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Archivio Novembre 2011

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29 Novembre 2011 5 commenti

In passato ricordo di aver parlato, qui o altrove, del caso Englaro, del disgustoso dibattito,cui anche io, in qualche misura, ho partecipato, tra favorevoli all’eutanasia e contrari, tra pro vita e pro morte, tra laici e cattolici, tra sti cazzi e chissene.

Tutte categorie assurde; assurde ed inesistenti cui si ricorre quando non si accetta che possa esistere davvero la tanta declamata libertà individuale.

E’ di oggi la notizia della morte di Lucio Magri, padre de “IL MANIFESTO”; confesso che della sua esistenza ho appreso proprio oggi che è finita, eppure il suo gesto merita un riflessione.

Spero di fare in tempo, spero di riuscire a completare queste mie poche righe prima che  parli una Binetti, una Bindi, o anche un Veronesi o un laico qualunque, per cui scriverò di getto, senza badare troppo a coerenza e grammatica.

Più che altro mi viene da pormi domande, più che altro abbozzerò risposte.

Quanto la nostra vita è nostra?

Quanto la nostra vita va rispettata?

Cosa significa rispettare la nostra vita?

La mia vita resta mia e solo mia sin tanto che non intreccio relazioni, affetti, amori, sin tanto che non mi affido e non permetto che altri si affidino a me. Mio figlio ad esempio, capirebbe un padre che per depressione, per un male, per debolezza, scegliesse di togliersi la vita, o anche solo di andar via?

Io stesso rispetterei la mia vita negandola al punto da porvi fine di fronte ad un male soggettivamente inteso come troppo grande?

Le risposte a me paiono scontate e mi portano a dire che sbaglierei, che sarei egoista, che sarei debole, vigliacco, stupido tutte categorie in cui, in alcun modo, voglio inserire questioni di Dio e di religione.

C’è però la terza domanda che mi spiazza, che mi lascia sospeso come su un filo tra due vette:

“che significa rispettare la propria vita?”

Siamo esseri egoisti che molto difficilmente, nei momenti chiave dell’ esistenza, riescono ad anteporre, in modo spontaneo ed autentico, e non per condizionamenti sociali, famigliari e religiosi, gli altri a noi stessi, per cui ciò che conta, nel rispondere a quest’ultima domanda, è solo ed esclusivamente ciò che noi vogliamo dalla vita e ciò che di essa riusciamo a tollerare.

Se un uomo nel centro dei suoi pensieri comprende di essere arrivato ad un punto di non ritorno, se per una qualunque ragione, condivisibile o meno, non si ritiene più in grado di andare avanti, di lottare, di sopportare, di sognare, di illludersi, di progettare, bè se arriva  a questo punto può qualcuno, uno Stato, una legge, un Dio barbuto o multibraccia impedirgli di scrivere la parola Fine?

A questa terza domanda, sia pure in apparente contraddizione con le prime risposte che mi sono dato io dico: “no, un uomo deve essere libero di vivere e morire come crede e quando crede”.

Lucio Magri, da quello che leggo uomo di alto profilo, ha compiuto una scelta meditata, a lungo acarezzata e coraggiosamente portata a termine, laddove il “coraggiosamente” non è nè un apprezzamento, nè un complimento, ma un dato di fatto.

Spero la lotta all’individualismo, al nostro connaturato egoismo venga portata avanti in altri campi che non siano quelli della determinazione, libera ed incoercibile di ogni attore, di ritirarsi dalla scena, quando lo spettacolo per trama o attori gli venga a noia.

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Solo è bello!

27 Novembre 2011 6 commenti

a me piace star solo, non è un torto per nessuno, nè una critica a chi mi circonda, mi piace e basta, perchè quando sto solo sono libero di essere quello che sono.

Non è una cosa che deriva dalla convivenza, dal fatto di avere un figlio, è sempre stato così.

Inizialmente questa cosa mi spiazzava, confondevo lo star solo con l’essere isolato dagli altri e così organizzavo uscite solo per dimostrare a me stesso che non ero solo, poi però il bisogno di star per fatti miei mi portava ad annullare tutto all’ultimo minuto.

E’ una brutta abitudine che ho ancora adesso, quella di organizzare e poi dar buca perchè preferisco star solo, anche se ora, star solo diventa sempre più difficile.

Così come è difficile spiegare a chi ti sta vicino che hai bisogno di aria, di spazio, di tempo, perchè, per quanto si possa essere comprensivi e intelligenti, si finisce con il leggere questi bisogni, come un tentativo di allontanare.

