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Archivio Ottobre 2013

Otranto…

31 Ottobre 2013 3 commenti

L’ultima volta che sono andato alla gelateria “Otranto” a Via Scarlatti, la cassiera mi confessò che un affitto da circa 9.000 euro al mese, richiesto dal proprietario per il nuovo contratto, non erano più in grado di reggerlo; che ancora ancora nei mesi estivi, ma d’inverno era impossibile.

Pagai la mia vaschetta da 10 euro, con immancabile nocciola e me ne andai a casa, cercando di calcolare quanti cazzo di chili di gelato deve vendere una gelateria per pagare 9.000 euro al mese di affitto. Non ne venni a capo, tra me e me sentenzia che ci volevano panetti di droga nella crema per arrivare a quegli importi, ed evidentemente Otranto non commerciava, fortunatamente, in droga, eccezion fatta per la nocciola di cui sopra…

Così Otranto ha chiuso, la sua nocciola è ora solo un ricordo, nei paraggi ci sono un “fantasia di gelato” o “fantasie di gelati” con gelatai quanto meno discutibili, (uno di loro qualche tempo fa ci intrattenne un bel pò parlandoci di cocaina), e da poco un “casa infante” che, per rendere più “comodo” ai propri clienti, la seduta ai suoi tavolini, ha provveduto a segare a mano qualche ramo di albero, il tutto nell’indifferenza della polizia, da me allertata (ma questa è un’altra storia).

Loro di sicuro i 9.000 e forse più euro per pagare l’affitto ce l’hanno e fatevi i vs ragionamenti.

In ogni caso, dove prima c’era Otranto ora, dopo qualche anno, aprirà un apple store.

Ho anche io un Iphone, anche io fotografo e pubblico molte, moltissime cazzate, ciò non mi impedisce di pensare che:

a) nessun cellulare vale quanto la nocciola che faceva Otranto;

b) hai voglia a fotografare e postare scene della tua vita, ma la vita sarà sempre un’altra cosa;

c) arriverà, forse è già arrivato un momento in cui non mangeremo più il gelato per piacere, ma per farlo sapere in rete.

Non ricordo chi scrisse un libro dal titolo “vivere per raccontarla”, oggi forse scriverebbe, viverla per pubblicarla, o forse pubblicarla per viverla…

Senza retorica, anzi no, con tanta, tantissima retorica, mi spaventa l’idea di non vedere  più la fila di bambini, ragazze, ragazzi, adulti e vecchi per un bel cono, e di vederla sostituita da un fila di soldatini ansiosi di accaparrarsi il nuovo modello di Ipad.

Per me; per me che sono vecchio, era meglio una nocciola 1.0 di un iphone 6

 

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Laggiù (considerazioni di un neo sub)

29 Ottobre 2013 Nessun commento

E’ iniziato tutto per caso, chiacchierando a bordo ad un gommone, vestito in giacca e cravatta, roba tipo film di James Bond.

Poi le prime immersioni e le sensazioni che in parte ho già raccontato.

Mi sono chiesto più volte, svegliandomi alle 6 di mattina per muovermi da casa diretto al diving di turno, ma perchè?

Faccio ancora fatica a rimanere in assetto, salgo e scendo come un coglione, brucio l’aria nella bombola come fossi una ferrari, sto continuamente attento a non perdere il mio compagno…E allora cosa mi spinge a scendere?

Si la bellezza del blu, i pesci, le stelle marine, i fondali, tutto…Ma la prima cosa che mi viene in mente è: il respiro.

Scendo perchè laggiù tutti i miei sensi si cancellano, e resta solo il respiro;

svaniscono pensieri e ansie;

resta un solo obiettivo, qualcosa che in genere si dà per scontato, eppure scontato non è: respirare.

Te ne stai lì sotto e ascolti il tuo respiro, poi magari ti giri, cerchi con gli occhi, controlli il manometro; però di fatto a guidarti, a farti compagnia è solo il rumore del tuo respiro e grazie a lui avverti la presenza dei polmoni che si gonfiano e si sgonfiano, come dei palloni; impari a guidarli, a giocarci, a tenerti in assetto ed anche questo aiuta a far scomparire tutto il resto.

Laggiù, spero mi crediate perchè lo dico senza retorica, non esiste il resto, non può esistere, come forse non esisteva nella pancia di mia madre, come forse non esistera in un ipotetico “dopo”.

