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Archivio Aprile 2011

Scaricarsi

22 Aprile 2011 Nessun commento

1Scaricarsi è importante, specie di venerdì, bisogna far uscire tossine fisiche e mentali.

Ecco perchè oggi sono andato a correre, ecco perchè ora, qui, decido di buttare una serie di frasi a caso con il preciso intento di scaricarmi…

1) Napoli ed i napoletani, molti, troppi napoletani, sono indifendibili, incivili, strafottenti, arroganti, violenti, ignoranti…E non mi interessa se lo sono anche i mantovani, i torinesi ed i genovesi…

2) la questione rifiuti è roba da scendere di casa e passare per le armi quelli che ci hanno costretti non solo a vivere così, ma anche, in qualche modo ad abituarci.

3) non è pensabile pagare 3.200 euro all’anno di cassa forense.

4) Berlusconi dice di non essere mafioso, di non essere puttaniere, di non essere corruttore, di non essere evasore, quand’anche tutto questo fosse vero, mi basta per odiarlo, il fatto che non rispetta le persone, che ignora le mie/nostre difficoltà, al pari dei vari rappresentanti della nostra meravigliosa classe politica, ma con l’innegabile aggravante di avere davvero una faccia di cazzo.

5) Non è vero che non si augura la morte a nessuno, per alcuni di può fare e anche indicando le modalità:

a) Gasparri, Santanchè, La Russa inceneriti mentre una mucca scoreggia e qualcuno decidere di fare lo spiritoso;

accendendola;

b) Berlusconi, colpito a morte da Capezzone il quale, dopo un brutto incidente perde la memoria e si convince di essere un cittadino e non un servo;

c) Capezzone, ucciso a pugnalate dalla Gelmini che disperata per la morte del suo “padron-portafogli” gli lancia dietro il suo libro di fiabe;

d) epidemia che colpisce chi nella propria vita ha maneggiato troppo denaro e pazienza se ci vanno di mezzo gli innocenti.

6) Perchè andare a baia o bacoli il fine settimana si trasforma in un’agonia?

7) Sono stanco di vivere in 56 mq senza balconi e di far giocare mio figlio su un microtappetino in gomma.

8 ) La dieta è una cosa buona da una parte ma dall’altra, come si comprende dal tono delle mie parole, ti incattivisce;

9) Andare ad Ischia costa più che andare a Londra…

10) La chiesa…Ma con tante cosa da inventare, proprio al chiesa?

Ecco, il mio sfogo del venerdì è terminato, mi sento un pò meglio, non tanto, ma un poco si.

Dimenticavo, odio le seguenti categorie: vigili urbani, parcheggiatori abusivi, l.s.u., impiegati comunali, personale di Prenatal a piazza Bernini, cancellieri dei Tribunali, proprietari di Suv e auto che superano la decenza; donne che girano con il tir per accompagnare i figli a scuola e quelli che chiamano i cittadini “consumatori”

Cordialmente…

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il bisogno di eroi…

15 Aprile 2011 Nessun commento

arrigoni3E’ sempre difficile fare riflessioni razionali dopo eventi di così forte impatto emotivo come, in questo caso, la morte di Vittorio Arrigoni, però è la mia prima reazione: io razionalizzo!

Non conoscevo Arrigoni, non sapevo di cosa si occupava, so poco del perchè è morto e per mano di chi. So che è bastato un secondo perchè sui social network iniziasse l’infinito cordoglio di tutti; un cordoglio che pare sempre essere lì, ben nascosto, pronto a saltar fuori per creare un mito, un eroe, un “angelo” come dicono tanti.

Trovo così triste che ci sia tutto questo bisogno di eroi, di martiri, lo vedo come una testimonianza costante del nostro non -impegno. Ce ne stiamo così, spettatori ignari  di tutto, delegando a pochi, il peso, o per certi versi il privilegio di compiere grandi gesti.

