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Archivio Giugno 2014

Così…

30 Giugno 2014 Nessun commento
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e siamo solo all’inizio…

25 Giugno 2014 Nessun commento

Corrado non è il figlio che immaginavo.

E non lo è Carla.

E per questo sono fortunato, anche se questa fortuna mi costa fatica.

Corrado non gioca a calcio, non è furbo ed un bambino riflessivo e poco esplosivo.

Carla mi centelina baci e abbracci. Mi cerca per poi respingermi, tenendomi in pugno.

Corrado ha deciso che non sono più io la mamma.

Mi aveva abituato male. Dovevo esserci io, sempre io, comunque io.

Ora sono un comprimario. Sono quello che lui sopporta.

L’adolescenza è iniziata un pò troppo presto. Cazzo.

Non sono come li immaginavo, e per questa ragione l’avventura è ancora più grandiosa.

A volte però, in questi ultimi mesi, mi sono sentito solo.

Ho sentito che Corrado si allontanava, e Carla…Bè lei non è che si sia mai avvicinata tanto…

Tutte le cose che uno si racconta, sulla capacità di lasciar liberi i figli, di accettare che acquistino autonomia ecc. Tutte cazzate.

La verità, o almeno la mia, è che ti senti una merda, forse perchè solo per loro ero fondamentale.

In cuor suo ciascuno brama di essere fondamentale per qualcuno.

Ecco, ora io sono fondamentale solo per le piante fuori ai balconi, che se le lascio a Serena o muoiono di sete o mbriache.

Mi chiedo cosa penseranno questi due bimbini quando potranno leggere il mio blog e le mie cose.

Mi chiedo se l’assenza di qualsiasi filtro tra me e loro gli farà “svilire” il mio ruolo.

Mi faccio un sacco di domande.

Nel frattempo soffro per una spalla bloccata da due settimane.

La spalla che si è bloccata perchè per mesi ho dormito su di un lato, per addormentare Corrado e permettergli di toccare il mio neo, quello che ho sulla schiena, che per lui era diventato una specie di pupazzo per la notte.

Ora però sono rimasto con le siringhe che mi fa Raffaele l’infermiere, la Tecar del Centro Manzoni ed un neo che non mi serve a niente.

Carla invece si limita a controllarmi, a sincerarsi che io sia nei paraggi, senza mai un contatto fisico spontaneo. Maledetta nana…

E siamo solo all’inizio…

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L’involucro.

16 Giugno 2014 1 commento

Alcune persone diventano involucri.

Con il tempo si svuotano.

Perdono presenza, allegria, interessi, slanci.

Resta il corpo. Malandato, stanco, gonfio, non curato…

Resta la pelle cadente; resta lo stomaco gonfio; resta la schiena curva.

E tutto ciò non conterebbe, o non conterebbe così tanto, se rimanesse la voglia, un pò di raggia, un soffio di curiosità.

L’involucro è vuoto.

Ha però un potere infame. Il potere di rubare e deformare i ricordi, di riprendersi il tempo buono per provare cancellarlo. Lasciando solo il ricordo di ciò che c’è, (o meglio non c’è), ora.

Ed è una lotta difficile.

Un gioco continuo a bilanciare.

Da un lato parole a caso, dall’altro la mano nella mano.

Da un lato lo stomaco gonfio come avesse ingoiato un pallone, dall’altro quel rovescio tagliato così fastidioso da macinare punti su punti.

Da un lato la schiena china, dall’altro la corsa nell’androne, in cui solo da grande ho vinto io.

E’ un gioco nel quale la rabbia, puntualmente, mi fa perdere.

Se non ci fosse solo l’involucro, ma anche qualcosa, o meglio qualcuno, lì dentro, potrei stringerlo, potrei dirgli di non aver paura, di non sentirsi solo. Ma non si può parlare ad un involucro.Lo si può anche fare, ma si sentirebbe solo eco.

E così lascio che il tempo passi. Coltivo ricordi e rabbia. Amo e odio in un solo respiro.

E nessuno può capire; non mi interessa che capisca nessuno.

Non mi spaventa la morte del corpo, mi spaventa la morte del cuore, dell’anima.