Non che sia un’esperienza mistica, quello no, però è la cosa più vicina a ciò che io immagino possa essere un’esperienza mistica.

Nelle poche immersioni che ho fatto mi è sembrato di capire che ogni sub ha una sua motivazione: c’è quello che cerca la specie più bella; quello che si mette alla prova, quello che deve arrivare a -60 e più, quello che deve fotografare e raccontare, quello che diventa parte del tutto; quello che almeno laggiù non viene raggiunto alla moglie rompicoglioni, o quella che non viene raggiunta dal marito ossessivo  e c’è anche chi, come me,,si immerge, almeno per ora, per il respiro, per recuperarlo, per ascoltarlo e, a seconda dei momenti, per assecondarlo o per guidarlo.

Laggiù è bello per questo, perchè c’è spazio per tutti, nessuno ti chiede di fare o non fare, l’importante è non smettere di respirare…

 

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Le parole sono importanti…

29 Ottobre 2013 Nessun commento

lo diceva il buon Nanni: “le parole sono importanti, chi parla male, pensa male”. Ne sono convinto io.

In Italia facciamo un pò come quelle famiglie umili in cui per darsi un tono affibiano un nome assurdo ai figli, robe del tipo “Chantal, Ridge, Brooke…e via così”.

Da qualche anno a questa parte abbiamo perso il Presidente del Consiglio, guadagnando un Premier;

abbiamo smarrito la finanziaria, ritrovandoci una legge di stabilità,

abbiamo perso gli sfidanti e trovato i competitors;

abbiamo dimenticato, senza averlo mai compreso, il differenziale, ma ci siamo innamorati dello spread.

In Italia c’è la convinzione che a dare nomi nuovi e ad effetto si finisca con l’attribuire chissà quale autorevolezza alle cose, o forse è un tentativo di rendere quelle cose più “affascinanti” o magari solo di renderle meno comprensibili alla massa.

Passa il tempo e ci trasformiamo sempre più in una colonia, pronti a farci sfruttare economicamente, militarmente, politicamente ed ora anche culturalmente e linguisticamente.

Le parole non sono solo la carta con la quale avvolgiamo i nostri pensieri, le parole rispecchiano e contribuiscono alla formazione dei pensieri stessi.

Chi dice premier, non vuole dire Presidente del Consiglio, vuole dire proprio Premier; vuole stravolgere e mortificare un ruolo previsto e disciplinato dalla Costituzione.

Chi dice legge di stabilità invece di finanziaria, ci suggerisce una cosa e cioè che non siamo in equilibrio e che, anno dopo anno, lo saremo sempre meno, ecco perchè non c’è nulla da finanziare, bensì c’è da tentare di restare quanto meno stabili.

Scrivono precari….Leggo “senza futuro”;

scrivono disobbedienti….Leggo disperati e incazzati;

raccontano di “Aziende ospedaliere”, capisco privatizzazione della sanità.

Hanno iniziato da anni con le parole, finiranno con il cambiarci anche i pensieri.

Rispettiamo le parole, chiamiamo le cose con il proprio nome.

Ricordiamoci sempre che “hai voglia a mettere rum…”

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Pistolotto su meritocrazia e dintorni

22 Ottobre 2013 Nessun commento

un pistolotto ogni tanto ci vuole.

Camminavo per strada e pensavo che una cosa giusta ha possibilità di essere realizzata se è anche utile…

Continuano a parlarci tutti di meritocrazia, quando è chiaro a tutti che nessuno occupa i posti che occupa per merito.

Però la meritocrazia crea una società più giusta.

Il problema è che una società non giusta, non remerà verso la meritocrazia.

Però solo una società meritocratica può creare una società giusta che poi lavorera per la meritocrazia ecc ecc così in un circolo virtuoso.

Ma poichè qui la ruota del circolo virtuoso nessuno l’ha mai avviata, non ci resta che rassegnarci a sentir la parola meritocrazia in bocca a persone come Al fano, Car Cagna ecc.

A proposito di meritocrazia, Bassolino è tornato in sella, è un attimo e starà di nuovo tra le palle, se mai si è tolto.

Forse per ottenere una società meritocratica dovremmo rivedere il concetto di merito.

