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Archivio Novembre 2013

martedì…

26 Novembre 2013 1 commento

stamattina sono stato esonerato dall’accompagnare corrado a scuola.

Dovevo tenere Carla fino alle 11 perchè la Signora che ci domina, riduttivamente chiamata “tata”, ha deciso che doveva stirare.

Quando lei stira non vuole essere stressata, a volte ho quasi timore che mi chieda di non fare rumore. Si è messa in cucina, per dirle una cosa, prima di aprire la porta, ho perfino bussato…

Con Carla ci siamo trastullati tra costruzioni, pesca di pesciolini calamita, abbracci e pernacchi, poi lei ha deciso che doveva mettersi in divano a guardare un cartone, mi ha fatto capire quale e se n’è stata lì.

Alle 11 la Signora è uscita dalla cucina e, come in palla avvalenata, mi ha liberato.

Mi sono vesito, perchè non avendo ricevuto autorizzazione ad hoc non mi ero potuto manco togliere il pigiama, e sono andato in palestra.

La palestra la mattina è un luogo misterioso. Secondo me si consumano le peggio cose. La cosa più divertente è vedere quelli come me, quelli tipo che hanno il culo di avere una mattinata libera, che fanno di tutto per non farsi notare, come se stessero rubano. Credo che ci sia qualcosa che ci resti attaccato addosso di quando facevamo filone a scuola…

Cmq i tipi sono i più disparati, c’è la tizia che va lì ogni mattina per fare un culo da paura, però lo vedi che è senza speranza, e vorresti dirglielo, vorresti che lei si rassegnasse ad un culo tutto sommato normale, ma niente, lei insiste, continua con quegli esercizi quasi mortificanti…Mi fa quasi pena, specie perchè viene tutta truccata come se quello fosse un momento di alta socialità.

C’è l’istruttore mollicone, forse l’istruttore è per contratto fariniello, non lo so, cmq sta sempre lì a molestare qualcuna, quando la palestra è vuota si molesta da solo guardandosi nello specchio.

C’è anche il tipo come me, che fa tutti gli esercizi in maniera scrupolosa, controlla la scheda ogni 2 minuti e compie sforzi mostruosi, il tutto perde di credibilità quando viene fuori che sul bilanciere sono caricati scarsi 20 kg….

Il momento peggiore, per la mia autostima, è quando mi alterno con qualcuno per usare una macchina. Io sono sempre quello che deve abbassare il peso che ha usato l’altro tipo, sempre…

Oggi poichè l’altro era un ragazzino in odore di tisi, ho deciso che non l’avrei fatto, ho rischiato seriamente si far esplodere i miei poveri e delicatissimi quadricipiti.

Per fortuna dopo 1 ora e mezza ero fuori, non mi restava che portare la macchina in garage per evitare che tentassero per l’ennesima volta di forzare la serratura, e poi tornare a casa.

E’ bello tornare a casa dalla palestra, hai le endorfine in circolo e ti senti un altro. Dura poco, ma non fa nulla, quanti possono permettersi il lusso di essere “semi-felici” di martedì mattina?

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Sono un ebookinaro.

25 Novembre 2013 Nessun commento

Vi invito a leggere questo articolo:

http://www.internazionale.it/incipit/incipit/2013/11/24/il-libro-era-li/2/

Perchè? Perchè non lo condivido affatto.

Premetto che ho letto la prima parte con attenzione e la seconda sorvolando di paragrafetto in paragrafetto alla ricerca di qualcosa che non puzzasse di parruccone, ma è stato un vano ricercare.

Il tizio parla del perchè e del per come il libro deve rimanere di carta, del dialogo tra le mani e la carta, tra il cuore, l’anima e la mani, intese come tatto, come senso fondamentale attraverso il quale si percepisce l’esistenza del mondo.

