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Archivio Maggio 2011

quell’irrefrenabile bisogno di alzare il pugno

30 Maggio 2011 2 commenti

PugnoChiuso1si lo so che De magistris non è un uomo di sinistra, lo so che comunismo, socialismo ecc sono vecchie categorie di pensiero e so anche che io, da borghese, un comunista vero non lo sono mai stato, però…Però oggi, di fronte ai primi risultati mi sono sentito un nodo in gola ed avevo Corrado in braccio che dormiva e l’ho stretto più forte ed ho avvertito forte, fortissimo, il bisogno di alzare il pugno al cielo.

Un pugno che non significava nè W Marx, nè W Lenin, nè tanto meno W la rivoluzione, ma rappresentava un bisogno di riscatto, di speranza, di esserci e di poter vedere una qualche luce fuori dal tunnel di merda che è questa città.

Non gioisco per De magistris, gioisco per tutti noi che in lui abbiamo convogliato una volontà di rivincita tanto nei confronti  del Pdl, quanto in quelli del Pd una rivincita, più in generale, nei confronti della “politcamorra”.

E così il mio nodo in gola ed il mio pugno alzato, nella penombra del salone di casa mia significano ben più di quello che qualche stupido vuol vedere ricorrendo a vecchie categoria di pensiero.

Insomma oggi è un buon giorno per me, per noi, ma è un inizio, si dovrebbe dar vita ad una partecipazione costante, basterebbe un’ora a settimana per fare la nostra parte, anche in termini di vigilanza e controllo su chi, come De magistris, ora deve dimostrare di essersi meritato il nostro impegno, la ns fiducia ed il ns entusiasmo.

Napoli non è solo Gigi D’Alessio, la munnezza e la camorra, (anche se queste cose ci sono e sono difficilissime da estirpare), ma è anche voglia di riscatto, che passa per chi oggi scrive entuasiasta su fb, per chi scende in strada per vedere che aria tira e per il mio pugno alzato, che potrà sembrare stupido e un pò adolescenziale, ma in tanto c’è e l’ha visto anche mio figlio e magari ne farà tesoro per il tempo che verrà…

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Amministrative 2011

17 Maggio 2011 6 commenti

de_magistris_manifesto_ritoccato--400x300Ero incerto se scrivere o no di questa tornata elettorale poi, come sempre mi accade, è stato un pensiero a farmi scattare l’esigenza di farlo: “come è difficile sognare a Napoli”.

E’ difficile perchè Napoli è una città bravissima ad illudere, ma ancor più brava a deludere; è una città che pare sempre satura e stanca di tutto lo schifo che la sommerge e per questo pronta a sollevarsi ed invece, chissà come, riesce sempre a sopportare ancora e di più.

E così De Magistris al ballottaggio, contro ogni previsione, contro ogni gioco di palazzo, mi pare un segno importante, anche se temo molto che possa trasformarsi nell’ennesimo sogno sfumato.

Non nutro simpatie per l’uomo, come non ne nutro per nulla nei confronti del suo “padre” politico, Tonino Di Pietro, ma era ed è tempo che il Pd, che per anni ha malgovernato ed ha minato alle radici la fiducia degli elettori di sinistra nell’idea stessa di sinistra, faccia i conti con la sua incapacità e con il fatto che i cittadini hanno scelto un Papa nero.

Del Pdl manco a parlarne,  erano e restano i soliti impresentabili, legati a doppio filo con l’imprenditoria criminale e camorristica di questo territorio; erano e restano i soliti arrivisti, affaristi, ingnoranti servi di un potere centrale che, anche di fronte alla sconfitta, inventa numeri e li reinterpreta a suo piacimento.

La sinistra ed il centro sinistra, sia chiaro, non hannov into a Napoli, tutt’altro.

Potrebbe però aver vinto il cittadino comune, quello che non vende per 25 euro il proprio voto,  che non fotografa la scheda in cabina per avere il biglietto dello stadio, che non si fa comprare la spesa dai galoppini di partito.

Potrebbe aver vinto, indipendentemente dal risultato dei ballottaggi, il napoletano che, nonostante tutto, nonostante il qualunquismo di chi lo accomuna ad una borghesia finto legalitaria, in fondo continua a crederci e non per idelismo, ma per puro, semplice, pragmatismo perchè così davvero non si può più andare avanti.