Sia chiaro che non parlo di Arrigoni, perchè come detto non so cosa faceva e come lo faceva.

Mi sento però infastidito dai video con la bandiera rossa, con le immagini di questo ragazzo con Kefiah e pipa in stile un pò Sub comandante Marcos, perchè ne regalano un’immagine stereotipata, del ribelle che impavido si mette al servizio del bene contro il male, assoluto il primo ed assoluto anche il secondo.

Ne viene fuoni il ritratto di un uomo “troppo”, rispetto a noi comuni mortali: troppo coraggioso, troppo sensibile, troppo attivo, troppo intelligente…E questo in qualche modo fa credere, a torto, che attivarsi sia appannaggio di pochi eletti, e non di tutti noi che componiamo la massa.

Gli eroi, i martiri, i condottieri, sono importanti se indicano la strada alle masse, non se si fanno carico essi soli, (o meglio vengono costretti a farsene carico),  in virtù di un vero o presunto carisma, del peso delle imprese.

Sono bastate davvero poche ore, e sono spuntati fuori slogan pro palestina e contro israele, affermazioni di un assolutismo che forse vive solo nelle storie epiche, cui in qualche modo, vite come quella di Arrigoni vengono ricondotte non appena la tragedia le cancella.

Non è così per me, immagino questo ragazzo come un ragazzo normale, con paure e timori, che ha scelto la vita che ha scelto per aiutare gli altri, ma anche e soprattutto per rispondere ad un suo bisogno.

Non era un eroe, come non lo sono i soldati che muoiono al fronte, o i medici che operano in territori di guerra, sono uomini, come noi, come me, cui sarebbe un errore attribuire l’etichetta di “diversi e migliori”.

Solo guardando a noi stessi come esseri in grado di fare cose altrettanti importanti, si può rendere onore al loro impegno.

Il suo “restiamo umani” io lo leggo così, come un monito a non dimenticare che in quanto uomini siamo tutti potenzialmente in grado di agire e fare e non solo di stare alla finestra a versare una lacrima.

Se poi il bisogno è solo quello di sventolare una bandiera per 10 secondi e di far partire un paio di slogan di un tempo andato, allora non c’è problema, basta un pò di cordoglio e di commozione a comando e poi domani, sarà già un giorno buono per dimenticare.

E questi parlano dei cazzi loro…

12 Aprile 2011 1 commento

repubbaffitto 840 euro al mese per 56 mq di casa;

telefono, enel, gas, acqua…Sky (superfluo, ma c’è)

assicurazioni e bollo per auto e motorino

pannolini, bodyini, cremine, pappine…

medici, farmaci, analisi, esami

cibo, acqua…

e poi il tempo libero, passato senza fare grandissime cose, ma comunque costa, perchè ormai anche l’aria ci fanno pagare…

Un lavoro in cui vieni trattato male, non vieni valorizzato, non ti parlano, non ti pagano, ti promettono cose a caso, solo per il gusto di non mantenere e tu vorresti solo guadagnare la tua libertà, salutare con educazione e prendere un’altra strada, con la voglia di dire tante cose, ma con la maturità giusta per capire che è inutile incazzarsi con chi non capirebbe…

Però ti devi stare, devi tornare a casa che ti senti una merda, devi guardare in tasca e assicurarti che ci sia sempre qualche euro, perchè in questo paese di merda, la normalità è un lusso e anche cambiare lavoro, senza la pretesa di arricchirsi, è chiedere troppo.

Questi però e con” questi” mi riferisco ai buffoni in parlamento, parlano dei cazzi, anzi degli stracazzi loro, della giustizia…ma se non c’è giustizia nella società, come si può pretendere di averla nei Tribunali????

E poi ci riempono di cazzate, accorciano la prescrizione non per garantire giustizia in tempi rapidi, ma per chiudere i processi. La cosa è diversa. E’ un pò come pretendere che un centometrista che corre i 100 metri in 10 secondi, li corra in 8 perchè altrimenti arrivato ad 8 e 1 centesimo, viene squalificato.