Premesso che io diffido da quelli che per rafforzare le proprie idee infarciscono i propri scritti o le proprie idee di citazioni di questo o quel filosofo, scrittore, poete e quant’altro. Mi pare sempre  come una implicita ammissione della debolezza della propria tesi.

Amo i libri, li ho amati non da subito, ma ricordo esattamente il giorno in cui me ne sono innamorato.

Avvenne tardi.

In precedenza avevo avuto con la lettura delle piccole storie senza importanza, ma un giorno; un giorno dei miei 17 anni, sdraiato a pancia in giù nel mia cameretta soppalco, mi innamorai di un libro, era “Sulla Strada” di Kerouac.

Lo lessi con fame, con desiderio, con rabbia, con dolcezza, con urgenza, con delicatezza e, solo a distanza di anni, mi sono reso conto che erano le stesse cose che si mettono nell’amore.

Da quel giorno i libri ed io abbiamo avuto un rapporto intenso, costante, semplice, senza pretenziosità, a volte con una punta di pudore, come a non farsi troppo male nel cercare, e trovare, tra le pagine, pezzi di anima in eccesso che non sarei stato in grado di sopportare.

Un libro, quando è un gran libro, anche se parla di cucina, sport o malavita, finisce con il parlare di te, a te, con te…

Detto questo, un paio di anni fa un caro amico mi regalò un lettore ebook.

Prima di possederlo ero come il tizio dell’articolo che ho linkato, (ma molto meno colto), pieno di idee da salotto sull’assoluta necessità della corporeità del libro, sull’importanza del contatto fisico prima ancora che mentale tra il lettore e la storia.

Ho dovuto cambiare idee e nel cambiare idea ho scoperto di non essere completamente immobile e fesso come sono quelli che non cambiano mai opinione.

Oggi che leggo e leggo e leggo, sia pure nel poco tempo che ho a disposizione, mi accorgo che l’ebook non mi ha tolto nulla, anzi mi ha dato.

Mi accorgo che ricordo alcuni libri, come ricordavo prima quelli su carta; mi accorgo che posso leggere meglio e di più, che a mancarmi non è certo il peso di 5 kg di uno Shantaram.

Quando leggo i conservatori del piffero penso sempre a “Troisi ed al grammofono” di “Ricomincio da Tre”.

Amavo prima ed amo ora i libri, con la differenza che ora posso amarli più comodamente, con meno sforzo e minor peso anche economico. Posso tenere il mio lettore sempre nella borsa ed astrarmi quando e dove credo, anche per pochi minuti.

Dice l’autore dell’articolo:

“Questo dunque è il nodo patologico del libro, l’articolazione dove le mani afferrano e lasciano andare. La mano che afferra non ha a che fare solo con la prossimità e la comprensione, ma anche con l’arrestare e l’essere a restati. Aggrapparsi ai libri è aggrapparsi al tempo. Uno dei formati librari più diffusi del diciannovesimo secolo – il crepuscolo del nostro mondo del libro – era quello degli almanacchi letterari, che avevano titoli come Keepsake, Non ti scordar di me, Souvenir. Questi libri erano pensati come doni, da essere offerti perché non fossero mai abbandonati (sebbene spesso, di fatto, fossero nuovamente regalati). Si riempivano dei messaggi dei padri ai figli, dei mariti alle mogli o delle zie alle nipoti e, occasionalmente, di poesie scritte sulla carta velina tra le illustrazioni. Così i lettori imparavano a preservarsi l’un l’altro nei loro libri. I libri sono il modo in cui parliamo con chi è lontano e con i morti. Che il passato sopravviva nei libri è un luogo comune. Il punto importante è che possiamo chiudere i libri – e così la nostra relazione con il passato.”

Ebbene a lui io rispondo, io afferro e lascio andare con la mente, con il cuore, con l’anima, con l’intelletto, non mi occorrono le mani, e non mi occorre un simulacro da preservare, mi occorre la fame, l’urgenza, il desiderio, la rabbia, l’amore, la calma, la delicatezza, cose che possono esistere anche senza materia, o nutrirsi di altra materia, tipo quella dei sogni che un libro, inteso come storia, continua ad alimentare, pur senza carta, pur senza rilegatura, pur senza ingiallimento delle pagine.

