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Archivio Aprile 2014

Salviamo Saviano…

23 Aprile 2014 Nessun commento

Negli ultimi tempi Saviano, tra le altre cose ha scritto di:

pastiera,

carabinieri della sua scorta,

il suo cappello di lana;

delle sue lezioni a Princeton.

Ha pubblicato sue foto con anello, senza anello, con pelata, senza pelata, con sguardo triste, sognatore, trasecolato, sconsolato, battagliero, addolcito dagli eventi, indurito dalla vita.

Si è fatto un “selfie” (lo ha scritto lui) con Benigni, ci ha riempiti di retorica e moralismo da strada.

Ha messo la copertina del suo ultimo libro, zero zero zero, in tutte le lingue del mondo, forse manca il sardo. Eppure ha dimenticato di dire che è un libro di merda.

Ha completamento sostituito se stesso alle notizie e alle opinioni che voleva o avrebbe potuto dare.

Si è messo al centro, sempre e comunque.

Cosa più grave ha impedito a me di commentare le sue puttanate.

Un tempo odiavo il papa, ora mi fa solo ridere, ora odio Saviano.

Più di Saviano odio me stesso che non riesco a non odiarlo.

Più di me stesso odio quelli che lo commentano e gli scrivono cose tipo “grande Roberto, continua così”.

A loro vorrei chiedere: “ma così come?” Così a farsi le foto? Così a menzionare tutti quelli che in qualche modo gli danno ragione?

E’ una persona malata; malata di protagonismo, secondo me non aveva uno straccio di amico manco prima di Gomorra.

Io sono d’accordo che abbia la scorta, forse per maggiore cautela dovrebbero pure fargli chiudere il cesso.

Eppure non riesco a cancellarlo dai miei contatti facebook.

Saviano, sei un coglione, non c’entra nulla con l’antimafia, con la legalità, con la lotta al crimine. Sei un coglione. PUNTO. E scrivi di merda. PUNTO ESCLAMATIVO.

P.S. se vuoi parlarne da vicino ti offro un gelato, chiamami.

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Maledetta cucina banzai.

11 Aprile 2014 Nessun commento

ci ho dovuto dormire su.

Ci ho dovuto pure cacare su.

Poi ci ho potuto pensare.

Ho dovuto aprire il frigorifero, vedere quegli avanzi, vederne la forma, il colore, ricordarne la consistenza…Ma alla fine posso dirlo.

Devo dirlo, anzi gridarlo.

Ma prima il racconto.

Prenotazione con formula all you can eat. Il tizio ci dà l’ok, ma subito dopo utilizza il contatto fb per provarci con Serena.

Non è questione di gelosia.Io dico che non puoi pensare di mescolare cibo e fessa, perchè semplicemente non si fa. Quindi annullo la prenotazione e ti mortifico. Fatto.

Fase due, prenotazione in altro posto. La formula è diversa, lo scoprirò solo dopo.

La chiamerò “all you can pay”. Lo “you” sono io…

Entriamo e ci sediamo.

Parte una lezione che manco il giovane Daniel San si è dovuto zucare dal maestro Miyagi.

Sfiniti ordianiamo robe dai nomi impronunciabili.

Si, lo avete capito tutti, forse anche prima di me, è un ristorante giapponese.

A parte i mega televisori che in un ristorante fanno già cacare di per sè, la questione è dapprima il logorroico cameriere che parla, parla, straparla, chiede verifica…Poi il resto.

Mi sento sotto pressione.

Mangio e mentalmente penso alle risposte che dovrò dargli quando lui mi chiederà cosa ne penso.

Ora so cosa provavano i concorrenti di telemike.

Convinti come siamo che essendo i giapponesi mediamente nani, anche le loro porziano  debbano esserlo, ordiniamo un mondo e quell’altro.

Serena, nei panni di Arpagone dell’avaro di Molière, mi ripete ogni boccone che pagheremo un botto. Io apprezzo l’ironia del plurale e provo a tranquillizzarla.

Al 3° gambero in tempura mi sono già sfracassato le palle e sogno mistiche montanare che vengono ad adagiarsi sul piatto.