Ricordo che nel mio periodo Kerouac, mi colpì particolarmente un suo libro, “desolation Peak”, (http://it.wikipedia.org/wiki/Angeli_di_desolazione), in cui lo scrittore parlava del suo tentativo di vivere in pieno la sua solitudine facendo l’avvistatore di incendi per qualche mese, sopra un pizzo sperduto.

Questa cosa mi affascinava e mi affascina tutt’ora, perchè la solitudine è una cosa che spinge a cercarsi ed a trovarsi, ad alimentare la parte più vera e creativa di se stessi.

Io non sono mai stato un vero animale sociale, se mi guardo indietro tutte le mie scelte, dallo sport al lavoro, sono state  improntate da un forte individualismo. Critiche ce ne sarebbero da fare a pacchi, ma la situazione è questa ed allora non mi resta che accettarla.

Fossi solo vivrei allo stato brado, cosa opposta al maniaco dell’ordine che sono abitualmente vivendo in una famiglia; se fossi solo casa mia sarebbe un delirio di oggetti, foglietti, fotografie, appunti, panni, piatti e ne sarei soddisfattissimo, come in un’eterna adolescenza.

Credo che non aver mai vissuto in una casa tutta mia mi abbia privato di un momento di libertà enorme, così ogni tanto fingo di stare in un posto solo mio, chiudo gli occhi e vedo il mio casino creativo, e sto bene da morire, e so che non chiederò nulla a nessuno e nessuno chiederà nulla a me, non ci saranno tempi imposti, comportamenti opportuni da seguire, telefonate da fare e nessuno se la prenderà.

Mi piace star solo, e quindi?

E mi piace pure che i miei post vengano spesso ignorati, (non sempre), perchè così in questo posto mi sento lasciato in pace, anche se mi piace che gli altri avvertano la mia presenza, ma senza essere troppo invadenti, senza chiedermi troppo, senza, sostanzialmente, rompere i coglioni:)

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Se anche cappuccetto bianco impara a dire “ho sbagliato”…

21 Novembre 2011 2 commenti

Il nostro paese ama da sempre una favola in particolare, quella di “cappuccetto bianco”. Cappuccetto bianco è quell’omino che ogni domenica si affaccia dal  balcone di un immobile per il quale non paga una lira/euro di tasse e le spara un pò a caso.

Chiude la tenda, si girà verso i suoi amichetti e gli fa “e se atesso io dice che tutti i Chei devono sparire?” E gli altri: “si si, vediamo che fanno”, allora lui si affaccia e lo dice e la gente parte con gli “Osanna nell’alto dei ciel”. Poi chiude la tenda e dice agli amichetti vestiti di rosso: “e se atesso io dice che aids è punizione di Dio per aver ciocato troppo con pistolino?” E quelli alle sue spalle: “dai dai, dillo, dillo” e lui lo dice e partono i “papa boys” con “Papa please preach” .

Fino a quando è questo il giochino, i più avveduti riescono ancora a discernere, ma quando il nostro cappuccetto bianco e i suoi fratellini di chiesa cambiano strategia, allora ecco che le cose si complicano.

Me ne stavo bello bello steso sul divano di casa di mia cugina quando vedo uno spot per pubblicizzare l’opera dei sacerdoti, che diceva: “per uno che sbaglia, ce ne sono mille che…”. Diceva proprio “sbaglia” e si riferiva ad un sacerdote…”Mio Dio” ho esclamato, riferendomi però ad un Dio che non si preoccupa se in Italia governi Casini o Bersani, “questi non staranno mica imparanno le strategie di comunicazione più evolute?”.

Qualche giorno fa cappuccetto bianco aveva persino detto che lui è vicino ai malati di aids e poco importa che in passato abbia detto che l’aids è una punizione divina, che il preservativo va contro la volontà di dio, (questa volta il suo dio, quello che si preoccupa delle votazioni in camera e senato)..

Insomma, mi viene in mente che qualcuno lì in Vaticano si sia detto “o ragazzi qui c’è da fare un pò di marketing” ed ecco che la chiesa scopre la parola “sbaglio” perchè, questo è bene chiarirlo, un sacerdote non delinque, non infrange le regole, non va contro la legge degli uomini no, un sacerdote “sbaglia”, come quando vuoi mettere un canale in tv e per errore ne digiti un altro. Però il passo avanti è enorme.