Mi spiace che il Sig. Andrew Piper, non possa leggermi, anche se forse, pur potendo, non lo farebbe perchè le mie parole sono immateriali, non possono essere toccate e non possono raggiungere, gliel’ho detto Sant’Agostino.

 

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Cancellate ogni traccia…

22 Novembre 2013 3 commenti

Sono quasi sicuro che tutto quello che ho pensato di fare io, qualcuno lo ha già pensato prima e, secondo me, anche fatto.

Ho abbandonato l’idea di poter essere originale quando ho visto delle robe su youporn (ovvio che io lo guardi solo per ragioni di studio).

Cambio di registro…Ma alla fine tutto si collegherà, abbiate fiducia.

Serena ha un blog, non ho ancora capito se si può dire o meno, cmq ce l’ha. Lei segue dei blog, molti più di me, io un paio, uno di questi ha deciso di chiudere, forse perchè io lo seguivo.

In ogni caso tra i blog che segue Serena ce n’è uno di una tipa che era malata. Era, non perchè sia guarita…E’ morta, ha lasciato marito e due figli o figlie,  non so. Va detto così, come fosse un fatto di cronaca, come fosse una cosa fredda, un dato secco da riportare, perchè altrimenti non ne esci più.

Perchè tra le varie cose che questo cazzo di internet ha fatto, c’è l’aver allargato i nostri rapporti, anche se superficiali, c’è il rischio, concreto, di ritrovarsi a piangere la morte di una persona che non conosci, che non hai mai visto in faccia, che magari malata e buona ti sarebbe stata sulle palle solo per il modo di muovere il sopracciglio. Invece no, inizi a leggere, assorbi le parole e con esse gli umori, cominci a conoscere il mondo che orbita intorno a questa persona e, senza manco accorgertene, ti trovi in un angolo a piangerne la morte.

Io non ho abbastanza forza per piangere chi non conosco, non me lo posso permettere.

Anzi, lo dico ora, io non voglio essere pianto da chi non mi conosce.

Sia chiaro, non ho intenzione di morire a breve, e cmq non prima di tutti voi che mi leggete, ma solo per non farvi piangere…

Detto questo arriviamo all’idea.

Uno muore ed il suo blog, il suo profilo, le sue mail, quella che i fighi chiamano la sua “identità digitale” resta qui, in rete, alla mercè di:

- compagne/i in cerca di corna passate;

- società di marketing che studiano quale banner mettere sul tuo profilo fb;

- gente che vuole semplicemente farsi i cazzi tuoi.

L’idea è creare una società che si occupi di cancellare le nostre tracce digitale dopo morti.

Io non voglio che il mio blog mi sopravviva;

non voglio che nel giorno del mio funerale sulla mia bacheca sia scritta una roba tipo “i canari sono più potenti dei banchieri”;

non voglio che uno che cercava la ricetta del pat thai thailandese si ritrovi sul mio blog e legga un commiato, magari scritto da Serena, dove dice che sono passato a miglior vita.

E poi il ricordo… Siamo talmente “tracciati” in tutto ciò che facciamo, pensiamo e diciamo che tra un pò sarà impossibile preservare un ricordo. Agli altri di noi  rimarrà  la conoscenza precisa e reale di ciò che eravamo.

Mi spiego, perchè non mi sono capito bene: metti che hai trascorso un weekend con alcuni amici, poi vi perdete di vista, dopo decenni vieni a sapere che uno di questi amici che hai perso di vista è morto, il ricordo magari ti renderà quel weekend più bello, più intenso, più carico di significati. Trasla  tutto alla facebookera, il tizio muore, tu vai sul diario, torni indietro fino all’anno 2013 e ti guardi le foto, leggi gli status, i commenti. Ti riprendi la fedele realtà, non ti vivi il ricordo.