Rubare costituisce un merito; corrompere un merito, evadere 2 meriti, truffare 2 meriti e mezzo. Io non merito niente, ma mi attrezzerò…

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La retorica del fan di Maradona

21 Ottobre 2013 2 commenti

Premessa, ho odiato Maradona. L’ho odiato perchè per anni mi ha fatto piangere ogni domenica e qualche volta anche di mercoledì.

Ero tifoso della juve, contrariamente ad altri non ho mai rinnegato questo mio tifo, perchè come tutti i tifi era irrazionale, esaltante e tremendamente stupido. Ora non me ne può fottere di meno.

Quando tifavo Juve, a Napoli c’erano Maradona, Giordano, Careca e compagnia cantando. Alla Juve c’erano Alenikov, Zavarov, Rush e altre pippe atroci. Prima ancora c’era un Platini agli sgoccioli e tutti i reduci di Spagna 82.

Mi sono zucato Marchesi, la Juve Champagne di Maifredi e fallimenti vari. Quindi Maradona l’ho vissuto dall’altra parte della barricata.

Posso dire che da avversario ne si apprezzava ancor più la grandezza, il genio, la poesia e quindi l’ho odiato ma l’ho anche “amato” come solo un avversario può fare.

Ho letto “Io sono El Diego” e ho visto il film documentario di Kusturica e mi sono piaciuti entrambi. Sono stato triste per la vicenda umana, ma ho sempre trovato ridicoli al limite del patologico gli adepti della religione maradoniana.

Napoli è una citta del profondo sud del mondo, questo va accettato e per questo è comprensibile il bisogno di eroi e miti, ma la retorica di Maradona che ha segnato il riscatto di Napoli contro il Nord padrone è davvero ridicola, in cosa avremmo alzato la testa, se non nel campo di pallone? In cosa Napoli sarebbe cresciuta grazie al volano del pallone?

Un benemerito cazzo!

Ascoltare ieri uno stanco 50 enne, rispondere a tutt’altro rispetto a quello che il servo dei servi degli intervistatori gli chiedeva, mi ha fatto tristezza e l’apoteosi è stata quando Fazioleccaculo gli ha chiesto: “lei cosa ha imparato dalla vita” (che cazzo di domanda è????) e lui, “el pibe imbolsito”, ha risposto “che gli Stati Uniti si credono padroni di tutto, ma non sono padroni di tutto”; risposta meravigliosa nella sua inutilità, qualcosa che nemmeno un ragazzino di 14 anni alla prima occupazione a scuola avrebbe tirato fuori.

E poi la solita morale a doppio binario e non si sa quanto mi fa male dirlo: Maradona sub iudice per evasione, tutti ad assolverlo al di là delle prove ed al di là del lavoro dei Giudici, qualcun’altro fa lo stesso, il verdetto di condanna è scritto prima ancora dell’udienza.

Se gli italiani fanno tristezza, i napoletani, ma più in generale i tifosi (ovviamente non tutti), sembrano come quegli innamorati sfigati che ancora si tirano le seghe pensando alla fidanzatina di 20 anni fa.

A me non frega niente se Maradona si vede con Fidel, con Chavez o con Pino Insegno, era un tipo che sapeva tirare calci ad un pallone, probabile che sia stato e sarà il migliore di tutti in quel campo, ma  non è un saggio, non è una guida, non è cazzo di niente se non un grandissimo calciatore.

Quanta retorica dietro quest’uomo, e quanto è innamorato egli stesso della sua storia…

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A raggia re 20 ann…

15 Ottobre 2013 Nessun commento

Questo post è dedicato ai ragazzi e alle ragazze di 20 anni, gli altri non cacassero il cazzo, o quanto meno lo facesso con discrezione.

A 20 non puoi tirare a campare perchè tanto c’è la festa, il cocktail, o spiniell e o stracazz che hai cacato.

A 20 dovresti tenere tanta di quella “raggia” in corpo, da non dire ” me ne vado da questo paese di merda”, ma da pretendere che, da questo paese, se ne vada quella gente di merda.

A 20 non si firmano le petizioni di Repubblica;

a 20 si tirano le monetine contro la questura, si progetta di cambiare tutto e di distruggere il vecchio.

Se a 20, come un mio vecchio amico, te ne esci che voti Mariotto Segni, (l’equivalente di un Monti di oggi), allora hai un problema e rappresenti un problema pure me che ne ho 15 e passa di più perchè mi levi la speranza.