Ci manca che cappuccetto bianco si metta a dire che i Gay sono persone normali, che le staminali sono il futuro, che ciascuno è libero di decidere come farsi curare o non curare…

Ma io sono fiducioso, attendo che domenica cappuccetto bianco si rivolgai ai suoi amichetti nascosti dietro le tende del suo balcone esentasse e faccia loro: “e se io gli dice che tonna che abortisce fa piangere forte forte piccolo Gesù pampino?”, e aspetto che poi esca e lo dica alle pecore, (mai animale fu più azzeccato), e le pecorelle tutte insieme gli rispondano Beeeeeeeeeeeeee, Beeeeeeeeeeeeeee

 

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Caro Spread ti scrivo…

15 Novembre 2011 10 commenti

Caro Spread,

sono 5 mesi ormai che hai rubato la scena a tutto e tutti, che ci tieni incollati alle tue oscillazioni, che fai trepidare chi ti conosceva già e chi ha imparato a conoscerti di recente, ma insomma caro Spread, cosa hai che non va?

Non è oggi che l’Italia è diventata un pantano, non è oggi che la nostra classe politica ha cominciato a dimostrare incapacità e menefreghismo, per non parlare di ingordigia, avidità e cronica disonestà.

Tu però, Spread, hai deciso di farti sentire proprio ora, perchè?

Lasciamo ai fini economisti i ragionamenti sulla credibilità del nostro paese, sull’emotività dei mercati e su tutti quei numeretti ed indici che occupano ormai stabilmente le pagine dei giornali ed i servizi dei Tg.

Io voglio parlarti da uomo a numero.

E ti dico che:

tu non esisti, tu dovresti essere una foto di qualcosa di reale e non qualcosa che crea la realtà.

C’è un qualcosa in questo sistema che mi sfugge, qualcosa che mi attraversa la testa senza che io riesca ad afferrarlo e metterlo a fuoco come si conviene; qualcosa che potrei chiamare il “fattore umano”.

Il “fattore umano” ti permtte di comprendere che la soluzione a tutto non può sempre e comunque aumentare i consumi perchè così si può aumentare la produzione e quindi il pil e quindi gli introiti fiscali, i risparmi, gli investimenti ecc ecc alimentando quel circolo pseudo virtuoso per il quale + guadagno= + risparmio= + investimento e Viva Viva l’ecnomica del consumo che aumenta il capitale all’infinito.

Non è così, non lo dico io che non capisco una mazza e non è questione nè di Marx nè di chissà quale mangiabambini a tradimento.

Cazzo, lo ha detto Feltri, Vittorio Feltri, quel giornalista brutto, con la faccia odiosa, con i denti marroni; si proprio lui…Ha detto che c’è qualcosa di malato se prima si produceva per consumare e oggi si deve consumare per produrre.

L’idea della crescita costante ed eterna è un tranello, perchè non può non prevedere, quello che nessuno ci dice, un punto di distruzione, che sia una guerra o una recessione da panico, la crescità richiede un punto in cui la scala si fa scivolo e ci fa ruzzolare tutti indietro…Per poter ricominciare da capo in questo gioco perverso in cui a perderci sono essermi umani, non numeri.

Bè caro Spread e cari indici tutti, il fattore umano è quello che dovrebbe spingerci a guardare le cose reale, il kg di pasta, il pezzo di pane, la tazzina di caffè e non il differenziale con i Bund o altri suoi cugini.

Non voglio romperti le scatole con lo sviluppo sostenibile, con il problema dell’equità sociale, con gli investimenti etici, mi piacerebbe solo che ogni tanto tu ed i tuoi amici vi basaste anche su questo e su altre cose che paiono fatte d’aria, ma aria non sono, ad esempio il coefficiente di felicità di un paese. Perchè un paese felice vive meglio, affronta meglio le difficoltà, genera fiducia e innovazione.

Meglio a cena  mangiar fagioli a casa di uno che ti fa ridere che champagne e caviale a casa di un depresso, o sbaglio?

Il fattore umano è la base di ogni ragionamento; la felicità, la soddisfazione, la fiducia nell’uomo, prima ancora che nei mercati e nella sua capacità di produrre, devono necessariamente diventare oggetto di studio per una nuova economia, altrimenti ci troveremo sempre, periodicamente, a ragionar di numeri come fossero segni del destino.

Caro Spread, personalmente mi stai mandando in rovina, però oggi scelgo di non regalarti anche la mia felicità, o quella parte che comunque riesco a tutelare, perchè tu sei un numero, ed io sono una persona e, come direbbe qualcuno: “io ho l’ X factor, è alto un metro e qualcosa ed ha gli occhi blu come il cielo”, tu no!