In sintesi, io voglio essere ricordato, non voglio essere riletto.

Credo lo volesse anche la tizia di quel blog che legge Serena, credo lo vogliano tutti in fondo.

Affanculo al blog della tipa, che le sue figlie non lo leggano mai, che si ricordino la madre ogni giorno più bella e più forte e più dolce, anno dopo anno, ricordo dopo ricordo…

 

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mattinate

21 Novembre 2013 4 commenti

alcune mie mattinate sono strane. Io sono (pardon faccio) metà avvocato e metà casalingo (o padre, o nullafacente, decidete voi).

Stamattina i bambini si sono alzati tardi, la qual cosa ha del miracoloso, io mi sono svegliato per caso alle 8.30, ho vestito di corsa Corrado, l’ho costretto a fare colazione con una immangiabile pizza del giorno prima e poi mi sono abbigliato come uno che porta il cane a pisciare: pantalone di tuta, scarpe da ginnastica, felpa sporca da casa e piumino…

Ho portato Corrado a scuola e mentre camminavo ho incontrato una mamma con la quale mi ero sentito qualche giorno prima per mettere a punto una strategia comune, al fine di ottenere la nomina di una supplente per una maestra assente da circa un anno.

La tipa non ha mail. La cosa mi aveva già sconvolto la prima volta che me lo aveva detto telefonicamente,oggi me lo ha ribadito.

L’ho guardata come si guarda un’ aliena. Avrei voluto dirle, in maniera molto netta, quasi discriminatoria: “io non ci parlo con chi non ha una mail”. Passino quello che vogliono far studiare i figli in casa, quelli che non vogliono usare la carta come tovaglioli, passino le fan della tracciabilità dei cibi…Ma avere una mail, scegliere di non avere una mail, che cazzo di senso ha?

La tipa mi ha dato degli appunti, su un foglietto, scritti a mano…Li ho messi in tasca ho proseguito la mia corsa verso scuola.

Dopo aver lasciato Ado in classe ho atteso un’altra mamma, mentre attendevo sono andato al bar, non avevano cornetti piccoli, e lì è successa la meraviglia, la Signora al banco mi ha detto: ” e che problema c’è, prendetevene metà”. Me ne ha dato metà, me ne ha fatto pagare metà. C’è del genio in questa cosa…

Ho poi incontrato la mamma numero 2, per relazionarle sulla mia ricerca di una insegnante madrelingua inglese per i ns figli, lei andava di corsa, io cazzeggiavo. Rapidamente, insieme ad una 3^ mamma siamo arrivati alla funicolare. Loro, produttive, sono andate via io, fancazzista, sono rimasto lì pensando al da farsi. “Ecco, chiamo la tizia madrelingua per conoscerla”. Appuntamento proprio a piazza fuga. Dopo 10 minuti ci incontriamo, lei è la classica madre lingua inglese, solo che è greca, dice che ha vissuto da quando era bambina a Londra, nomina Youtube e Laptop, ed io cerco di fondare il mio giudizio sulla pronuncia di quelle due singole parole.

L’aspetto è di una aspirante anarchica greca, mi ispira simpatia, ma secondo me lei sta all’inglese come io alla musica lirica.

Forse le darò una chance, devo ancora decidere. “You tube”; “Laptop”, le dice meglio di me, ma ci vuole poco…

Strani segnali nell’aria, quella fredda che ho sentito attraverso i miei pantaloni di tuta. Peccato solo che non avessi un cane da far pisciare.

 

 

 

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piedi che terrorizzano.

14 Novembre 2013 Nessun commento

oggi in funicolare ho visto un tizio enorme, con una camicia nera che pareva sul punto di sfondarsi per la possenza dei muscoli.

Doveva essere uno di quei tipi che fanno la security in qualche negozio, fatto sta che l’ho squadrato per qualche secondo, poi sono arrivato alle sue scarpe.