Ogni età ha le sue forme di ribellione. Io mi ribello denunciando qualsiasi cosa, perchè a 36 anni, o hai fatto la rivoluzione, e si sa che in Italia le rivoluzioni non si fanno, ma si usano solo per scrivere libri radical chic oppure, in qualche modo, hai trovato un tuo posto nel sistema ed allora è da dentro il sistema che provi a ribellarti, se ci provi…

A 20 non va bene che come me scrivi alla polizia municipale, e mandi in copia al mattino. A 20 anni ti metti sulla tua bella vespa e vai a gridare fuori palazzo San Giacomo: “Giggi si na lot”; ti organizzi, fai moviment, stampi volantini…

Arrivo anche a capire, ma non a giustificare, (come si dice in questi casi), quei ragazzi che, pieni di rabbia, perdono il controllo di quella rabbia e, non sapendola incanalare, finiscono con il trasformarla in ottusa violenza.

A 20 si devono avere progetti, prospettive, idee ad ampio respiro.

E’ solo a 20 che si può fare, o quanto meno sognare, una rivoluzione. Con il tempo diventiamo sempre più reazionari, è un modo che l’essere umano ha per non spararsi in bocca.Perchè alla fine non puoi perennemente dare addosso ad un sistema del quale sei parte e quindi chissà come in qualche modo finisci con l’accettarlo almeno in parte.

A 20 anni invece sei ancora fuori da questo sistema e sogni, devi sognare, di distruggerlo e non serve a niente andartene, perchè se non vuoi spaccare il mondo a 20 anni, hai voglia a cercare la tua america.

Come si dice: “nasciamo tutti incendiari e muoriamo pompieri”. Io sono d’accordo, ma cazzo far crescere o pretendere che i 20 enni siano già pompieri no, è troppo.

L’Italia è un paese vecchio, che si rifiuta di usare la forza e le idee dei giovani, che bolla come giovane chi giovane non è, tipo quel coglione di Letta. L’italia è un paese addormentato e non sarà certo un 50enne a risvegliarlo.

Ogni età ha la sua forma di rivolta, di ribellione. Abbiamo o hanno, (non lo so), già tolto tutto ai ragazzi, non leviamogli anche la raggia di cambiare.

Per questo dico al ragazzo e alla ragazza di 20 anni: ogni volta che provi rabbia, trasformala in qualcosa, anche di vagamente sbagliato, ma trasformala, usala, non addormentarla  magari con una vodka o un pezzetto di fumo rimediato.

ps forse è per questo che in questo periodo mi sono fissato con il rap italiano, perchè per quanto clone di quello americano, è pieno di rabbia, è fatto da 20 enni e trasforma la rabbia in versi, che magari è poca cosa, ma è sempre meglio che stare buttati su un divano a dire “io me ne devo andare da qui”.

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Le mammebane part II

11 Ottobre 2013 Nessun commento

ho visto poche “categorie” fare gruppo o, se volete, capannello, come le mammebane.

Le si trova in genere fuori dalle scuole o, se non lavorano, o se hanno tempo, nei bar adiacenti la scuola subito dopo aver accompagnato i bambini.

Parlano fitto fitto, si scambiano informazioni riservate, talvolta tirano fuori dalle borse, meglio se di tela grezza, depliant o volantini su attività assurde in cui coinvolgere non solo gli ignari creaturi, ma anche gli ignari padri…

Se la loro capacità organizzativa fosse reale potrebbero, in pochi giorni, raggiungere i seguenti risultati: 1) adottare tutti i cani del vicinato; 2) scolarizzare l’intero continente subindiano; 3) portare la differenziata al 90%; 4) salvare dall’estinzione il panda. Spesso invece, nello spazio di un caffè, tutto si risolve nella più provvidenziale fuffa.

Esisto però delle figure inquietanti, i capi mammebane. Quelle che non si fermano davanti a nulla; tengono la maglietta con il volto della Montessori, come io c’avevo quella del Che o di Cobain.

I capi mammebane sono ferratissimi su tutti gli eventi per bambini nell’arco di 300 km e organizzano incontri con altre mamme finalizzati a convertire, più che a coinvolgere, roba che scientology è un club di burraco.