Sono le prime elezioni di mio figlio, le ha seguite dal suo tappetino di gomma nel soggiorno, toccando ogni tanto i tasti del suo mini pianoforte; li ha seguiti tra i miei “vafancul” di rabbia, tra il mio bisogno di sfogare frustrazione e commozione, li ha seguiti mentre continuavo a ripetermi “ti stai facendo fregare dal tuo idealismo, perchè questi sono tutti un’unica massa di fetenti”.

Ora non so qual è la verità, se mi trovo in piccolo di fronte ad un Obama pronto a deludere, o se ci sarà un sia pur minimo scatto di orgoglio, e comunque prima ancora di tutte queste considerazioni, non so come andrà al ballottaggio.

So che in ogni caso per governare Napoli si deve essere o dei grandi farabutti o dei grandi sognatori, e so anche che molto sognatori una volta che perdono gli ideali diventano i più grandi tra i farabutti.

Non mi resta che mettere il mio 12°, mi pare, timbro sulla scheda elettorale, per votare de magistris, per spingerlo dove da solo, senza noi tutti, non potrebbe mai arrivare, per poi vigilarlo come nostro primo dipendente, per controllarlo per evitare che deluda, per provarci, almeno questo…


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americans do it better

2 Maggio 2011 Nessun commento

sordi

c’è poco da fare, l’americano, inteso come statunitense, inteso come popolo che ritiene di essere detentore assoluto di verità, giustizia, libertè e democrazia, lo fa meglio…Cosa? Tutto.

E’ morto Osama bin Laden…Mi correggo, hanno ucciso Osama bin Laden…Così dicono.

La folla urlante davanti alla Casa Bianca; l’orgoglio con il quale il presidente Obama ha dato la notizia; il modo in cui un omicidio è stato elevato a gesto di giustizia e libertà, senza il minimo sforzo, peraltro tra gli applausi del popolo in delirio, dimostra che gli americani hanno una marcia in più.

Noi italiani, abbiamo già perso la nostra italianità, s-venduta al mito dell’occidentale in salsa americana, però ancora non riusciamo ad arrivare ai livelli degli Stati Uniti.

Lo dimostra il fatto che lì come qui, ci prendono per il culo, ci parlano di democrazia nel momento stesso in cui ce la negano, evocano la giustizia nel medesimo istante in cui la caplestano. Però lì c’è un bell’uomo di colore, che proprio con quel colore, che il nostro genio nazionale ha definito “abbronzato” ha illuso il mondo di poter vedere una nuova storia…Invece da noi, a vendirci fumo, (e manco quello buono), è un nano con il lifting.

Quando Berlusconi definì Obama il suo amico “abbronzato” commise una gaffe, o forse con un lampo di genio, riuscì a spiegare, con una battuta, il senso della politica americana, fatta di marketing, apparenza, dichiarazioni politically correct e azioni scorrette, ovviamente nascoste…

Gli Stati uniti bruciano l’immagine del nemico ucciso, senza interrogarsi su se stessa, riproducendo le stesse immagini che abbiamo visto nel mondo arabo, dove bruciano la bandiera stella e strisce;

gli stati uniti non fanno prigionieri, come non li fanno gli estremisti arabi, che siano salafiti, sauditi, incazziti o altro;

gli stati uniti cantano in coro per festeggiare un omicidio giusto (??), ed allo stesso tempo chiedono a Dio di benedire l’america che, se non fosse che Dio o non esiste, o se esiste se ne fotte delle nostre beghe, ci sarebbe da temere che si stia incazzando;

gli stati uniti agiscono specularmente ai propri nemici: invadono, uccidono, stuprano, complottano e poi dimenticano, riuscendo, chissà come, a presentarsi sempre vergini ad ogni appuntamento con la storia.

Ma vergini non sono e non sono nemmeno democratici, sono un paese in perenne guerra, giusta o sbagliata che sia.

E noi italiani arranchiamo, ci troviamo nel guado del vorrei ma non posso, con i nostri papi da beatificare e con i nostri “papi” da idolatrare.

In questa gara dello squallore, della vergogna e della perdita di ogni riferimento, gli americani sono migliori, anche dal punto di vista degli slogan. Scrivere, come hanno fatto su cartello Obama – Osama 1 -0, ha un fascino che noi, con i nostri “meno male che Silvio c’è” non riusciremmo mai a raggiungere.

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