Il professor cameriere porta un enorme piatto pieno di 24 pezzi di non so cosa. I sapori sono pressocchè indistinguibili.

Mi intima di mangiare ogni pezzo in un sol boccone. Il diametro di questi cosi è di circa 5 cm, roba da mettere in difficoltà gente come la Carfagna e la Minetti. Gente allenata insomma.

Ma mi violento e ce la faccio, ho troppo timore dell’ira del colto servo.

Ad un certo punto però chiedo asilo politico nella vicina Sud Corea ed il cameriere, sia pure amareggiato, ci accorda una tregua. Porterà via il piatto e ce lo incarterà per farcelo portare a casa.

Dopo 4 secondi arriva un altro piatto ancora. Sono robe strane tonde, sopra il solito gambero.

Non faccio in tempo ad afferrarlo con le bacchette che il tizio mi blocca.

“Prima prendi il gambero, poi lo parcheggi in un lato della bocca, poi prendi il resto e mastichi tutto insieme”

Non è una serata al ristorante, deve essere una moderna forma di harakiri culinario.

Non so come, riusciamo a finire questa roba. Ci rinfreschiamo, si fa per dire, con un gelato pseudo normale.

Arriva il conto. €100,00…

Non credo di aver mai pagato 100,00 per due pasti. Era tra le cose che avrei escluso nella mia vita, insieme al far sesso con un gorilla o comprare una duna.

Posso quindi dirlo.

Posso gridarlo.

Giapponese, giapponese, io ti maledico. Io ti mando a fare in culo. A te, e pure a quel cazzo di cameriere.

Ho avuto gli incubi. Mi interrogava, mi chiedeva cose della tradizione dell’impero giapponese. “Non lo so, non lo so” rispondevo. Lui era deluso, e mi portava un altro piatto, e un altro conto…

E poi dici che vi hanno bombardato…

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cose che mi piace notare

10 Aprile 2014 Nessun commento

Interno funicolare.

Sto scendendo a Via Roma, ho un appuntamento di quasi lavoro.

E’ un orario comodo, trovo posto facilmente.

A fianco ho una che fissa il cellulare. Lo facciamo tutti ormai, solo che lei lo fissa proprio, non fa nulla, e nemmeno il cellulare fa nulla per cui vale la pena guardarlo. Boh, avranno una qualche relazione telepatica.

Di fronte siede  una signora anonima che si mimetizza con la paretina dietro di lei. Al suo fianco un vecchietto, ma manco tanto vecchio.

Come spesso fanno i pensionati, indossa giacca e cravatta sotto giacconi improbabili, anche se probabilmente deve semplicemente far passare la giornata. Forse quel tentativo di eleganza gli ricorda il tempo in cui era attivo e gagliardo.

Su un’altra panchetta siede un ragazzo, avrà 16-17 anni.

Il vecchio non è che vuole proprio nasconderlo che è pensionato, d’altronde sarebbe uno sforzo inutile, nessuno lo scambierebbe per il Presidente di Condindustria che va ad una riunione, e quindi si legge beatamente la sua settimana enigmistica.

Lo fa con calma, idealmente riempe pure gli spazietti con i puntini neri per vedere che immagine ne vien fuori.

Poi viene colto da una fologorazione.

Siamo quasi alla fermata di corso vittorio emanuele. Va direttamente ad una delle ultime pagine.

Si gira verso quello che solo ora capisco essere suo nipote e gli dice porgendogli la rivista: “tiè, ci stanno le barzellette, le vuoi leggere?”.

Il ragazzo dice no con la testa, il signore riprende il suo “lavoro” di enigmista. Il ragazzo poi sorride, un pò divertito, un pò imbarazzato.

E’ quel sorriso di chi ha un’età in cui vuol apparire uomo, ma essere amato come un bambino.

Rifiutando le barzellette si è sentito uomo, nel sentirsele offrire dal nonno si è sentito amato come un bimbo.

Esco dalla funicolare contento, perchè ho visto una cosa delicata ed è durata poco ma in quel poco io c’ero.

Ciao signore quasi elegante.

Ciao nipotastro.

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