Esiste il capomammebana specializzato in alimentazione, quello in tessuti, quello in attività ludiche e quello, a mio avviso più pericolo, in “pedagogia”.

La pericolosa pedagoga mammebana elabora teorie frutto dei suoi personalissimi convincimenti, mischiati con nozioni di km zero, spruzzatine montessoriane e richiami new age.Non c’è modo di contrastarla, anche perchè spesso viene da lunga militanza politica e, volendo, se provocata, può chiavare mazzate alla cecata.

Importante è l’utilizzo dei blog di cui ho già parlato, il sistema funziona così: una mammebana spara una cazzata e la pubblica, un’altra la cita nel suo blog, una terza cita le due prime cazzate e, la mammebana pedagoga, rapace come un avvoltoio, raccoglie il tutto e lo fa passare per una consolidata teoria educativa.

Per le mammebane spesso il bambino non è solo un figlio, ma il modo per mostrare al mondo le proprie capacità educative, anche se la teoria educativa prevede che il figlio o la figlia, nel nome della personalissima rilettura montessoriana, abbia la libertà magari di spaccare la faccia ad altri bambini senza essere ripreso, perchè il trauma infantile, (tu uomo lo devi capire, o anche tu mamma normale), è ben più grave di quello cranico dell’amichetto…

In conclusione prima di fare figli ricordatevi che oltre a generare un erede o una erede, state generando un mostro.

Le mammebane sono ovunque, anche in casa tua…

 

 

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le mammebane part. I

9 Ottobre 2013 Nessun commento

chi sono le mammebane?

Sono le madri integraliste; integraliste nel senso che ti sfracassano le palle, e si tormentano esse stesse, interrogandosi incessantemente sul loro ruolo di madri, di educatrici, di lavoratrici, di donne moderne eppure impegnate nella gestione della famiglia.

Hanno un profilo ben definito: cultura medio alta, età 30-40 anni, bell’aspetto, un lavoro mediamente retribuito, un passato semifrikkettone, e soprattutto una capacità di menarsi in tutto ciò che è vagamente newage applicata all’infanzia.

Si interessano quindi alle più svariate “minchiate” sin dal primo giorno senza mestruazioni presago della futura maternità: musica per donne gravide; utilizzo della palla di preparazione al parto (diametro 1mt e 1/2,  utilizzo nei 9 mesi, 1a volta e 1/2), acquisto corredo per il nascituro in cotone biologico prodotto nelle cooperative autogestite ed autofinanziate del bangladesh, (dopo aver appurato che in quella cooperativa tutta, ma proprio tutta la manodopera abbia diritto alla frutta fresca nel cestino del pranzo); interessamento mai celato alle più svariate tecniche di parto naturale, da quello in casa a quello in acqua passando per quello in piedi, prendendo in esame il parto sulla sedia, o quello lanciandosi da una vetta andina assistite dallo sciamano di un piccolo villaggio.

Arrivato il bambino è immancabile il tentativo di introdurre i pannolini lavabili, per salvare il pianeta dall’inquinamento,  (dicono). Sul punto guai a far notare che l’uso dei detti pannolini porterebbe il numero settimanale delle lavatrici a numeri a due cifre, con consumi e quindi inquinamento esorbitanti. Non fatelo notare, perchè voi siete solo donatori di seme fermi alla preistoria.

Capitolo cibo: io mangiavo cose a caso, c’erano forse meno timori legati all’inquinamento, ma manco tanto visto che il camioncino che portava le patate sotto casa nostra era alimentato a petrolio allo stato grezzo. Oggi le mammebane si riforniscono solo con i gas, (che non sono quelli che li porterebbero quanto meno a narcotizzarsi quando le fracassano troppo), ma i gruppi di acquisto, oppure presso mercatini biologici dove una banana può arrivare a costare una giornata di lavoro e dove la frutta deve essere, necessariamente, brutta altrimenti è indice che è stata trattata. A me più volte è sorto il dubbio che spesso, prima di venderle, ci passino sopra con un camioncino per renderle più “naturali”.

Il mondo delle mammebane è ancora assai ricco e vario e si autoalimenta grazie ad incontri con altre mammebane, magari in qualche mercatino, fuori gli asili e le scuole o magari in qualche sito internet…

C’è quella che propone la fascia portabebè: cifra sui 60 euro, utilizzo una volta ogni 20 gg per 6 mesi, quindi, facendo due conti, circa € 6,50  ad uscita, meno che chiedere ad una baby sitter di portarti il creaturo in braccio, ma è cotone della valle del gange, quindi va comprata, ASSOLUTAMENTE!

