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Archivio Maggio 2013

E’ che non è vero che non è mai tardi per cambiare

24 Maggio 2013 1 commento

a volte è tardi,

a volte hai già scelto amici che hanno bocche, ma non orecchie;

hai scelto lavori che hanno un pò di guadagno, ma nessuna passione;

hai scelto di diventare rigido, sempre più rigido, quasi di pietra, al punto che il vento, a volte davvero solo il vento, ti fa franare.

E hai voglia a dire “dipaniamo la matassa”, cosa cazzo vuoi dipanare?

Però tu sei quello al quale telefonano per chiedere informazioni e qualche consiglio, senza preoccuparsi del fatto che magari stai franando.

Maledetta e benedetta ironia (o forse e sarcasmo), che fa si che qualcosa in piedi resta sempre.

Però è come resistere, è come stare seduti sopra un vulcano, aspettando che erutti, e nel frattempo cuocendosi le emorroidi.

“ogni momento è buono per rivoluzionare completamente la propria vita”, non mi ricordo dove l’ho sentita sta frase, mi piace, mi è sempre piaciuta, ma non si diventa rivoluzionari, si nasce,  e se nasci Tabacci, non puoi pensare di rovesciare Batista…Mi spiego?

E così c’è poco da cambiare, sono piccoli aggiustamenti, piccoli esercizi di sopravvivenza: inizi a fare a meno del confronto di cui avresti bisogno, metti via la gente che ha messo via te, ti adatti, fai di necessità…Necessità.

Ma è giusto?

No che non è giusto.

Magari è la crisi di paternità, magari è quella di mezza età venuta in anticipo, o magari è puntuale se pensi che poi creperai a 70 anni…

E ogni tanto vorresti pure parlare con qualcuno, ma come lo trovi il tempo, lo spunto, lo spazio. Siamo tutti di corsa, tutti incapaci di guardare di lato…

Metafora migliore, per me, è quella che mi si presenta davanti agli occhi in tangenziale la mattina. Tutte le auto bloccate, tutte occupate da una persona, una sola. Una persona, una scatoletta, magari tutte al cellulare per cercare gli altri, altri che sono chiusi come loro, come me, in una scatoletta.

Tanti uni che si cercano, ma restando uno…

Chiaro anche stavolta?

E quindi, riassumendo, se dovevi cambiare, saresti già cambiato, staresti già cambiando, se sei fermo, è perchè è nella tua natura stare fermo.

Hai il dono dell’immobilità che se ci pensi, se ti sta per aggredire un pitone, magari torna utile…

Peccato che qui di pitoni non ci sia traccia…

Avvocato anno 2013

2 Maggio 2013 Nessun commento

Che io il mio lavoro non l’ho mai amato, nemmeno odiato però, diciamo che ci siamo rispettati, abbiamo fatto un patto: lui mi ha concesso di campare in maniera dignitosa, io gli ho dedicato il mio tempo e la mia attenzione.

Ora però quel patto si è rotto. Fare l’avvocato, (non essere, perchè Fromm ci ha costruito una carriera su distinzioni così), è di fatto diventato un limbo, un posto dove ti siedi ed aspetti, ed in genere arrivano solo “cacamentidicazzochemancopuoirifiutare” perchè a chiederti una mano è l’amico, il parente, il tipo con il quale hai fatto la 3 media, il cugino fraterno del vicino di casa…Insomma gente che non paga e, paradossalmente, per questo non rispetta nè te nè il tuo lavoro. E poichè manco tu chiedi un euro, è evidente che per primo tu non rispetti te e la qualità del tuo lavoro.

Non tutti fanno così sia chiaro, ma molti.

Bè ci vorrebbe un manifesto nella sala di attesa (spesso vuota) di ogni avvocato, qualcosa che dica:

“Se dal salumiere la bresaola la paghi;

se la revisione dello scooter la paghi,

se quando il dottore ti trasforma una zizza incavata in un modello Zizzacchione da spiaggia, paghi…

Allora, cortesemente, non rompere il cazzo a me se non hai un euro da darmi.

p.s. Restiamo amici.”

