sa è che non lo sei per me. Afammocc

Categorie:Argomenti vari Tag:

Burnin’

4 Gennaio 2015 Nessun commento

Che io poi dico, con tanti locali, proprio quello nel quale, (quella volta ogni mille anni che uscivo), mi sentivo a casa doveva chiudere?

E che cazzo.

E c’avrò pure diritto a sentirmi fuori posto, almeno in un posto dove mi sento a casa?

Un posto nel quale tutto sommato avevano accettato, o si erano rassegnati, al fatto che non bevo birra e non ho vergogna ad ordinare un limoncello.

E poi non pagavo, non che costassi molto, ma quel piccolo gesto mi faceva sentire voluto bene e sono certo che è per questo che veniva fatto.

Potranno metterci o toglierci mille consonanti, ma quel calore là, almeno a me, nessuno me lo darà più, forse perchè era il 2006 quando aprì, forse perchè si diceva sempre “fonoteca o burnin’”, perchè di più non riuscivamo ad organizzare ed a me bastava così.

Forse perchè ci sono andato con Serena, ci sono andato senza Serena, ci sono andato quando Serena mi mancava e quando era incinta. E lì, dietro quel bancone, ci ho trovato sempre i due Femiano che conosco da che sono bambino, quello semimuto e quello peloso che si è rubato tutte le parole del fratello, oltre al terzo socio, che ho conosciuto là..

E insomma, sebbene abbia totalizzato poche presenza in assoluto, posso dire che il 90% delle mie uscite finiva al Burnin’.

Se ne va un pezzo della mia vita, ovviamente se ne va uno più grosso della loro.

E’ un pò come quando finisce una serie tv e sei disperato perchè i personaggi si salutano e tu non sai che fine faranno.

Poi però li becchi che fanno filmoni esagerati, con fighe da paura a passare e ripassare su passerelle varie.

Allora aspetto che esca il loro nuovo film, e che sia un film di successo.

ciao Burnin’  insegna agli angeli a spillare la birra.

Categorie:Argomenti vari Tag: