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Archivio Agosto 2010

Terapia viaggio…

25 Agosto 2010 3 commenti

Come spesso accade i ragionamenti sulle cose si fanno quando queste cose sono, per qualche ragione, venute a mancare. Diciamo che vale anche e forse di più per le persone, ma in questa sede non c’entra quindi lasciamo perdere…

Quest’estate come ho già detto in precedenza niente viaggio, solo Ischia, per lo più in casa, per rispettare i tempi e le necessità di Corrado, gran quantità di appiccichi con Serena e problemini di salute vari…

E’ da tanto che l’estate non mi vede andar via lontano, alla ricerca di visi e atmosfere diverse e, anche solo per questo, migliori.

Il viaggio era ed è per me qualcosa di terapeutico, senza mi sentirei e mi sento perso, mi sento come un’auto che andata a riserva non ha fatto benzina e appresta ad affrontare una nuova strada, per giunta in salita, la strada dell’inverno.

Ecco, con il viaggio io mi ricarico sia nel viverlo, sia nel ricordarlo, nel ripercorrerlo con la memoria, magari riguardando qualche foto…Non è semplice voglia di lamentarsi, (quella ce l’ho di default), bensì un bisogno di capire come fare a riprendersi una cosa tanto importante e, se vogliamo, vitale per la mia, come dire? Sanità mentale…

Mi sento proprio di fottere qui, su quest’isola che avrà pure mille cose belle, ma che è troppo simile a casa ed io a casa, non mi sento a casa…Chiaro no?

Tra una settimana o giù di lì riprendere il solito tram tram, le ansie, le liti, le scadenze e senza il ricordo di qualcosa di vero, di genuino, come un viaggio, corro il rischio di pensare che la vita, la vera vita, sia quella invernale…

Sia chiaro, non penso che tutto si concentri nell’estate, anche d’inverno e nelle altre stagioni si vivono momenti belli, intensi, degni di essere vissuti, l’estate ha un senso in più solo perché è l’unico periodo in cui posso evadere per un mese da una normalità che mi sta stretta, forse perché non mi ci sono saputo adattare.

In questo periodo si fa un gran parlare di downshift, mi pare si scriva così, quella “scelta-tendenza” fatta da chi decide di non lavorare più, di campare con quel poco o tanto che ha messo da parte, facendo delle rinunce anche importanti, specie in termini di consumi, ma in fondo riprendendosi, o almeno provandoci, il tempo per vivere e fare cose più serie che non accumulare cose e danari che poi magari non si avrà il tempo di spendere.

Ci penso ma so che non ne sarei capace, non ora, forse a 50 anni, ma sempre se sarò stato in grado di mettere da parte qualcosa per non stare con le pacche nell’acqua, anche perché il passo tra uomo libero dal lavoro e barbone, può essere assai sottile.

Comunque tempo l’autunno che verrà, le scorte di emozioni e colori sono esaurite e non so come affronterò il lavoro…

Vi prego di non dirmi, anche se lo pensate che ho vissuto una cosa più grande e importante: la nascita di mio figlio, perché lo so che è superiore a tutto, ma come ho detto nel posto di qualche giorno fa è anche fonte di tante nuove preoccupazioni.

E si, lo so che sono sul negativo andante, ma sarà pure un mio diritto dirlo in questa merda di blog?????

Mi manca l’India, mi manca il Perù, mi mancano gli aeroporti, lo zaino, il passaporto con un nuovo visto, mi mancano i tassisti dell’altro capo del mondo, mi manca la strada nuova sotto i piedi vecchi…

Sono cose che torneranno, lo so, le farò tornare…

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Benvenuto

23 Agosto 2010 1 commento

Thailandia, Messico, Nepal, Peru’, Bolivia, India…Poi un figlio, poi Corrado, Ischia, le cose, quelle piccole, più delle grandi, che sono già cambiate: prendere l’auto, attendere che finisca la poppata, passare le notti sveglio ad attendere che si plachi un pianto,  rimanere fermo, immobile per ore, solo perché il piccolo si è addormentato sulla mia pancia…

E poi nemmeno mi rendo conto di cosa sta succedendo, di cosa è già accaduto, di quanto sia mutato il quadro, di quanto il concetto di libertà sia cambiato e di come stia ora a me, capire se si è irrimediabilmente ristretto, o se si è solo trasformato.

“Cambia tutto”, dicono, ed in effetti l’impressione è che sia proprio così. Cambia il rapporto  con gli altri per i quali diventi il padre di tuo figlio, prima ancora che un individuo; cambia il rapporto con la tua compagna, moglie, fidanzata o quello che è che si trasforma in una latteria ambulante dalle forme molto poco interessanti, e ti ritrovi a guardare le 20enni sognando mondi lontani, stile “l’ultimo bacio“; cambia il modo in cui guardi al tempo, alle distanze, ai soldi, ai sogni, alle tue paure, ai tuoi disagi. Ti ritrovi con strani sensi di colpa legati ad ogni tuo difetto, come se la paternità ti obbligasse ad una perfezione che però sai di non possedere, e che non possiederai mai. E tutto questo solo perché vorresti essere il migliore degli esempi.

La realtà però ti schiaffeggia non appena il “ chiappariello” viene al mondo.

A me è capitato così, Corrado è stato messo in terapia intensiva, ci hanno fatto temere il peggio ed io mi sono scontrato subito con la paura, l’ansia, l’egoismo, lo smarrimento, la rabbia, tutti sentimenti e sensazioni  che ben conoscevo, ma non legati all’essere padre. E’ stato un po’ come vedere il mondo, lo stesso mondo nel quale ti sei sempre mosso,  con occhiali nuovi, o forse occhi nuovi…

Non è bello è non è brutto diventare padre, non mi sento di ridurre tutto ad un’affermazione valutativa di questo tipo, sarebbe troppo limitante e semplice e forse anche un po’ ipocrita.

Mi viene in mente il messaggio che più mi ha fatto riflettere tra quelli ricevuti, diceva pressappoco così: “ora è tempo di non cercare più riferimenti fuori di te, ora sei tu che devi diventare un punto di riferimento”.

Ecco, da affermazioni di questo tipo nascono le mille paure. Io un punto di riferimento per qualcuno? Per qualcuno che poi non potrà scegliersi un altro padre, o un altro riferimento, almeno non subito…Che immensa responsabilità, che senso di inadeguatezza.

Ora più che mai sono in collera con la mia collera, sono debole di fronte alle mie debolezze, sono triste a causa della mia tristezza, smarrito dentro il mio senso di smarrimento. Ora più che mai mi scontro con i miei limiti, con la mia inconcludenza, con le mie scelte sbagliate, con la mia latente infelicità, con le mie paure di sempre, anche di cose piccole. Ora più che mai mi sento solo.

Mi sono sempre immaginato padre; padre presente, pieno di parole e consigli saggi, attento e pieno di forze per sostenere mio figlio, ed invece ora, dopo soli 24 giorni mi trovo fragile, spaurito, titubante, insicuro, pieno di domande che forse non dovrei nemmeno pormi.

Guardo Corrado nella culla emi viene da dirgli “cazzo sei stato proprio sfortunato a trovarti un padre che non sa amare come si deve, che sogna sempre mondi alternativi, che prima di dormire si domanda un giorno si e l’altro pure, come sarebbe andare via e girare il mondo e poi al mattino fa fatica ad affrontare una fila in Tribunale”.

Mi verrebbe da dirgli che mi dispiace che sia proprio io suo padre, vorrei chiedergli scusa per gli errori che commetterò…

Mi sento inadeguato, tutta la sicurezza che avevo prima è sparita in un attimo, non ce n’è più traccia.

E lontani mi sembrano pure gli amici, i famigliari, le persone che in qualche modo abitavano la mia vita di prima.