Che pensano che abbreviando la prescrizione tutti si sentiranno con il pepe al culo e faranno le corse…?

E cmq anche stasera torno a casa triste, avvilito, abituato a sentirmi sconfitto, consapevole di aver fatto il mio lavoro, ma senza nè un grazie, nè tanto meno la prospettiva di un riconoscimento economico.

Continuo a ripetermi che la mia libertà vale di più dei 4 pidocchi che mi rassicurano ogni mese, però è dura, davvero dura, specie quando la sfiducia ti arriva nelle ossa, quando vedi che in parlamento siede tipo una “Carlucci” che in un mondo ideale dovrebbe presentare le feste di piazza, ed invece si occupa del mio futuro, un futuro che sa tanto di passato…

Sarà pure difficile essere genitori, ma anche esser figli non è facile…

7 Aprile 2011 2 commenti

paEro incerto oggi se scrivere del mio incontro di ieri con una rete civica che si è attivata per le comunali a Napoli, o della turbolenta mattinata con mio padre…Dal titolo i più scaltri avranno capito che ho optato per il secondo argomento.

Stamane mi sono offerto di accompagnare mio padre a fare una tac…Mi sveglio presto, anzi prestissimo, con Corrado trasportato nel letto da Serena per la poppatina dell’alba il quale, subito dopo aver mangiato, ha iniziato con lo show mattutino fatto di “mammammammammamma – dadadadadada” con urla e pugni di accompagnamento.

Mi sono preparato e poi funicolare e 4 passi per raggiungere casa dei miei, subito dopo in auto per raggiungere il laboratorio dalle parti della stazione centrale.

In 20 minuti sono riuscito a farmi un “appicciccata” con mio padre di quelle da manuale. La sostanza è che lui, perfetto esempio di vittima, di fronte ad ogni malanno o acciacco si cela dietro un “non voglio andare in mano ai medici, non mi dovete rompere, lasciatemi morire”. Ha iniziato a 40 con un crociato rotto che non si volle operare, rinunciando alla sua passione per calcio, tennis e sport in generale e continua oggi di fronte ai malanni dei suoi 70 anni.

Al 4° “Voi non dovete…” ho sbottato sfanculandolo alla grande, dicendogli le peggio cose ed accingendomi a lasciarlo in macchina in mezzo al traffico per tornarmene a casa…

Poi mi sono mantenuto, forse la rassegnazione, forse la pena, forse il fatto di scontrarsi da troppo tempo con un muro, con una persona che ho amato ed amo, ma nel quale non riesco a riconoscermi.

Non è facile essere figli, non è facile essere il figlio di mio padre, soprattutto ora, di fronte a malattie piccole o grandi. A volte mi verrebbe da chiudermi, non rispondere più al telefono e fottermene, ma il ricordo di quando di sabato mattina ce ne andavamo in giro, lui ed io, mano nella mano per Napoli, il ricordo delle corse nell’androne del palazzo durante le quali mi dava l’impressione di poter vincere, salvo poi superarmi alla fine, lasciando intatto il mio ideale di padre forte, i miei ricordi…Mi fanno tornare sui miei passi, ricacciando dentro la rabbia, trasformandola magari in gastrite, ma riuscendo ogni volta, chissà come, a tenedere nuovamente una mano, sperando che la sua stupidità non gli impedisca di afferrarla.

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I popoli che alla fine, se ci pensi, sono fatti tutti di persone…

1 Aprile 2011 1 commento

immigrati-italiani-2Oggi me la sono chiamata di “semifesta”, con Corradissimo me ne sono andato in giro e mentre tornavo a casa ad un certo punto ho visto due tipi, “aria un pò losca” , ho pensato…Poi il mio cervello ha elaborato i dati, erano due africani.