Perchè Berlusconi ha comunque vinto…

12 Novembre 2011 1 commento

Per lungo tempo sono stato alla finestra a guardare, a contare le perdite del mercato, a cercare i colpevoli di questo disastro, a immaginare e ipotizzare scenari futuri, poi oggi, il gran giorno, quello delle dimissioni di Berlusconi, mi sono trovato a pensare: “nonostante tutto ha vinto lui”.  Vorrei saper spiegare bene le ragioni, ma so da ora che sarò invece confuso e caotico, però ci provo…

Sarà capitato a molti di voi di fare una partita a calcio scegliendo i componenti delle squadre con lo storico metodo dei capitani che si alternano a scegliere i giocatori. E sarà capitato sempre a molti di dover dire, a metà partita, vabbè dai, tu prenditi Tizio e Caio ed io Sempronio e Mevio, altrimenti siamo squilibrati. La vittoria di una delle due squadre in questi casi era comunque viziata, se ne gioiva, ma non in pieno. E così la sconfitta di Berlusconi non è, non deve e non può essere una vittoria per qualcuno o qualcosa. Non è una vittoria per la democrazia perchè oggi ricorrere ad un governo tecnico, di emergenza nazionale, di responsabilità o chiametelo come volete è una manifestazione piena di antidemocrazia.

La democrazia esce sconfitta anche perchè ha permesso che venisse fuori un Berlusconi, ma ancor più perchè ha dovuto derogare a se stessa ed alle sue regole, pur di liberarsene.

Ne esce sconfitta la sinistra, incapace, pavida, poca in termini di idee e di uomini, ancora una volta spaventata dall’idea di dover realmente governare.

Ne usciamo sconfitti noi cittadini ai quali è stato tolto il diritto di voto, prima con una legge sciagurata e poi con un sotterfugio della politica che di fatto ci costringerà a subire un governo non scelto, appoggiato da un parlamento anch’esso non scelto…

Ne usciamo sconfitti sconfitti come uomini, perchè costretti a ragionare in termini di odio e di fanatismo e non di abilità o incapacità politica.

Ne usciamo sconfitti perchè per quanto un Berlusconi potrà farsi da parte, o esser messo alla porta, mille piccoli Berlusconini sono cresciuti all’ombra e sulle orme del suo “esempio”, a destra, quanto a sinistra.

E ne escono sconfitti quelli che in questo paese non paese ci hanno creduto e hanno lottato sia pure con idee e ideologie diverse, perchè Berlusconi ha spaccato tutta la società in due, come un coltello fa con la mela e senza che nessuno si preoccupasse di vedere quanto marcia fosse diventata la mela…

Non sarà Monti a riscattare l’Italia, non sarà Bersani e non sarà Alfano; non saranno i Di Pietro e i Renzi, non saranno i Letta e i Fini, non saranno i Casini e i Rutelli…Non lo so cosa o chi sarà, so che servirebbe ricominciare dalle basi, dalla scuola, dai professori delle medie, dai medici di base, dai capo ufficio, dai titolari di studio, dai datori di lavoro, dai Presidenti di Circoscrizione, per poi sperare che nei prossimi 20 anni possa venir fuori una classe, non di politici, o professionisti, o borghesi o quel che è, ma di uomini e donne, di lavoratori e lavoratrici che conoscano il rispetto e l’onesta prima degli indici di Borsa e dello spread.

Pazienza se il mio sarà qualunquismo, demagogia o utopia, resta il fatto che il cinismo e la rassegnazione nelle parole anche degli onesti del nostro tempo è la più grande sconfitta di tutti noi.

Ecco perchè ritengo che Berlusconi abbia comunque vinto, perchè ha incarnato esattamente lo spirito dei tempi ed ha, contestualmente, plasmato lo spirito dei tempi a sua immagine. Era ed è un uomo con una visione chiara e lucida dei suoi obiettivi, per raggiungere i quali ha calpestato tutto e tutti, inclusi quelli che confidavano in lui come ipotetico difensore degli interessi di una certa classe produttiva.

Ha vinto Berlusconi, perchè oggi che va a casa, non c’è nessuno che sappia prendere il suo posto, perchè è un vecchietto stanco e malandato che però resta l’unico in grado di scalzare se stesso.

Oggi non riesco ad essere felice e, se un pò lo sono, non ne vado fiero, perchè smetto di essere uomo e cittadino e mi trovo tifoso, stupido ultrà di una parvenza di democrazia.