Non è questione di esser venali, è questione che un tempo era consentito aiutare perchè da altre parti qualcosa entrava, ora no, ora siamo qui a notificare le sentenze contro il Comune di Napoli che, per chi non è del settore, è un pò come sperare di vincere giocando alla roulette russa…Da solo…Tradotto: si raschia il barile.

Poi leggi da qualche parte del coglione che dice che se fai fatica a pagare la cassa forense, 3.800 di minimi all’anno, anche se guadagni zero, allora sei un fallito, uno che deve cambiare mestiere. Bè a lui ed alla schiera di coglioni che, nella maggioranza dei casi tra un tozzi tozzi inventato ed un buon aggancio politico, è riuscito a farsi la sua “carriera”, io dico: “caro Collega De Coglionazzis, io lavoro, forse non tratto grossi clienti, forse faccio tanti errori, ma lavoro. Mi sono pure abilitato come perito grafologo, ma se un lavoro da 3000 euro ti viene pagato 100, se i clienti sono convinti che tu sei ricco di famiglia e quindi non vogliono offenderti con una cospicua dazione di danaro, questo vuol dire essere falliti?”.

Caro De Coglionazzis, quante cose vorrei dirti ancora…

Fare l’avvocato nel 2013 significa dover cambiare il modello di procura alle liti ogni 30 giorni, perchè ogni volta c’è una cazzata nuova da aggiungere, significa scendere di casa e litigare in un posto peggio del mercato del pesce, significa avere l’ansia di aver scritto o non scritto un atto in scadenza, sempre. Significa dover spiegare al cliente che i 600 euro, non servono per le nike di tuo figlio, ma per una tangente che lo Stato chiede per rivolgersi alla “giustizia” e che di guadagno per te, non c’è nulla, anzi devi pagare il motorino, la benzina, il parcheggio, poi ti devi comprare la giacchetella, il cazunciello, la scarpetta che, anche se come me usi gli stessi panni da anni, prima o poi li devi cambiare e lì, nei negozi di abbigliamento, hanno la strana abitudine di farsi pagare, pure se sei il nipote del cugino, del figlio di secondo letto del compagno di banco del proprietario…Strani sti negozianti.

Poi c’è il capitolo Giudici. Berlusconi li ha resi inattaccabili. Più li criticava, più la sinistra li difendeva senza se e senza ma, ma soprattutto senza capire che va difesa l’idea di Giudice, ma va punito il coglione che spesso c’è dietro al giudice.

Potrei parlare ore dei Giudici, togati e non, che non vengono a lavorare, che arrivano con sistematico ritardo, che offendono, umiliano, ingnorano, fanno sfoggio di arroganza e presunzione, ma a che servirebbe?

Tanto quando il mondo “fuori” mi/ci vede con la giacchetta e la burzetella salutare un semi-sconosciuto dicendo cose del tipo “uè collega, quel fatto tutto ok? Poi ti chiamo”, pensa che siamo inseriti, rampanti, sull’onda, ed invece non lo sa che oggi, anno 2013 un avvocato vorrebbe lavorare alle poste, assettato come un re sopra una sedia girevole e pigiare due tasti, con la certezza, (forse), che almeno se guadagna una miseria, nessuno per questo lo bollerà come uno che ha sbagliato carriera o un fallito.

E non è la crisi che ha determinato tutto questo, la crisi è una conseguenza, non la causa.

La colpa è come sempre di chi ha guardato al particolare e non al bene collettivo, come se il bene collettivo non portasse, come immediata conseguenza un miglioramento anche individuale.

C’è tanta gente che ten a barc a mar e non paga nè cassa forense, nè Iva, nè nulla e lavora con la P.A. di turno, magari perchè appartenente alla sconfinata schiera dei parenti di un Pomicino o di un De Mita, e noi stiamo qui, a leggere della mediaconciliazione, dei contributi che aumentano e di tutte quelle belle cose che fanno pensare: “ma nun er meglio se mi ‘mparav falignam?”.

Cordiali saluti.

Avv. Federico Maria GUGLIELMI

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