Quando si spegne la scintilla neglio occhi, vigorosa o flebile che sia stata, non c’è più nulla da fare.

L’ho guardato a lungo…E non ho visto nulla dell’uomo che amo, solo la mano tremante…

 

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Delle udienze, delle corse, degli artisti e dei divani scomparsi.

12 Giugno 2014 1 commento

Questa mattina:

udienza ore 9, arrivo puntuale come sempre. Al Giudice di turno mostro il mio bell’atto notificato a mezzo Pec. Ovviamente il Giudice (La Giudice), non sa niente di notifiche a mezzo posta certificata, perchè dovrebbe saperlo? In fondo è solo una legge dello Stato. Con pazienza Le spiego tutto…Lei si prende la sua rivincita e mi fa “avvocato, ma questa per la verità è la ricevuta di un’altra mail”. Imbarazzato ammetto l’errore, ma non mi perdo d’animo. Scendo a 4 scalini i 21 piani del Tribunale, mi intrufolo con una scusa nelle sale del Consiglio dell’Ordine e dico “mi intrufolo” perchè sebbene dovrebbe essere normale per un avvocato poter entrare nelle sale del proprio Consiglio dell’Ordine, nella realtà così non è. Detto questo trovo un computer, mi siedo e stampo le ricevute giuste. Risalgo con fatica i 21 piani perchè la fila agli ascensori si è fatta chilometrica. Arrivo di nuovo davanti alla Giudice, tutto ok, ce l’ho fatta, anche se sono zuppo di sudore e maledico il mio gessato decisamente troppo pesante…

Ecco, ora devo correre ancora, ma prima una spremuta. Il tempo di scoprire che le arancie di Trebisacce sono le migliori del mondo (così mi ha detto il barista) e poi via sul motorino, uno sfratto alle 11 al centro storico.

Il tizio che occupa l’immobile è innocuo, con me c’è un amico che ho portato per mostrargli il locale, sogno che lo prenda in affitto una volta liberato e dia spazio e tempo alla sua arte, ma lui non ci crede di essere un artista, io si invece…

Lo sfratto ovviamente non si esegue, mica si può liberare un immobile da uno che non paga al 1° accesso, dopo soli 10 mesi di morosità. E mica siamo un paese civile noi…

Porto il mio amico dal Commercialista a fare il carico di brutte notizie. Io entro da Feltrinelli, non ci mettevo piede da tantissimo tempo. Mi vengono in mentre i miei tanti sabati a leggere interi libri a sbafo.

Scelgo un libro, uno di Terzani, una raccolta postuma dei suoi appunti e diari. Vago come un’anima in pena per tutta la libreria alla ricerca di… alla ricerca di divani e poltrone. NIENTE. Non c’è più niente. E ora dove mi siedo, ma soprattutto perchè li hanno tolti?

Mi metto in fila per parlare con uno dei ragazzi che danno informazioni su libri, cd ecc, solo per chiedergli “perchè cazzo avete tolto i divanetti?”.

Aspetto un pò, poi cambio idea, mi cerco un angolo e mi sbafo 25 pagine di Terzani.

A lui non lo odio. Terzani aveva tutte le caratteristiche per farsi odiare da me, un pò penso che lo ha salvato il fatto di essere morto, un pò il fatto che era troppo intelligente per diventare vittima delle sue passioni. Gli invidio la curiosità, la capacità di mangiarsi la vita e di essersi costruito una vita da mangiare, con i connessi rischi di indigestione.

Leggo e sogno, e viaggio e mi passano davanti tante immagini di luoghi visti, letti, immaginati, futuri…

Però non riesco a dimenticare la faccenda dei divani.

Qualcuno avrà pensato che una libreria non deve diventare un luogo dove godersi un momento, ma solo un posto dove acquistare un prodotto.

Ma un libro non è un prodotto.

Che sia di carta o su di un file, un libro è un pezzo di vita e la vita merita rispetto e tempo. Togliendo il divano avete fatto un torto alla vita.

Starò esagerando? Forse, ma sono certo che Terzani la penserebbe come me se non fosse morto e soprattutto se venisse anche lui da 21 e passa piani di tribunale avanti e indietro.

Maldetta Feltrinelli.

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