Sia chiaro, laddove per qualcuno fosse necessario, che il termine “africano” ha per me un’accezione solo di provenienza geografica ed è deprimente doverlo chiarire, ma di questi tempi…

Diceva Moretti: “le parole sono importanti, chi parla male, pensa male”, io aggiungerei che “ingentilire” le parole, non ingentilisce chi le pronuncia, nè aiuta chi da quelle parole e con quelle parole viene definito.

Trovo quindi ridicolo che con il tempo gli uomini e le donne immigrati qui dall’africa, siano stati prima chiamati africani, poi Marocchini, (come se l’immensa Africa contenesse solo il Marocco), poi ancora extracomunitari, clandestini, illegali e oggi, secondo una sinistra molto attenta alle parole, migranti…

Uomini e donne no? No, perchè li renderebbe troppo uguali a noi, ed invece in maniera consapevole o meno, le nostre parole devono comunque creare una suddivisione tra noi e loro, come se quei “loro” non fossimo anche noi di uno ieri, o di un domani…

In ogni caso quando ho visto quei due uomini, la prima reazione è stata di pensare: “fammi stare attento”, quando poi ho esaminato il mio pensiero mi sono reso conto: a) della mia pochezza; b) di come questa pochezza sia stata e sia, quotidianamente alimentata da un’informazione e da un’opinione pubblica tutta presa a sottolineare sempre, sia quando invita alla solidarietà, sia quando si lascia andare a discriminazione, una differenza.

Se con lo stesso martellamento mediatico si spiegasse la cultura di questi popoli, le tradizioni, le ragioni delle difficoltà economiche in cui versano i loro paesi, le nostre colpe; se spiegassero come il nostro sistema da sempre si poggia sullo sfruttamento di quelli che ora allontaniamo come una brutta malattia, se facessero capire che era ovvio, che è ovvio, che prima o poi queste popolazioni ci portassero il conto e anche con gli interessi.

La domanda che fanno è semplice: “perchè per anni ci siete arricchiti sulla nostra povertà ed ora che vogliamo partecipare anche noi alla festa ci dite che non siamo invitati?”.

Questa domanda viene posta in un paese, mai come ora, non solo cieco e sordo, ma anche stupido, ottuso, pigro, indolente e vigliacco.

Sbagliato sarebbe anche ragionare per slogan, appellarsi ad una solidarietà di facciata priva di programmazione e di organizzazione, l’integrazione dei popoli e la migrazione degli stessi è un dato di fatto, una questione che va affrontata con la stessa attenzione ed urgenza con la quale si studia la questione energetica, o le questioni militari, senza ricorrere sempre a vecchie, inutili posizioni di parte.

Ma l’impressione è che l’italiano medio non sia in grado di porsi la questione in termini diversi dal pro o contro, e questo è indice di un degrado intellettuale fortissimo.

Mi chiedo se e come ci sarà quel famoso scatto di orgoglio che gli storici sostengono il popolo italiano abbia sempre avuto dopo i periodi più bui e mi chiedo pure, se questo moto di orgoglio necessiterà della forza.

La violenza va condannata a prescindere, lo dicono tutti, ma anche qui c’è un’ipocrisia di fondo, ma sempre bene il ricorso alla violenza quando c’è da proteggere un pozzo di petrolio, o un gasdotto, ma non va bene quando è la gente a voler proteggere qualcosa, magari anche di più importante, come il diritto ad una società giusta e più sana.

A volte ho come l’impressione che ci siano tante cellule dormienti, in attesa solo di una sveglia che suoni, io spero che non accada mai, perchè, come dicono tutti, lo ribadisco, la violenza è un errore e se ricorriamo alla violenza diventiamo più simili ai nostri nemici, che agli uomini liberi cui vorremo assomigliare, però….

Bisognerebbe cominciare con il chiamare le cose con il proprio nome, sarebbe un primo passo per trovare le soluzioni.


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