Ne ho avuto paura. Ho fatto una foto, mi è partito anche il flash…Ho avuto timore che mi uccidesse, non se ne è accorto.

Il suo piede, in particolare il mignolo, mi ha terrorizzato, mi terrorizza anche ora

in particolare mi terrorizza la potenza di quel mignolo del piede a sinistra, quello che pare sul punto di uscire dalla scarpa.

Poi sono entrato nel panico, tutti parevano avere piedi giganti e mostruosi, ho scattato altre foto…

questo sarà stato 48 di piede….

qui il piede finiva mezz’ora prima della scarpa, il resto era folcrore…

Forse quando tra me e me pensavo: “oggi me la faccio a piedi”, pensavo ad altro, ma poi le cose hanno preso uno strano corso…

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dei blog, del blog, di questo blog

11 Novembre 2013 Nessun commento

uno ogni tanto vorrebbe fare il punto della situazione, anche su cose poco importanti, come un blog.

Viene voglia di chiudere tutto e tornare a scrivere sui foglietti volanti. Solo che lì sono solo lamentele, lo sono sempre state ed invece qui, avendo un nutrito pubblico di circa 12 persone, che facebook porta alla esorbitante cifra di 15/16 (nei festivi), qui, dicevo, mi devo controllare, devo andare al di là della semplice lamentela, o quanto meno infarcirla con un pò di ironia, (quando ci riesco).

Però resta un problema di fondo: “a cosa serve un blog?” Tutti hanno un blog, se non hai un blog rischi di non esistere, il blog è la nuova frontiera del narcisismo letterario, non per niente l’osmosi tra il blog e il libricino è frequente e spesso imbarazzante.

Era più divertente scrivere racconti, quanto meno facevo ricorso all’inventiva, qui invece dico, ma non dico, penso, ma non  mi sbilancio, ragiono, ma non approfondisco…

Un blog come si deve dovrebbe essere anonimo, solo così ci si sentirebbe liberi di dire esattamente quello che si pensa nel modo in cui lo si vuole.

Un esempio: io penso che la storia del napoletano che dà addosso allo juventino è davvero ridicola ed offende l’intelligenza umana, che è in genere offesa dal tifo in generale, il tifo inteso come moto irrazionale.

So che però ne verrebbe fuori un vespaio di polemiche in grado di generare almeno 3 commenti; cosa che questo blog non può permettersi.

C’è poi una considerazione importante, tiscali è la peggior piattaforma blog dell’universo, frequentata dai peggior blogger del paese.

Sono però seguitissimo dai Sigg.ri: “??????” che mi commenta più volte al giorno, da “richard goozh…” che si firma, ma non ha il coraggio di dire nulla e da mille personaggi enigmatici, tutti di lingue inglese che chissà perchè leggono benissimo in italiano, ma commentano in inglese magnificando la bontà dei miei post.

Malpensanti dicono sia spam, io sono certo che siano solo dei grandissimi studiosi della lingua italiana appassionati della mia verve.

Vabbè, dei blog, del blog, di questo blog, ormai sono quasi 10 anni e quindi?

Forse dovrei darmi un tema.

Però escludendo cucina, mamme, calcio, figa, cosa mi resta?

Resta roba generica, come quella che sceglievo a trivial quando la mia ignoranza mi impediva di rispondere a domande specifiche…

Questo è un blog generico, privo di un indirizzo, spesso meno sincero di quanto possa apparire però, come dicevo prima, viene puntualmente letto dal Sig. ????, con la variante della Sig.ra ?????!!!!, posso ritenermi soddisfatto.

P.s.  giusto per non rinunciare a quei 3 furiosi commenti, da ignavo del pallone dico che un’eventuale vittoria del Napoli contro la Juve, non avrebbe vendicato i borboni contro i piemontesi, ne sono quasi certo…Ma potrei sbagliarmi.

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