C’è quella che ha scoperto uno yogurt per bambini confezionato esclusivamente da ottuagenarie custodi della antica sapienza del dio Yomo.

C’è quella che propone quell’evento lì, proprio quello, dove tutte vanno con la tetta da fuori per sponsorizzare l’allattamento al seno, anche se ad allattare è il padre, nel qual caso ecco pronta una finta tetta in silicone. Mai contraddire quelle della lega allattamento, possono diventare pericolose e sparare missili dalle tette tipo Venus.

C’è quella che c’ha il blog, che è la più pericolosa, perchè fa proseliti, pontifica, passa il giorno a parlare alla radio per raccontare di come vive con 6 euro, o di come suo figlio o sua figlia non abbia mai visto un minuto di tv, ma sappia tutto delle ombre cinesi, anche se ormai non può aprire gli occhi quando c’è il sole.

Il suo blog è un susseguirsi di lamenti per la vita grama che conduce da quando è madre, per aver dovuto rinunciare ad una vita piena di interessi ed attività, viaggi, mondaneità, entusiasmi e gioie che uno poi si chiede: 1) a meno che il figlio non ti è “scappato”, chi cazzo ti ha obbligata? 2) Perchè i diari di quando eri single sono pieni di dolore, lamentele sull’inutilità della tua vita e depressione a volontà? 3) Vuò verè che tutt o burdell è perchè non riesci a farti una birra con le amiche? Accattat na cascett e birr e va cammin… (traduzione, se il problema è una serata con le amiche, bè, prenditi pure la tua ora di libertà e goditela).

La blogger mammebana, chiama altra blogger mammebana, si riproducono come i gremlins e hanno tutti mariti, compagni, fidanzati che a legger loro sono, nella scala evolutiva, a metà tra la merda secca e l’ameba; uomini che si trascinano da letto al lavoro, dal lavoro alla tv e poi di nuovo a letto.

To be continued…

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Ciao

3 Ottobre 2013 1 commento

Corrado non lo deve sapere, così è stato deciso.

Non deve sapere che quel bimbo fragile, di cristallo, che se ne stava immobile sulla sua sedia a rotelle, è morto 2 giorni fa.

Non lo deve sapere perchè lui aveva detto che mentre tutti gli altri compagni erano brutti, lui, il bambino fragile, era, insieme a Matilde, la sua Matilde,bello.

Ed un bambino di 3 anni deve avere l’illusione che ciò che è bello non finisca.

Mentre lo addormentavo oggi pomeriggio, ho pensato di propinargli al più banale delle metafore, quella delle ali. Gli ho parlato di un bimbo di cristallo, che ad un certo punto, senza dire niente a nessuno, stanco di essere di cristallo, prende e vola via. Corrado si è addormentato senza fare domande, senza capire di chi parlavo, mi ha solo chiesto cosa vedeva il bimbo ora che volava, ed io gliel’ho descritto, ed ho finito io stesso con il  crederci.

Vincenzo, ma non è il suo nome, vede tutto ciò che non ha potuto vivere in questi 9 anni. Nonostante il mio odio per la religione, in fondo io voglio crederci che c’è qualcosa dopo, anche solo per pochi, anche solo per Vincenzo. Mi basta a non star troppo male.

Un bambino non dovrebbe morire, un bambino non dovrebbe essere di cristallo, ma sporcarsi di fango e marmellata. Oggi sono in collera con tutti, con quel dio buono a nulla che trova sempre una giustificazione per le sue azioni o, più realisticamente, con me che cerco una giustificazione in un’azione attribuita ad un dio che forse manco esiste.

Vincenzo non ti avrei forse mai detto nulla, mi sarei ancora limitato a guardarti passare sulla tua sedia con la testa sconfitta ed il corpo fragile, ma oggi mi sento di dirti che sono disposto a rinunciare, se c’è poco posto, al mio posto in paradiso, per far spazio a te specificando però, a chi si occupa dell’assegnazione, che vuoi un posto in piedi, per bimbi forti, perchè di essere fragile e di star seduto, proprio non ne potevi più.

Ciao

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