Non sono il primo e non sarò l’ultimo a diventare genitore, ma per chi come me è da sempre abituato a interrogarsi anche sulle fasi lunari, questo non può che essere un passaggio complicato.

Che Federico ero? Che Federico sono? Che Federico sarò? Riuscirò a coltivarmi per dare di più, a cercare nuova musica, nuovi stimoli, a curare vecchie passioni, a crearne di nuove? O mi “siederò” come fanno in tanti, preoccupato solo di donare benessere materiale, trascurando tutto il resto, e facendo correre il tempo, senza viverlo?

Non ero pronto, non lo sono nemmeno ora, non lo sarei stato mai, ecco perché in fondo credo che Corrado sia arrivato al momento giusto, proprio al centro delle mie confusioni, nella metà esatta del cammino tra il ragazzino che ero e l’uomo che sarò.

La radio passa “My way” di Frank Sinatra, spero di poter vivere anche io tante cose, così da donarle a mio figlio, sotto forma di esperienze condivise, o di racconti, non importa, ciò che conta è che anche io trovi un “mio modo”, una “mia via” per amarlo, seguirlo, stargli vicino e fare meno errori possibili.

Ischia non è un buon posto dove fare questi pensieri, è per me un luogo troppo piatto, troppo uguale a se stesso, troppo noioso, tutti difetti che temo possano colpirmi, se già non l’hanno fatto.

Benvenuto Corrado il tenero, tuo padre e le sue mille paure, sono qui per te.

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Scevvolì

3 Agosto 2010 8 commenti

“Scevvolì” è un termine inventato da mio cognato ed è l’unica parola che in questo momento riesco ad associare a mio figlio.

Già, mio figlio….E’ nato il 30 luglio, dopo un travaglio brevissimo, con un parto semplice e rapido cui ho assistito con emozione.

Sarebbe stato tutto perfetto se una simpatica pediatra non ci avesse terrorizzato dicendoci che il bambino sarebbe stato spostato in terapia intensiva per un problema di respirazione.

Le notizie si sono succedute in modo concitato e noi siamo passati dal paradiso all’inferno in poche ore…Anzi pochi minuti.

Poi le cose piano piano si sono messe a posto, Corrado è stato spostato in subintensiva, dove si trova tutt’ora e, se tutti gli accertamenti ancora a farsi andranno bene, potrà venire a casa giovedì.

Dicevo dello “scevvolì”, che cosa significa?

“Scevvolì” è un modo di essere, è un’unità di misura della tenerezza, delle dolcezza, della morbidezza dei bambini e, se penso a Corrado, non posso non pensare che in lui lo scevvolì è grande, anzi come direbbe il maestro Yoda “grande è lo scevvolì in te, mio giovane Corrado”.

Non riesco davvero a dire niente di sensato, ho solo il bisogno, fisico direi, di accostarmi al viso di Corrado e di respirare il suo respiro, di baciare il suo viso, di dare dolcezza e amore ad ogni angolo del suo cuore e del suo corpo.

E’ un amore così improvviso e così grande che lascia senza forze, come se tutte le energie fossero concentrate in un’unica direzione, ma non devo compiere l’errore di trascurare la mia compagna, la donna che con forza, presenza, sicurezza e amore ha portato avanti questa gravidanza e questo parto e  che ora, ha già iniziato a crescere il suo piccolo principe.

Ora ho solo voglia di sentirmi dire che è tutto ok, che è tutto passato, che Corrado è pronto per tornare a casa, per crescere, per imparare a sorridere, a ridere, a giocare, a parlare, a sognare…

Non so che genitore sarò, ho paura a pensare a quando saremo lui ed io da soli, ma so che è mio figlio, lo sento nel profondo del mio cuore, in un luogo che non conoscevo nemmeno, forse perchè chiuso a chiave, in attesa di essere aperto da questo piccolo principe dello “scevvolì”.

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